Non siamo mamma e papà!

E’ inutile che insisti! Ma insomma, guardati. E poi guarda noi. Non ci vuole mica un genio! Lo dovresti capire da sola, ma se vuoi te lo spiego un’altra volta. Vedi, tu quattro, noi due. Tu hai i baffi, peli ovunque, come fai a non capirlo? Eppure mi sembra una cosa scontata, chiara per chiunque. Ma per te no, tu insisti!

Ed è inutile che ci guardi con quell’espressione afflitta, non ti stiamo mica dicendo che te ne devi andare. Certo che no! Anche noi ti vogliamo bene, te ne vogliamo un sacco, ma che c’entra? Dormi insieme a noi, ti portiamo sempre con noi ovunque andiamo, questo è un altro discorso. Ti stiamo solo dicendo che non siamo mamma e papà. Mi dispiace, vorrei trovare il modo migliore, più delicato per dirlo, ma non sei nostra figlia.

Non ti è chiaro? Va be’, che ti devo dire, fa un po’ come ti pare, tanto con te mica ci si ragiona. E allora hai ragione tu, d’accordo, d’accordo come non detto. Allora siamo mamma e papà, va bene? Basta che la pianti con quell’aria da cane bastonato!

P.S. Prima di Rose abbiamo avuto Billo e Sancho. Tutt’e due se sono andati a 11 anni, spezzandoci il cuore. Rose oggi compie 12 anni. In questi momenti difficili qualcuno ce l’ha fatta….andrà tutto bene! Tanti auguri a te, cucciolotta del nostro cuore!

Il paradiso può attendere

Come ve lo immaginate l’al di là? Avrete senz’altro pensato almeno una volta a come potrebbe essere il paradiso. O l’inferno.  Penso che questa in assoluto sia la curiosità più grande ed una delle più diffuse. Diamo per atto di fede (che altro potremmo fare?) che esita un “dopo”. Come sarà? Al di là dei possibili dettagli che ognuno di noi con un po’ di fantasia può aggiungere, secondo me ci sono due grandi alternative.

Sarà completamente diverso da ciò che siamo abituati a pensare qui, un qualcosa al di là dello spazio e del tempo, in cui non esiste nessuna delle regole a cui siamo abituati. Non esisterà un prima, né un poi, magari già una parte di noi sta lì, insieme ai nostri cari che ci hanno preceduti, ma ancora non lo sappiamo, in una dimensione altra rispetto all’attuale, in cui magari non ci sarà neanche un’individualità separata, ma faremo parte di un tutto. Oppure sarà una cosa in ragionevole prosecuzione dell’esistente.

“Ma come ti è venuto di intrattenerci su questa cosa?”, potrebbero interrogarsi i miei affezionati lettori ermeneutici. Poniamo il caso che sia vera la seconda opzione, che l’aldilà sia un qualcosa di simile, di coerente, all’aldiqua, allora come ve lo immaginate il paradiso? Io come un luogo dove stare sempre insieme alle persone a cui vogliamo bene, senza dolori, né preoccupazioni. E l’inferno? Come un luogo dove si sta soli, isolati da tutti, macerati dai rimorsi, dai rimpianti e dalle preoccupazioni.

Ma come i più saggi hanno sempre detto il paradiso o l’inferno cominciano qui e ora. E proprio in questo strano qui e ora che stiamo vivendo, spogliati da tutti gli impegni che riempono la nostra quotidianità, privati della possibilità di distrarci con faccende più o meno importanti, possiamo chiederci se questo sia l’inferno o il paradiso. Senza tutte le cose piccole e grandi, importanti e futili, belle da morire ma non più in nostro possesso, senza tutti gli ornamenti, com’è veramente la nostra vita?

E allora un domani, così come già oggi, forse scopriremo che siamo solo ed esclusivamente noi a scegliere se vivere in paradiso o all’inferno. Tutto dipende da noi.

Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! (1Cor 3, 21-22)

 

 

Salvate il soldato Tom

Tom Hanks è sopravvissuto quattro anni in un’isola da naufrago, è stato chiuso un anno intero dentro un aeroporto. Da giovane aveva dato la caccia ai fantasmi, quelli brutti, che fanno paura. Poi partendo da Grinbow, Alabama, ha corso due volte per tutti gli Stati Uniti, ha pescato gamberi con Buba dopo aver fatto la guerra in Vietnam con il tenente Done. Ha preso l’HIV a Philadelphia, ha fatto lo sbarco in Normandia e salvato il soldato Ryan. E’ stato sequestrato in una barca da pirati somali, è sopravvissuto nell’Apollo 13 in viaggio verso la luna e in un aereo ammarando nell’Hudson.
Regà, se muore col Coronavirus veramente so cazzi amari per tutti.

 

Cari amici vi scrivo

Così mi distraggo un po’. Perché in fondo anche a questo serve lo scrivere: una distrazione relativa, perché mi sembra che non si riesca a scrivere altro rispetto a quello che succede…persino in un blog orgogliosamente minchione come questo! Ma in fondo scriverne è un po’ esorcizzarlo. E poi è una delle poche cose che ancora si riesce a fare: sperando di contagiare un po’ di ottimismo.

Si esce poco la sera compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra

Come scrivevo l’altro giorno, quando la tempesta sarà finita e potremo gustare nuovamente tutte le piccole grandi cose belle che colorano le nostre giornate, ricorderemo questo periodo un po’ come ricordiamo quelli delle Torri Gemelle o dei terremoti. Ci sarà un prima e un dopo Coronavirus e come per le precedenti esperienze è probabile che il dopo non sarà identico al prima.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno, porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno.

Speriamo di mantenere questo senso di comunità che si avverte nell’aria in questi giorni, a tutti i livelli. Quando si vivono queste esperienze collettive si avverte più forte la necessità di far parte di un qualcosa di più grande di noi. Siamo un animale socievole, naturalmente portato a far parte di una comunità, di una tribù e nei momenti di pericolo questo bisogno ancestrale viene fuori declinandosi nelle forme moderne: la nazione, la religione, l’azienda, la squadra di calcio. Abbiamo la necessità di essere un noi, per vivere insieme il momento di difficoltà e poi poter dire di averlo affrontato e superato.

E si farà l’amore ognuno come gli va.

Eh però l’amore si può fare anche mentre c’è la tempesta, mica bisogna aspettare che finisca! Che diamine, va bene limitare i rapporti, mantenere le distanze di sicurezza, però io direi anzi che visto che si deve stare a casa….e voi mi direte, allora chi è single? Va be’, che devo dirvi tutto io? In fondo come diceva il grande Woddy, il sesso è come il bridge: se non hai un buon partner, spera almeno in una buona mano.

E senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppi furbi e i cretini di ogni età.

E certo di cretini ne abbiamo visti a frotte! Sono venuti fuori come le lumache dopo la pioggia: virologi, esperti di malattie infettive, gente con il posto fisso che si vanta di stare a casa (che vuoi l’applauso? Un pubblico encomio?), gente che si vanta di uscire nonostante i divieti (chi pensi di essere, il Robin Hood degli untori?), chi si lamenta del governo per avere lasciato tutto aperto e il giorno dopo per aver chiuso tutto.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico e come sono contento di essere qui in questo momento. Vedi, vedi, vedi, vedi vedi caro amico cosa si deve inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare

Sono contento di stare chiuso in casa con le persone che amo di più su questa terra? E come potrei non esserlo? Dovrei ringraziare perchè queste giornate potrebbero essere un dono, anche se non richiesto. Non ci riesco perché la preoccupazione è tanta e penso anche a tutte le persone a cui tengo che invece sono lontane, a volte anche da sole. Ma devo ammettere che io sono un privilegiato e forse per questo riesco ancora a scherzare e a scrivere minchiate sul blog, continuando la mia missione, che come orma sapete è spandere luce e dolcezza su questa terra.

