Lisbona è una città complicata. Lucio Dalla cantava “poi Milan e Benfica, Milano che fatica…“, ma in realtà anche la città del Benfica di fatica te ne fa fare molta, con tutte le sue salite e discese. Una città con una storia importante, ma con una grande cesura che di fatto l’ha quasi completamente cancellata: il 1 novembre 1755 il contemporanea scatenarsi di un terremoto, un incendio e un maremoto la rasero quasi completamente al suolo, uccidendo circa un terzo degli abitanti (circa 90 mila dicono le cronache dell’epoca). Riuscire a venir fuori da una catastrofe del genere non è una cosa da poco. Quasi trecento anni dopo ancora rimangono degli echi della tragedia che ha inevitabilmente segnato la città.
Noi siamo arrivati in mattinata e prima di pranzo abbiamo fatto un giro a Belem, il quartiere che si affaccia sul Tejo, il fiume (che sembra un mare!) che bagna la città. Qui si trova la famosa Torre di avvistamento risalente al 1500 (una delle poche cose rimasta in piedi dalla succitata catastrofe) ed il Monastero dos Jerónimos, fondato nel 1501 per celebrare la scoperta delle rotte per le Indie da parte di Vasco da Gama; tra l’altro ospita anche la tomba del famoso navigatore, che insieme a Cristiano Ronaldo è la vera superstar della città.




Poco lontano il monumento dei migranti, opera più recente perché costruita a metà del 900 dal regime di Salazar.




Belem è un po’ come Ostia per noi romani, anche se pure il resto della città si sviluppa lungo il fiume, che però lì ha un’ampiezza tale che sembra davvero di affacciarsi sull’oceano. Come a Siviglia, il nostro giro inizia con un’altra visita gratuita, sempre prenotata dalla già citata piattaforma Civitatis, con Rachele, una simpaticissima guida italiana che ci ha portato a zonzo per le vie del Barrio Alto e poi del Chiado, due dei quartieri più caratteristici a ridosso (o meglio sopra) il centro della movida cittadina.


La specifica “sopra” è assolutamente azzeccata, perché Lisbona (un’altra delle città fondate su 7 colli) è come detto, tutta un sali e scendi, discese ardite e poi le risalite, con poche eccezioni. Al Barrio Alto abbiamo visitato il Convento do Carmo, una Chiesa rimasta indietro nel tempo, come fosse un’istantanea della tragedia che trecento anni dopo ci riporta nel momento esatto in cui si scatenò il terremoto.


Stessa impressione nella cosiddetta Chiesa maledetta, che si trova vicino a Piazza Rossio, uno dei punti centrali di Lisbona, da dove parte la Rua Agusta (per continuare il paragone con Roma, diciamo la nostra Via del Corso), che si conclude poi nell’Arco Monumentale che dà accesso a Praca de Comercio, un’altra piazza enorme che si affaccia sul fiume Tejo.


Tornando alla Chiesa maledetta (in realtà Chiesa di santo Domingo), è un’altra struttura lasciata volutamente così come la ridusse il terremoto (hanno solo rifatto il tetto), ma soprattutto l’incendio che ne derivò. Un po’ inquietante, però con un fascino notevole. E’ famosa anche perché lì iniziò un’altra pagina nera della città, il pogrom contro gli ebrei accusati di essere i colpevoli della diffusione della peste che stava flagellando la città: la folla inferocita e aizzata da due frati domenicani in pochi giorni uccise oltre 4000 persone. Solo l’intervento del Re, che fece poi giustiziare i due frati, mise fine al massacro.


Il giorno dopo invece abbiamo seguito una nuova visita guidata per il quartiere di Alfama, raggiungibile dal mitico tram 28 (l’unico capace di arrampicarsi per i suoi stretti vicoli, tutti rigorosamente in salita…o in discesa!). E’ un quartiere molto caratteristico, popolare di origine, ora riqualificato e direi radical chic (continundo con gli arditi paralleli romani, direi il pigneto o la garbatella). Da girare a piedi, ammirando soprattutto le piastrelle caratteristiche con cui vengono abbellite le abitazioni.



Qui si trova la Catedrale de Sè (che poi ho saputo essere semplicemente l’abbreviazione di sede Episcopale). Un edificio rimasto in piedi nonostante il terremoto, costruito e ricostruito con vari stili su una precedente moschea, inizialmente era di fatto più un bastione di difesa che una Chiesa vera e propria. C’è la possibilità di salire ed ammirare un bel panorama della città.


Sempre ad Alfama ci sono degli splendidi affacci sul Tejo, in particolare il Miradouro das Portad do Soul e il Miradouro de Santa Luzia che è situato poco più avanti (scendendo verso la Cattedrale).


L’ultimo giorno prima della partenza siamo stati alla Chiesa di São Vincente fuori le mura, distante dalle altre attrazioni della città, ma particolare e da visitare per la presenza di bellissime azulejos e tombe dei re, nel convento, attiguo alla chiesa.



Nel pomeriggio, prima di lasciare la macchina in aeroporto, un ultimo salto a Belem per acquistare i famosi Pasteis de Belem: vi assicuro che vale assolutamente la pena affrontare la lunga fila per entrare nell’omonima pasticceria perché sono squisiti!


Con un giorno in più saremmo potuti andare a Sintra, una cittadina nelle vicinanze con diversi palazzi da visitare, ma il tempo a disposizione era terminato e vederla di corsa non ne sarebbe valsa la pena. E poi almeno abbiamo un motivo in più per tornare! Così, salutiamo gli amici portoghesi con un arrivederci a presto!

