I parchi dell’Arizona: Grand Canyon, Foresta Pietrificata e Monument Valley / 2

La cosa più seccante di questo viaggio, l’unico vero inconveniente sono stati i ritardi aerei: sia il Roma NY che il NY Phoenix ci hanno fatto perdere più di sei ore! Così, dopo una lunga attesa siamo arrivati in Arizona in tarda serata. Il tempo di familiarizzare con un macchinone gigantesco e via a dormire in albergo. Dopo il gran caldo sofferto a NY dovendo girare per deserti e praterie temevamo un po’ le temperature che invece ci hanno piacevolmente stupito: una leggere pioggerellina ci ha fatto compagnia nel tratto che da Phoenix ci ha portato verso la mitica Mother Road, la Route 66, che con i suoi 3000 chilometri collega Chicago a Los Angeles. Prima di arrivare al Grand Canyon quindi ci siamo tuffati nelle atmosfere del mito americano, alla scoperta del west lungo questa celeberrima strada, visitando un paio di cittadine caratteristiche: Seligman e Williams.

Una delle idee iniziali per questo viaggio era proprio quella di percorrere tutta la Route 66. Si può fare, con qualche difficoltà perché in alcuni punti è quasi nascosta e in altri è stata soppiantata da alcune Interstate (diciamo, le nostre autostrade): avevo fatto un itinerario, con le varie tappe che coprivano i 18 giorni di viaggio attraverso i 3000 chilometri che la compongono, però alla fine ho desistito. Sarebbe stato bello, ma probabilmente vale la pena farla se si hanno più giorni a disposizione, altrimenti rischi di stare sempre in macchina. Al termine del viaggio abbiamo fatto più del doppio dei chilometri, ma spesso utilizzando le Interstate, che comunque hanno dei limiti velocità quasi accettabili (in media 110 km ora), mentre nelle strade normali non si va a più di 80.

Visitare il Grand Canyon si può fare in molti modi, a seconda del tempo che si ha e della voglia di scarpinare: noi arrivando la sera prima, avevamo poi un giorno e mezzo a disposizione. Diciamo subito che in teoria ci sono tre lati da cui si può visitare: il lato sud, che è quello più famoso, il più comodo ed il più attrezzato, il lato nord, più selvaggio e meno accessibile e poi recentemente sono stati aperti degli affacci su cosiddetto lato ovest, anche questo abbastanza scomodo da raggiungere. Come quasi la totalità dei visitatori quindi ci siamo concentrati sul South Rim.

L’entrata di tutti i grandi parchi è a pagamento, sempre intorno ai 30 dollari a macchina. Era un’informazione che non avevo raccolto prima di partire, altrimenti avrei fatto senza dubbio la tessera da 80 dollari che ti permette di entrare in tutti i parchi nazionali degli States (tranne la Monument Valley che si trova all’interno della riserva ed è gestita esclusivamente dai Navajo). In ogni caso, il biglietto di entrata è valido per una settimana, quindi ti permette di visitare il Parco con comodità. Rispetto a come ce lo ricordavamo 25 anni fa è molto cambiato: non certo nei panorami mozzafiato, ma nelle strutture di accoglienza. Oltre alla possibilità di girare con la propria macchina ora c’è un comodissimo servizio navetta, che ti porta in tutti gli affacci più importanti con una frequenza da fare invidia alla metropolitana di Roma: durante le ore diurne ogni quarto d’ora i pullman delle navette ti portano da un punto all’altro come fossero appunto stazioni della metro. I vari affacci sono raggiungibili anche a piedi, lungo un sentiero per la maggior parte dei tratti anche asfaltato.

Certo, la cosa più bella sarebbe scendere da uno dei diversi sentieri che si avventurano all’interno del Canyon ed arrivano al fondo valle, lungo il corso del fiume Colorado che nei millenni ha scavato le rocce formando questo scenario da sogno. Per percorrerlo tutto fino al fiume ci voglio tra le 10 e le 12 ore, ma arrivati ad un certo punto ci sono dei rifugi che – prenotando per tempo – danno la possibilità di dormire gratuitamente, per poter quindi risalire il giorno successivo. Ovviamente sono sentieri impegnativi, che non avevamo né il tempo, né la voglia di percorrere:  ci siamo limitati a scendere per un tratto, così per farci un’idea e toglierci anche questa curiosità.