E se quest’anno poi passasse in un istante vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io

Esserci è fondamentale. Non farsi passare addosso le situazioni, la vita, gli eventi, ma esserci. Soprattutto nella vita delle persone, perché ci si può essere pur stando a 500 km di distanza. Proprio perché costretti ad essere lontani possiamo sentire la mancanza e insieme la vicinanza: possiamo farci sentire presenti, possiamo esserci. Eccome se si può esserci!

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa la novità

Passerà questa specie di incantesimo, questa bolla spazio temporale che ha momentaneamente fermato il tempo, passerà la tempesta, come dicevo all’inizio e niente sarà più lo stesso, inutile negarlo. Utilizziamo questo tempo per prepararci, perché possiamo uscirne più forti, più consapevoli di tutte le cose belle che abbiamo, da quelle più importanti a quelle più banali. E se poi riusciremo a continuare a fare la fila con la pazienza, l’educazione e il sorriso come in questi giorni, allora forse davvero non sarà stato tutto vano.

 

 

Quando siete felici, fateci caso (ma anche quando non lo siete)

L’emergenza è diventata reale. Quelle misure altalenanti e inefficaci purtroppo, com’era largamente prevedibile, non hanno sortito effetto e oggi tutti siamo arrivati a capire che esiste un problema serio, che va affrontato con azioni straordinarie, che vanno ad incidere in modo radicale con il nostro modo di vita. Siamo di fronte ad un qualcosa che non ha precedenti, almeno in epoche recenti e per questo nessuno di noi poteva essere preparato. Certo, i balbettii e le contraddizioni di chi ci governa possono essere rimarcate, possono farci legittimamente arrabbiare, ma diciamoci la verità, potevamo aspettarci qualcosa di diverso? Questa situazione è talmente nuova, talmente lontana da tutto quello che abbiamo vissuto fino a un mese fa, che penso dovremmo sospendere tutti quanti il giudizio, dovremmo evitare le polemiche e sintonizzarci il più velocemente possibile con questa novità.

Dobbiamo stare in casa. Il sogno dei lavoratori e degli studenti sfaticati, l’incubo per gli iperattivi (come me) che si fa realtà: niente spostamenti, niente aggregazioni, contatti ridotti all’essenziale. “Quando siete felici, fateci caso” scriveva giustamente Kurt Vonnegut. Ecco, se non altro questa situazione ci potrebbe aiutare a riappropriarci di tutte quelle piccole o grandi realtà quotidiane che ci fanno essere felici, proprio nel momento in cui non possiamo averle. Passerà questa emergenza, non so bene quando, ma passerà. Lascerà delle cicatrici profonde nella società, nell’economia, chissà quanto tempo ci vorrà per mettercela definitivamente alle spalle, ma passerà.

Saranno inevitabili le cicatrici di domani, così come inevitabili sono le decine di sfracassamenti di coglioni a cui ci costringe oggi. Però possiamo usare quella massima al contrario: se non siamo felici, facciamoci caso e ricordiamoci perché. Teniamo a mente quant’è bello uscire con gli amici, andare in palestra, giocare a calcio, andare al cinema, a teatro, a messa, farsi una partita a carte con gli amici, andare a sentire la musica dal vivo, viaggiare, andare allo stadio, abbracciare le persone quando non le vediamo da tanto tempo. E quando potremo rifare tutte queste cose, ricordiamoci che per quanto abituali non sono scontate, per quanto ordinarie servono a farci felici. E allora ci faremo caso.

