Los Angeles: the End of Trial / 5

Los Angeles l’avevamo scelta principalmente perché era la tappa più semplice per rientrare in Italia. Nel viaggio di 25 anni fa eravamo stati a San Francisco, rimanendo lì per una decina di giorni ospiti di parenti, ora quindi avevamo qualche curiosità per la città degli angeli ed i suoi miti cinematografici. Diciamo subito che ci ha deluso molto. Dopo le grandi bellezze dei parchi e le follie di Las Vegas avevamo pensato di riposarci un paio di giorni nelle spiagge dell’oceano e quindi avevamo preso un appartamento alla famosa Venice Beach. E mal ce ne incolse! Purtroppo ingannati da qualche commento evidentemente pilotato siamo finiti in un posto assurdo, sporco, decadente, lontano parente rispetto a quello presentato nelle foto. Lezione da imparare e tenere a mente: le recensioni vanno lette tutte e soprattutto vanno valutate! Infatti fra i diversi giudizi positivi (tutti americani) ce ne era anche qualcuno molto negativo (guarda caso francesi e spagnoli). Morale della favola, nonostante avessimo già pagato l’intero importo, abbiamo deciso di andare via, scegliendo un albergo in un’altra zona.

Infatti, oltre ad essere una catapecchia la casa che avevamo scelto, siamo rimasti inorriditi anche dalla località. Speriamo che la nostra Venezia non si riduca mai come la sua omonima americana! Evitate di andarci e se proprio volete dargli un’occhiata vi consiglierei di farlo di giorno. Il ché non vi impedirà di vedere tossici e sbandati buttati per le strade, ma forse vi eviterà qualche guaio peggiore!

In effetti, come capita anche ad altre grandi città, ma in particolare in questo caso, parlare di Los Angeles è davvero un’astrazione. Basti pensare che la sua estensione geografica è pari alla regione Lazio: in realtà sono tante città messe insieme, l’una totalmente differente dall’altra, attraversate da strade gigantesche sempre, costantemente piene di un traffico senza regole se non quello del limite di velocità. Per il resto in quelle 5 o 6 corsie ognuno fa quel che vuole, superando sulla destra oppure uscendo o cambiando direzione senza mettere frecce. Il traffico è la metafora di come vivono gli americani: ognuno fa quel che vuole, (apparentemente) nessuno controlla, il più forte va avanti, gli altri rimangono indietro. In questo Los Angeles con i suoi eccessi e le sue contraddizioni è assolutamente esemplificativa. Puoi trovare le magnifiche ville di Beverly Hill ed insieme lo squallore più assoluto di Venice. Ma anche nella stessa Hollywood Boulevard, accanto o direttamente sopra le famose stelle delle star, incontri dei relitti umani abbandonati a se stessi come fossero rifiuti.

Personalmente sono sempre stato antiproibizionista. Ritengo che la legalizzazione delle droghe sarebbe un colpo mortale per le mafie di qualsiasi latitudine e non cambio opinione. Però girando per Las Vegas e ancor più a Los Angeles capisci che in ogni caso qualsiasi legalizzazione non dovrebbe mai significare un libero smercio senza regole. Quello che ho visto lì, la quantità di larve umane ad ogni angolo delle strade non può non farti riflettere. Ma passiamo alla descrizione di questi ultimi due giorni di viaggio.

Come detto il primo giorno, arrivati verso l’ora di pranzo, l’abbiamo perso per trovare una sistemazione migliore di quella già prenotata, poi in serata abbiamo fatto un giro a Manhattan Beach, altra località di mare, meno famosa, ma decisamente più frequentabile. Il giorno dopo ci siamo diretti al Griffith Observatory, uno dei punti migliori per vedere dall’alto la città e per ammirare la famosa scritta Hollywood che la contraddistingue.

Nel pomeriggio poi ci siamo spostati prima in Hollywood Boulevard, la già citata via delle stelle del cinema e poi a Rodeo Drive, la famosa via della moda di Beverly Hill.

In serata poi ci siamo spostati nuovamente al mare, stavolta a Santa Monica dove termina la Route 66.

Il giorno dopo, avendo il volo in tarda serata, abbiamo continuato il giro della città. In mattinata abbiamo visto Downtown, girando un po’ fra i grattaceli (niente a che vedere con New York) e alcune cose caratteristiche, come la biblioteca in stile tempio egizio, famosa per essere stata set di Ghostbuster.

Nel pomeriggio abbiamo fatto un tuffo in Messico, visitando il caratteristico El Pueblo, un mercatino etnico molto simpatico e poi ci siamo spostati nella famosa Melrose Avenue con i suoi caratteristici murales.