Se ci si limita al percorso lungo il Rim, una giornata e mezza sono sufficienti. Il primo giorno abbiamo utilizzato la nostra macchina, per percorrere i 40 chilometri di affacci che vanno dal campo base alla Torre indiana (ricostruita negli anni 30 del secolo scorso). Nella mattinata del secondo giorno invece, con le navette (in questo tratto la circolazione dei veicoli privati è interdetta nei mesi estivi) abbiamo visitato la parte ad ovest del campo base, fino all’ultimo affaccio, Hermits Rest.

Lo spettacolo è davvero incredibile. Ci si scopre piccoli e quasi inermi di fronte a questo scenario imponente dove la natura sembra aver voluto dare sfoggio della sua maestosità.

Lasciato il Grand Canyon ci siamo diretti ad Holbrook, un’altra caratteristica cittadina lungo la Route 66. Da qui il giorno dopo abbiamo visitato il secondo parco, la Petriefed Forest and Painted Desert. Tutt’altro scenario rispetto a quello dei giorni precedenti: qui lasciati alle spalle i boschi del Grand Canyon e l’immensa prateria che costeggia la Ruote, ci troviamo proprio in mezzo al deserto, un deserto “dipinto”, grazie alle diverse stratificazioni rocciose che lo compongono, ma sempre deserto!

Nella parte conclusiva del parco poi si trovano tutta una serie di alberi letteralmente pietrificati. Il rapido quanto radicale mutamento climatico avvenuto qualche milione di anni fa ha determinato questo stranissimo fenomeno.

Una mattinata è sufficiente per compiere in macchina l’intero tragitto all’interno del Parco, compresa anche qualche breve passeggiata per vedere alcuni punti caratteristici. Nel pomeriggio abbiamo ripreso un po’ di fiato e di forze, girando per i negozietti di Holbrook, nuovamente dedicati alla Mother Road!

Il giorno successivo ci aspettava il terzo parco dell’Arizona, quello reso celebre da tanti film western, la Monument Valley. Come dicevo ci troviamo all’interno della riserva anzi della nazione indiana dei Navajo, la più grande degli Stati Uniti, anche se gran parte desertica. Anche questa l’avevamo visitata allora, ma qui le cose rispetto al Grand Canyon non sono cambiate più di tanto. Il percorso possibile è su per giù sempre lo stesso, attraverso una pista non asfaltata che corre lungo tutta la valle, incorniciata da queste strutture rocciose davvero bellissime.

Già che ci sono, due parole voglio spenderle anche per gli altri due parchi dell’Arizona che vedemmo venticinque anni fa. Stavolta non ci siamo stati perché abbiamo preferito vedere posti in cui non eravamo stati, ma doveste pianificare un viaggio lì, avendo un altro paio di giorni a disposizione, ve lo consiglio. Si tratta del Canyon de Chelly, un bellissimo Canyon molto più piccolo, in cui è possibile scendere ed attraversare con la propria macchina e il Glen Canyon, che sarebbe la parte alta del Grand Canyon, dove una gigantesca diga ha bloccato le acque del Colorado creando Lake Powell, un grande lago visitabile con dei barconi che risalgono il fiume fino al famoso Raimbow Bridge, un gigantesco arco di pietra, che sembra appunto un arcobaleno. Due scenari molto particolari, differenti dagli altri, che vale la pena visitare. Lasciata la Monument Valley si trova il punto esatto in cui il mitico Forrest Gump decide di smettere di correre. Inutile dire che ora è una meta imperdibile per una foto e dopo tanto girare, anche io ero “un po’ stanchino!”

Come dicevo purtroppo i giorni a disposizione non erano sufficienti per vedere tutto (ed altro ancora ci sarebbe!) e per noi era tempo di lasciare l’Arizona e dirigersi verso nord, per visitare i parchi dello Utah!

20 thoughts on “I parchi dell’Arizona: Grand Canyon, Foresta Pietrificata e Monument Valley / 2

  1. Tempo tempo tempo! Maledizione! Non è mai abbastanza. Io la Route 66 l’ho fatta alla Easy Rider a cavallo di una Harley Davidson. Ma erano altri tempi.
    .

  2. Historic Seligman Sundries… diciamolo, un tantino kitsch però è l’America è così, sono dei ragazzoni chiassosi e un po’ eccessivi ma tutto sommato simpatici.

  3. Riconfermo il commento nell’altro articolo, non ci andrò mai e ti ringrazio perché, attraverso i tuoi racconti e le splendide foto, mi sembra di esserci stata

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