Ma San Valentino è una santo semplice?

Può essere ingenuo e spensierato come una canzone degli Abba o nervoso ed elettrico come un pezzo dei Pearl Jam.

Può crescere con i dubbi o morire di certezze.

C’è chi per seguirlo è disposto a lasciare tutto e trasferirsi all’estero e chi invece in attesa di quello vero, non si accontenta del primo che capita.

Qualcuno l’aveva trovato e poi l’ha perso, qualcun altro è disposto ad aspettarlo tutta una vita.

A volte è duro come un pugno allo stomaco, a volte lieve come una carezza.

C’è chi l’ha trovato e se ne sta beato in paradiso e c’è chi non ha paura di seguirlo all’inferno.

Fa svoltare le giornate storte e colora quelle grigie .

A volte ti fa ridere come un film di Stanlio & Ollio, a volte ti fa piangere come una cipolla rossa.

Qualcuno non ci dorme la notte e qualcun altro ci si metta a dieta.

Può essere ironico o sarcastico, tagliente o graffiante.

C’è chi scende a compromessi, chi è disposto a mentire, chi fa finta di non vedere e chi lo difende fino alla fine. C’è chi per lui si mette dalla parte del torto.

Ti può far coprire di ridicolo o mandarti al manicomio.

Per lui si fanno grandi imprese, ma anche grandi cazzate.

Poi accendi la radio

L’amore è una cosa semplice…………

A Tizià….

In grande amicizia

Ma vattene affanculo va!

La ragazza con il fiore nei capelli

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Mi ricordavo il profumo, perché stranamente è lo stesso. Il profumo, ma anche il profilo. La voce no, mi sembra di no, ma confusa com’è fra i rumori di trent’anni di vita, forse non posso ricordarla. E del resto ci scrivemmo più di quanto riuscimmo a parlarci. Quando la incontrai la prima volta, con quel fiore nei capelli, con quel sorriso impaurito o forse semplicemente interrogativo non riuscii a dire nulla, solo a balbettare un saluto, formale come la stretta di mano, in mezzo alle risa e alle voci di tutta l’altra gente. L’inizio improbabile di una storia impossibile, l’indiana e l’inglese, l’invasore e l’oppresso. Ma quando incrociai i suoi occhi neri i ruoli della storia si erano già invertiti ed io ero la vittima e lei la conquistatrice.

Conquistatrice del mio cuore, che da quel giorno non ha fatto altro che cercare di andare allo stesso ritmo del suo. Quante volte abbiamo cercato di vederci, sfiorandoci, perdendoci e poi ogni volte ritrovandoci. Amore diverso, amore nascosto, baci rubati, carezze segrete, negli orari più strani, facendo finta di incontrarsi per sbaglio, fingendo di sembrare estrenee di fronte al mondo.

Mondo nemico, che non poteva capirci perché non voleva accettarci. Ma che potevamo fare? La vita a volte ci sfugge di mano, come se qualcun altro ne prendesse le redini e la conducesse per sentieri diversi dai nostri. Continuammo il nostro dialogo a distanza , lettere, biglietti, fogli azzurrini con i nostri sogni, le promesse, le domande senza risposte, per immaginare insieme il futuro. Un futuro che purtroppo ora è passato, perduto, irrimediabilmente in fuga.

Fuga come unica soluzione. Ma per fuggire a volte ci vuole molto coraggio. Più di quanto ne ebbe lei, per venire a quell’appuntamento clandestino alla stazione di Bombay. Per fuggire insieme e lasciare il passato e i suoi pregiudizi alle spalle. Il 24 settembre 1890. Lei non c’era e da quel giorno scomparve come nel nulla. Ho pensato che si fosse scordata di me. L’ho maledetta 1000 volte e altrettante l’ho perdonata. Alla fine mi sono arresa, ho pensato che mi avesse allontanato semplicemente per smettere di soffrire. Se avessi saputo la verità! Se solo avessi capito, forse ora la mia vita non sarebbe stata così vuota. Vuota di cose, piena solo di rimpianti.

Rimpianti per quello che poteva essere e non è stato. Ma anche per quello che è stato, senza che io sapessi, senza che potessi in qualche modo essere presente, per viverlo insieme a lei. Fino a questa lettera. La grafia è diversa, ma la carta è la stessa, l’appuntamento anche, alla stazione di Bombay. Trent’anni dopo una donna con un fiore nei capelli mi stava aspettando. All’inizio ho pensato che fosse riuscita ad ingannare il tempo o che forse la mia memoria fosse più forte dei miei occhi: quel fiore nei capelli, quel profilo, quel sorriso interrogativo e quel volto conosciuto, illuminato però da altri occhi. I tuoi, gli occhi di sua figlia. Solo allora ho capito.

Ho capito tua madre, il coraggio della sua fuga, per difendermi da lei e da tutto quello che poteva voler dire fuggire con lei, rinnegare la mia gente e il mio passato, il mio sesso. Ma anche per difenderti da me e da quest’amore sbagliato che ci aveva unite contro tutto e contro tutti. Mi hai detto che morendo ti ha chiesto di cercarmi, di cercare l’unico amore impossibile della sua vita, forse per scusarsi, forse per farmi capire. Per farmi capire che forse in un’altra vita, nel paradiso dei cristiani o degli indù, ci sarà un posto per noi ed un futuro diverso anche per gli amori impossibili come il nostro.

E riconobbi il tuo sguardo in quello di una passante, ma pure avendoti qui ti sentirei distante. Cosa può significare sentirsi piccolo, quando sei il più grande sogno il più grande incubo. Siamo figli di mondi diversi una sola memoria, che cancella e disegna distratta la stessa storia (T. Ferro)