Resoconto semiserio di un viaggio a Cuba. 2 – le curiosità

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Giuliano mi ha detto che gli spagnoli per Cuba hanno fatto solamente due cose buone: il rum e le mulatte. Sul rum niente da dire: mi ha consigliato di lasciar perdere l’Havana Club che si trova ovunque (anche alla Conad sotto casa mia, in effetti), indirizzandomi piuttosto sul Santiago, decisamente migliore degli altri (in particolare quello scuro, ovviamente più è invecchiato, meglio è). Sulle mulatte, ma dire in generale sulle donne cubane invece ci sarebbe molto da dire. Dov’erano quelle belle? Forse le avevano nascoste, oppure si erano mascherate, senza dubbio si erano leggermente (!) appesantite. Che poi, mangiando quasi esclusivamente riso, fagioli e pollo, ma come fanno ad ingrassare? Eppure vi assicuro che più dell’80 delle donne cubane è sovrappeso. E a parte qualche eccezione (decisamente notevole), lo standard di bellezza che abbia qui da noi, non collima esattamente con quello esistente lì.

Essendo praticamente tutti impiegati statali, il vero guadagno per chi svolge un’attività, sono le mance. Oddio, anche da noi ci sono. Ma lì sono una cosa esagerata! Se volete andare a Cuba sappiate che qualsiasi cosa vorrete fare ci sarà qualcuno che vi chiederà la mancia. Più puntuale di un esattore svizzero, più petulante di un testimone di Geova, il cubano sa che quella è la sua fonte di sostentamento primaria. E non mancherà modo di farvelo notare.

Le strade e in particolare l’autopistas sono una vera e propria attrazione. Dalle biciclette ai camion di qualsiasi fattura, dalle macchine assemblate in maniera insolita ai carretti trainati da animali, dai sidecar alle motociclette, potete incontrare qualsiasi mezzo di locomozione, in qualsiasi direzione, spesso anche contromano rispetto alla quella di marcia. Senza tralasciare la folla di gente che aspetta chissà chi, attraversa le corsie, chiede un passaggio con l’autostop. L’autostrada è un luogo conviviale, neanche fosse la piazza del paese. Un’esperienza talmente paradossale, a cui è difficile credere anche quando sei lì. La vedi e pensi, no dai, non è possibile!

Come vi dicevo internet quasi non c’è, la tv ha tre canali, cinema ne abbiamo visti pochi. Che fanno i cubani, a parte ballare la salsa, fumare il sigaro e bere Rum…….? Esatto! Fanno quello e quello hanno in testa! Del resto il nostro autista Semir è nonno a 35 anni e Giuliano, dall’alto dei suoi 4 matrimoni collezionati nei primi 33 anni di vita, appena rotto il ghiaccio, mi ha subito chiesto “hombre, te gusta la papaya?” che comprensibilmente non era il frutto tropicale. A parlare con lui sembrava di essere in una commedia italiana degli anni 50, perché è una vera miniera di barzellette sulle suocere, storie di corna, avventure amorose. Sapete quelle storielle con cui passavamo i pomeriggi della nostra adolescenza? Ecco, lì non gli passa mai. Ma sapete che vi dico? Beati loro! Beata la loro spensieratezza e la loro gioia di vivere!

C’è un però. C’è sempre un però. Un elemento che in chiusura devo sottolineare come un vero e proprio peso oscuro che grava sulla popolazione cubana e che angustia le loro giornate, che rovina ogni festa, che si insinua nell’intimità del desco familiare e nel luogo dove più di ogni altro si consumano i momenti conviviali. Come chi è stato già a Cuba avrà certamente capito sto parlando del cumino. Questa cazzo di spezia la mettono ovunque! In ogni piatto, in ogni pietanza, nel pollo, nel riso, nei fagioli (non è che ci sia poi molto altro eh!): non devi chiederti se ci sarà o no, ma solamente quanta ce ne sarà, quanto avvelenerà quello che stai mangiando con quel suo sapore di ascella sudata. Il cumino è stat l’unica vera nota stonata di questa vacanza.

Sì, ma dopo tanto chiacchierare, cosa hai visto di Cuba, si chiederanno i miei fedeli lettori? Per questo però dovete aspettare domani la terza ed ultima puntata di questi appunti di viaggio!

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