Resurrezione

Non ho paura di morire. E’ solo che non vorrei essere lì quando succederà. (Woody Allen)

Resurrexit sicut dixit. Il nostro essere cristiani, in estrema sintesi, si racchiude lì. Tutto il resto potremmo dire che è importante, ma non fondamentale. La religione che è nata dopo, l’etica che ne abbiamo dedotto, il modo di pensare che ha permeato gran parte della società moderna. Venti secoli di storia che hanno portato il cristianesimo ad ogni angolo della terra, fecendone lo scopo di vita di miliardi di persone, ma anche lo scudo dietro il quale si sono nascosti interessi, sopraffazioni, guerre. Tutto questo, ridotto ai minimi termini, si riduce a quel determinato fatto storico. Un uomo che sconfigge la morte, che come aveva detto ai suoi amici, va incontro ad una fine terribile e dopo tre giorni risorge dal suo sepolcro.

Essere cristiani è credere in questa narrazione. Non lo siamo perché seguiamo dei riti, se andiamo a messa o ci sposiamo in Chiesa. Non lo siamo se ci comportiamo in una modo o in un altro, se seguiamo dei comandamenti o no. Tutto questo è (o almeno, dovrebbe essere) solo una conseguenza. Siamo cristiani se crediamo in questo fatto che va contro ogni logica, ogni ragionevolezza, ogni sapere scientifico. Credere a dei racconti, scritti una cinquantina d’anni dopo i fatti accaduti, da persone probabilmente non presenti ai fatti (a parte probabilmente uno, perché se volessimo attenerci alla ragionevolezza, è difficile credere che solo uno dei quattro racconti di un fanciullo che scappa nudo dalla scena più drammatica della storia, se non è lui stesso quel fanciullo), che però a partire proprio dai fatti narrati hanno cambiato drasticamente la loro vita.

La vita che vince la morte. Questo è l’annuncio di chi incontra il risorto. E due millenni dopo quest’annuncio è scandalo per i religiosi (un Dio non può morire) e stoltezza per i sapienti (un uomo non può risorgere), ma resta la discriminante fra chi è cristiano e chi no. Credere che Gesù di Nazareth vince la morte e torna a bere vino e a mangiare del pesce arrosto fra i suoi spaventatissimi amici va al di là di ogni religione e di ogni ragione. Mi avete giò sentito citare Kant e la domanda da cui parte la sua Critica della Ragion Pura: cosa ci è lecito sperare? Cosa la nostra ragione rende plausibile sperare? Ecco, la resurrezione è una speranza illecita, perché illogica. Ma caro il mio Immanuel, la speranza può forse avere dei limiti? Può arrivare ai confini del lecito e non oltrepassarli? E allora che speranza è! La vera speranza invece punta proprio al di là, in un Dio uomo che si lascia assassinare e in un uomo Dio che vince la morte.

Poteva restare un altro po’? Oltre a mangiare del pesce avrebbe potuto farsi un giretto a Gerusalemme, sbeffeggiare Caifa e rasserenare Pilato. I suoi stessi amici avrebbero voluto un condottiero da seguire, come gli dice Giuda in Jesus Christ Superstar, troppo cielo e poca terra nei suoi discorsi. Se rimaneva forse ci avrebbe dato qualche strumento in più per capire orrori come Auschwiz o follie come i bambini che muoiono di cancro. Forse sì. Ma non saremmo stati dei burattini nelle sue mani? Non sarebbe stata la più odiosa delle imposizioni? Invece se n’è andato subito, così alla chetichella, lasciandoci liberi di credere o meno a questo folle racconto. Liberi di credere che la morte non sia la parola definitiva, oppure di dare ascolto alla logica e alla ragionevolezza. Tutto si gioca qui, tutto deriva da qui.

6 thoughts on “Resurrezione

  1. a Pasqua di resurrezione è un vero mistero della Fede. Festeggiamola nel migliore dei modi. Buona Pasqua Romolo, a te e ai tuoi cari ❤

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