Viva Las Vegas! / 4

Las Vegas sembra uscita fuori dalla mente fantasiosa di un disegnatore di fumetti. Non mi sarei stupito se mi avessero detto che in realtà era nata come set di un film di Walt Disney! Di fatto, più che una città, è un gigantesco Luna Park con attrazioni ad ogni angolo della strada. E non a caso ho usato il singolare, perché in realtà la città è solo una strada “The Strip” lunga una decina di chilometri, con molte traverse che però di fatto non portano da nessuna parte. Tutto si svolge lì, lungo questa interminabile giostra, dove hanno riprodotto le più grandi opere architettoniche del mondo: dal Colosseo, alla Sfinge egizia, la Torre Eiffel o il campanile di San Marco.

Arrivando verso l’ora di pranzo, abbiamo deciso di dedicare il pomeriggio allo shopping, facendo un giro al North Premium Outlet, un grande centro commerciale dove i prezzi dei prodotti delle marche statunitensi, si trovano a prezzi inimmaginabili: magliette Lacoste o borse Michael Kors a meno di un quarto di quanto si trovino altrove. Una cuccagna per la parte femminile della nostra comitiva. Una specie di disgrazia per noi maschietti che non riuscivamo più a trascinarle via!

Nel tardo pomeriggio ho accompagnato il figliolo ad una meta per me sconosciuta, ma non per lui che si guarda queste trasmissioni strane che danno su Sky. Una di queste si chiama Gold & Silver Pawn – Affari di famiglia ed è girata proprio qui, in un negozio di pegni in cui si trovano grandi pezzi di antiquariato, stranezze e paccottaglie varie insieme a veri e propri cimeli: armi della guerra di secessione, piuttosto che oggetti appartenuti a quella o quell’altra star. Cinfesso che non l’avevo mai sentito nominare prima, ma mai avrei creduto di trovare una vera e proprio folla che visitava il negozio e fotografava l’insegna fuori neanche fosse un monumento famoso!

La sera poi abbiamo percorso un bel tratto della Strip, visitando qualche Casinò e quindi buttando qualche dollaro nelle famose slot machine. Che rispetto a quanto mi ricordavo hanno perso molto del loro fascino: non c’è più la famosa leva che faceva muovere il meccanismo del gioco, né ci sono più i gettoni. Tutto elettronico, tutto molto più silenzioso, ma anche molto meno “poetico”! Lo sono sempre state, ma adesso ancor più, possiamo dire che sono solamente macchinette mangia soldi. La cosa più bella sono i giochi d’acqua organizzati nella piscina del Bellagio, anche questa una perfetta ricostruzione di quello del Lago di Como.

Ogni quarto d’ora le fontane si scatenavano al ritmo di musica, ogni volta diversa: dall’immancabile Elvis al sempre azzeccato Glenn Miller, bisogna dire che è forse l’unica cosa veramente bella e non pacchiana. A parte questo il lusso degli alberghi-casino e le luci sfavillanti delle varie attrazioni fanno da stridente contraltare con tutto il resto: basta voltare un angolo, girare per le traverse che ti allontanano da questa enorme giostra e ti trovi davanti ubriachi o tossici buttati per strada, abbandonati a se stessi come da noi neanche un cane randagio. La presenza massiccia delle forze dell’ordine attutisce solo un poco il disagio e la sensazione di insicurezza che si prova, ma purtroppo questa è l’altra faccia della luna, che a Los Angeles avremo poi modo di vedere in tutta la sua drammaticità.

Ed è proprio quella la meta verso la quale ci dirigiamo il giorno dopo, per terminare il nostro lungo viaggio sulle spiagge della California!

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