Partiamo dai leccaculo. Una razza molto diffusa, che infesta ogni ambiente, in ogni età. Dalla scuola elementare, fino all’ospizio, dallo sport al lavoro: la ruffianeria (perché leccaculagine suona male) mira ad ingraziarsi i potenti o comunque quelli da cui si spera di ricevere poi un qualcosa. Captatio benevolentiae la chiamavano i latini, perché, appunto, è un atteggiamento vecchio come il mondo.
Il guaio è che spesso gli adulati sono gran tromboni, che si esaltano nelle lusinghe, si sentono appagati dalle attenzioni e dai complimenti altrui, anche quando sono palesemente falsi o sfacciatamente strumentali.
Pur disprezzando dal profondo sia l’uno, sia l’altro bisogna dire che sono entrambi atteggiamento comprensibili. Basati sulla falsità, sul bieco do ut des, ma comunque con una loro logica.
Quello che proprio non capisco invece è lo stupore dei potenti caduti in disgrazia, che si meravigliano del vuoto che si crea intorno a loro. Cominciano a imprecare contro l’ingratitudine altrui, contro il destino cinico e baro. Cadendo dalle stelle alle stalle il Re si accorge di essere solo, perché tutti i leccaculi si sono dileguati. Ma che c’è da meravigliarsi? Sul serio pensavi di essere simpatico? Credevi davvero che le tue barzellette fossero divertenti? Pensavi veramente che ti apprezzassero? Davvero credevi che ti volessero bene?
Ed è in quei momenti che tu che non facevi parte della sua corte di nani e ballerine, di puttane e lacché. Tu che non lo hai mai omaggiato, che non gli hai mai dato, né mai chiesto niente. Proprio tu provi un moto dell’anima. Chiamarla simpatia sarebbe sbagliato. Compassione forse è troppo. Il trombone trombato ti ispira tenerezza. Un po’ come un criceto bagnato. Il Re è morto, lunga vita al Re.
anche se dargli il resto tirandogli una legnata non sarebbe male.