La forza dell’abitudine

L’abitudine è un abito. Un vestito su misura che ci cuciamo addosso. Le spalle, le maniche, il giro vita, il cavallo, la lunghezza delle gambe. L’abitudine ci calza a pennello, comoda ed elegante a seconda delle necessità. Nostra, soprattutto.

L’abitudine è come una vecchia canzone che conosci a memoria. Ti ritrovi a canticchiarla quando non hai altri pensieri. Ha accompagnato le tue giornate, l’hai sentita quando eri giù e quando eri felice. Magari per un po’ ti era passata di mente, ma in realtà era sempre lì, in un angolino della mente, perché lei fa parte di te, della tua storia.

L’abitudine ha dalla sua, la forza del già vissuto. Non ti sorprenderà, ma sai che su di lei puoi contare. E’ affidabile come un vecchio amico di infanzia. E’ rassicurante, anche se a volte può diventare scontata. Capita allora che si voglia uscire fuori, per vedere se c’è un fuori. E dopo la prima sensazione di disorientamento, scopri che ne puoi anche fare a meno. Che per quanto comoda, magari ti accorgi che appartiene al passato, ma non più al tuo presente, né tanto meno al tuo futuro.

E allora l’abitudine potremmo dire che è come una cabina del telefono. Esistono ancora? Funzionano? Ma soprattutto, interessano ancora a qualcuno? Eppure quanta storia, quanto tempo, emozioni, ansie, incazzature, gioie che abbiamo passato lì dentro. Semplicemente un giorno ti accorgi che non servono più.

(per lo spunto finale ringrazio gli amici blogger Rideafa e a Ammennicoli)