Voi direte, tutto qui? Ebbene sì! Certo, poi si potrebbero visitare gli Studios di Hollywood o andare a Disneyland, il primo parco a tema di questo genere, altrimenti  mi dicono molto bello anche il Getty Museum, il museo di arte contemporanea, ma al di là di questo, la – o meglio – le città che compongono Los Angeles non offrono molto altro. E così, 18 giorni e 6300 chilometri dopo, abbiamo lasciato la nostra macchinona al parcheggio della Alamo e ci siamo imbarcati per Roma, dove siamo atterrati quasi 24 ore dopo (11 di volo, 2 di ritardo, 9 di fuso orario).

Che dire in conclusione? Senza dubbio un viaggio indimenticabile, che ti lascia nella mente dei paesaggi indimenticabili e qualche interrogativo sull’America e gli americani.  Rispetto a 25 anni fa, per certi versi ho notato meno differenze: mi ricordo che rimasi letteralmente sconvolto dalla quantità di persone grasse, ma soprattutto dalla tipologia, perché gente in carne ce n’è anche da noi, ma persone così sformate dall’adipe è raro vederne. Allora erano molto più frequenti di oggi. In questo sono migliorati, anche se continuano ad avere un alimentazione esagerata di zuccheri e di grassi.

Basti pensare che la coca cola costa meno di un acqua minerale e soprattutto – delizia dei miei figli – il secondo (ma ho idea anche il terzo o il quarto) bicchiere di qualsiasi bibita gassata è gratuito, compreso nel prezzo del primo. A me certe cose sembrano contraddizioni enormi, come la lotta che fanno contro il fumo: le sigarette sono vietate ovunque, poi però come dicevo trovi tossici e sbandati al primo incrocio. Non esiste una mentalità ecologista di massa, non abbiamo trovato raccolta differenziata dei rifiuti da nessuna parte, in nessuno dei 6 Stati che abbiamo visitato. Però in compenso ho visto cani…con le scarpe!

Insomma, se è vero che loro sono qualche anno avanti a noi, auguriamoci di andare in un’altra direzione, perché non credo proprio che la loro sia quella giusta.

Spero di aver dato qualche suggerimento utile per chi volesse ripercorrere anche solo in parte il nostro percorso. Ovviamente se avete domande o curiosità specifiche su qualcuna delle località raccontate sarò ben felice di darvi qualche consiglio in più.

12 thoughts on “Los Angeles: the End of Trial / 5

  1. Nella mia wishlist c’è la Pacific Coast Highway da nord a sud prenotando solo i voli di andata e ritorno dall’Italia. Prima o poi.

  2. Lo trovo decisamente un post interessante, non soltanto per le immagini ma per le tue parole.C’è da riflettere, e molto: anch’io ho il sospetto che quello che accade lì poi viene anche da noi…non la vedo molto bene, questa cosa.

  3. Per certi versi sono molto avanti, per altri versi ti domandi appunto, ma noi davvero vogliamo diventare così? E comunque noi italiani almeno un primato ce l’abbiamo: un capo di governo prima di Trump riccone, eccentrico, megalomane e gaffeur ce l’abbiamo avuto!

  4. Hai perfettamente ragione.Purtroppo però Trump di sicuro farà più danni, se non al suo Paese, di sicuro al resto del mondo. Aggiungo una perfidia (ho appena finito di leggere a mio marito il tuo post) perché questo mio pensiero temo lo sia: che cosa vuoi aspettarti da un popolo nato dall’unione di avventurieri e fanatici religiosi? 😦

  5. 𝙲𝚘𝚖𝚙𝚕𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚒 𝚁𝚘𝚖𝚘𝚕𝚘, 𝚐𝚛𝚊𝚗 𝚋𝚎𝚕 𝚐𝚒𝚛𝚘, 𝚎 𝚙𝚎𝚛𝚏𝚎𝚝𝚝𝚒 𝚒 𝚝𝚞𝚘𝚒 𝚊𝚛𝚝𝚒𝚌𝚘𝚕𝚒

  6. Era il 1990, avevo 20 anni. Noi ragazze eravamo ansiose, tu capisci se ne faceva un gran parlare, erano luoghi fatti apposta per fantasticare. Noi andammo in luglio e ricordo che in quell’anno uscì il film Pretty Woman con Gere e la Roberts. Non ricordo però se uscì mentre eravamo là o in un altro periodo. Ricordò però che andai a vederlo a Bologna e mi resi conto con amarezza di come e quanto ci facciamo fregare dal mito americano…

  7. Naturalmente tutto è relativo. Se ci tornassi adesso forse Los Angeles mi sembrerebbe una città con i suoi lati positivi tutto sommato

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