Radical virus

Nessuno lo dice, ma il vero problema è che abbiamo a che fare con un virus molto intelligente. Ma soprattutto selettivo, direi quasi un po’ snob: radical chic forse è la definizione giusta. Ad esempio è un virus che non prende i mezzi pubblici. La metropolitana gli fa proprio schifo: cascasse il mondo, lui in un vagone affollato con puzze di ascelle e aliti pesanti non ci entra neanche sotto ricatto.

Lui ama diffondersi in luoghi acculturati, le scuole o le Università per esempio, oppure in luoghi di svago come i cinema, i teatri, gli stadi. Difficilmente lo vedrete fare la fila nei supermercati: naaa, troppo plebeo, troppo proletario! Di conseguenza è un virus nostalgico: basta smancerie, niente baci, no strette di mano, reintroduciamo il saluto romano. Quello sì che era igenico e denotava alto lignaggio. D’altra parte si chiama corona-virus, poteva mai essere democratico?

E poi, diciamo le cose come stanno: è un virus sfacciatamente razzista! Lui i meridionali non li sopporta: “mi dispiace, ma io mi diffondo solo sopra il Po, è inutile che insistiate, io con i cafoni romani e i pizza e mandolino partenopei non voglio avere nulla a che fare“, sembra abbia dichiarato.

Non sono un esperto, anzi sono un gran minchione e non capisco una cippalippa di tante cose, figuriamoci se posso dire qualcosa di pur minimamente intelligente su questa situazione. Ma a voi non sembra che ci stiano prendendo tutti per il culo?

Un giorno in più (o il giorno che non c’è)

Meglio aggiungere vita ai giorni, che giorni alla vita. (R.L. Montalcini)

Aveva ragione la simpatica vecchina dalla mente luminosa e dai modi gentili. Resta il fatto che oggi, come ogni 4 anni, ci è dato un giorno in più al nostro tempo. Ed è vero, come scrivevo altrove, che se fosse stata una domenica, invece che un lunedì e se ci fosse stato il sole, invece del nubifragio, sarebbe stato meglio. Ma resta il fatto che l’idea di avere un giorno in più, al di fuori dei canoni e della consuetudini, mi è sempre piaciuta.

Poi ci sono quelle strane curiosità tipo, ma chi è nato oggi compie gli anni ogni quattro anni? Quindi mentre un anno dei cani sono sette anni nostri, un anno dei ventinovefebbraini vale quattro dei nostri? E poi sarà vero che anno bisesto, anno funesto? Ma se andiamo a vedere, non è che pure gli altri tre…in più hai il vantaggio che negli anni bisestili si tengono le Olimpiadi.

Ma non divaghiamo. Abbiamo questo giorno in più. Che ci potremmo fare? Si potrebbe dedicarlo a qualcosa. Qualcosa di bello, di raro, qualcosa che valga la pena aspettare anche 4 anni. Che appena è finito pensi già al prossimo, proprio come un’Olimpiade. Un giorno diverso da tutti gli altri, dove non dovrebbero valere le regole normali. Un giorno in cui essere esattamente quelli che siamo, togliendo maschere e corazze, abbassando scudi e aprendo tutte le porte e le finestre che rimangono sempre chiuse.

Potremmo farlo diventare il giorno della sincerità. Un giorno senza bugie, con i pensieri trasparenti e la bocca in filo diretto con i sentimenti. O forse chissà, della giustizia. Un giorno per ristabilire i torti, per essere giusti, con gli altri e con se stessi. Ma si sa: “la giustizia non è di questo mondo”.  E in effetti non si può non cogliere l’ironia (che sono sempre più convinto sia l’attributo più autentico e più nascosto dell’Altissimo), di Santa Madre Chiesa, che dovendo attribuire un santo anche a questo strano giorno in più, l’ha dedicato a San Giusto. Ecco, appunto. Un giorno ogni quattro anni, mi raccomando, non di più.

And I should have known better, to lie with one as beautiful as you. Yeah, I should have known better, to take a chance on ever losing you. But I thought you’d understand, can you forgive me?