I bambini smarriti

Le cause perse, i soggetti ai margini, i concetti superati e le questioni dimenticate. Gli emarginati, quelli fuori dai giri, le promesse non mantenute, gli impegni disattesi, la fiducia mal riposta. Come i bambini smarriti di Peter Pan, sono i dimenticati, gli eterni ragazzi, che non cresceranno mai e rimarranno per sempre nell’Isola che non c’è, perché nessuno li reclama più.

Eppure ci sono, esistono, invisibili e pur presenti nelle nostre vite, come realtà residuale. Ma il residuo, lo scarto, se non viene riciclato o smaltito per bene, ritorna a galla sotto i nostri occhi, come le buste di plastica nel mare. Quando meno te lo aspetti puoi imbatterti in loro, nascosti dietro le mascherine, ma in realtà ben riconoscibili. Ritornano da noi che li avevamo volutamente tralasciati, che avevamo cercato di ignorarli, senza farci i conti.

Come Del Piero, possiamo anche fare la pubblicità dell’acqua diuretica per anni e anni, ma questo non ci salverà dai calcoli renali, perché la più brutta realtà sarà sempre più vera della più bella fantasia. E l’isola che non c’è, sarà pure un paradiso, ma comunque non c’è. Invece per combattere i pirati, abbiamo bisogno proprio dei bambini smarriti, dobbiamo diventare alleati e fare finalmente pace con loro, per capire davvero ciò che è importante da ciò che non lo è. Ciò che ci salva e ciò che ci condanna.

Abbiamo un’occasione straordinaria, forse irripetibile: ma se non lo capiamo neanche dopo una pandemia mondiale, forse non lo capiremo più.

 

15 thoughts on “I bambini smarriti

  1. Io insisto nella mia idea: due mesi di pandemia non ci hanno insegnato un bel niente. Troppo poco tempo e le persone hanno continuato (e continuano imperterrite) a guardare solo il loro orticello.

  2. Io pure ho poca fiducia nell’umanità, ma invece scommetterei una bella cifra sui singoli. E poi qui si tratterà non tanto di aver imparato qualcosa, ma di avere la necessità di cambiare, per sopravvivere. E penso che riusciremo a farlo solo se chiudiamo qualche questione in sospeso. Prima di tutto con noi stessi

  3. Credo che questa pandemia non abbia insegnato nulla.
    L’importante è la forza morale che ognuno di noi ha. e da li ahi voglia a fare!!! Da singoli ognuno sa veramente cosa ha nell’anima e ciò che mette in pratica. Sono anni che faccio il “fai da te”.
    Mi attirerò critiche sicuramente, da queste parti ci sono abituata, ma ai flashmob non credo e non ci ho creduto. Al dunque l’unione on mi sembra che ci sia.
    Spero di sbagliarmi.

  4. È il tempo della consapevolezza e della responsabilità personale.
    Ma ho poca fiducia nel prossimo, chi non ce l’ha mai fatta (a capire, a migliorare, ad evolversi), non ce la farà nemmeno stavolta.

  5. Stai dicendo una cosa molto profonda, ma mi vengono in mente solo risposte superficiali. Però gli effettidei cambiamenti non si vedono subito, li percepisci col tempo. Tra l’altro eravamo in fase di grande cambiamento anche prima, ma vivendo in una società un tantino… ehm… arrugginita, c’era anche prima molta resistenz ad accettarlo.
    Io comunque cambierei molto volentieri ministro dell’istruzione, potendo 🙄 (giusto in tema di chi vede solo il suo orticello)

  6. Ero pessimista all’inizio sperando che qualcuno o qualcosa desse un segnale positivo, qualcosa che facesse sperare che forse…chissà!
    Nessun segnale positivo, capitano, avanti così…

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