Il giorno delle possibilità

Per i viaggi musicali di oggi rimaniamo negli States, all’incirca nello stesso arco temporale dei REM, ma soprattutto nella loro stessa scia. I Counting Crows sono un gruppo di nicchia rispetto ai precedenti, ma racchiudono nelle loro canzoni l’essenza della musica a stelle e strisce: quel magico miscuglio di country, rock, soul che riesce a farti sentire lungo le Highway in mezzo al deserto, anche se magari in quel momento sei bloccato nel traffico della tangenziale.

Il loro primo album, August and Everything After del 1992, resta probabilmente il loro capolavoro, ma nessuno dei lavori successivi fa comunque rimpiangere il costo sostenuto per acquistarli. Adam Duritz, leader e voce solista, ha un timbro inconfondibile e uno stile che si riconoscono dalle prime note.

Troppo facile quindi segnalarvi Mr. Jones, brano che li ha resi famosi in tutto il mondo: piuttosto invece vi faccio ascoltare un brano tratto da “Somewhere Under Wonderland” (loro penultimo album, del 2015). In effetti dopo questo lavoro sono spariti dai radar e qualcuno parlava di una possibile separazione. Invece proprio quest’anno hanno pubblicato nuovi brani inediti e sono partiti per una tournè che li vedrà anche nel nostro Paese (per chi fosse interessato, saranno a Roma il 4 ottobre all’Auditorium…io ci sarò!).

Il brano scelto è Possibility Days, una canzone bellissima, che parla dell’inevitabile certezza della speranza e sul fatto che né la tristezza, né le possibili sciagure che possono capitarci sono una sentenza definitiva, perché appunto ci saranno sempre giorni pieni di nuove possibilità.

Buon ascolto!

Conservalo per un giorno di pioggia

Dopo quest’estate torrida, con temperature africane e una siccità sempre più preoccupante, forse dovremmo rivedere il concetto di bel tempo. Non io che sono metereopatico: per me una giornata di pioggia sarà sempre una giornata di merda. E persino in quest’estate bollente se, come oggi, arriva d’improvviso il temporale estivo, mi girano le scatole.

Il fatto è che il bel tempo di quest’estate, il sole e il cielo senza nuvole, sembrava quasi un fatto scontato. Come quelle persone sempre disponibili, quelle che non si tirano mai indietro, sempre pronte a dare una mano: alla fine c’è sempre chi si sente autorizzato a chiedere qualcosa in più. A pretendere qualcosa in più, che se non arriva, fa nascere i malumori. Allora vi chiedo, viaggiatori ermeneutici, la colpa è di chi è troppo disponibile o è di chi esagera a chiedere?

Ma come una sola giornata di pioggia non può rovinare un’estate, così anche i no, non dovrebbero far cambiare opinione su qualcuno. Anzi, dovremmo riuscire ad apprezzare o almeno a valorizzare il buono che c’è in ogni frangente. Che poi, ricordiamocelo, se non si è suicidato Dolce Remì, vuol dire che tutto si può aggiustare.

Non esiste limone troppo aspro da non poterci fare qualcosa di vagamente simile a una limonata”. E’ una delle frasi cult di “This is us“, (probabilmente la serie TV più bella di sempre, a mio insindacabile giudizio) che rende bene l’idea di quello che voglio dire. Continuo ad amare l’estate, il sole, il poter girare mezzi nudi, le finestre spalancate che di notte fanno entrare il suono delle cicale, ma forse dopo questo torrido agosto riuscirò a dare una possibilità anche a una giornata di pioggia, cercando di tirarne fuori qualcosa di vagamente simile ad una bella giornata.

L’amore è una strana moneta

Dite che sono partito troppo in alto? In effetti se uno si mette in testa di aprire una rubrica musicale e parte con il top dei top, come si fa poi a proseguire senza scendere di livello? Quindi per non deludere i miei affezionati viaggiatori ermeneutici, mi sono chiesto, cosa vorresti ascoltare ora, cosa non ti stanchi mai di riascoltare ancora e ancora?

Come tutte le persone non più giovanissime sono esageratamente affezionato alla musica che ascoltavo da ragazzo. I cantanti e i gruppi con cui sono cresciuto, quelli che con le loro musica hanno scandito i momenti più importanti della mia vita, restano quelli che ascolto di più e più volentieri. Poi però ci sono delle tappe successive, autori che via via ho scoperto e apprezzato al punto da farli entrare nel mio personale Olimpo musicale.

Fra questi il posto d’onore ce l’hanno questi ragazzi della Georgia, che scoprii agli inizi degli anni 90 con l’album Out of Time e che poi non ho più lasciato finché hanno continuato a suonare insieme. Parliamo dei REM, una colonna del rock americano con una produzione impressionante di brani e di album, uno più bello dell’altro. Il vertice della loro produzione, a mio personalissimo giudizio, si trova nell’album già citato e nei due successivi, Automatic for the people (del 1992) e Monster (1994). E il brano che ho scelto è tratto proprio da quest’ultimo.

Strange Curriences, dove la “strana valuta” di cui parla la magica voce di Michael Stipe è l’amore. Un amore tormentato che lotta, che non si arrende, che ha bisogno di una possibilità e poi di un’altra e un’altra ancora, perché appunto è una strana moneta, che non può essere scambiata con nessun’altra cosa, non ci si può comprare nulla e l’unico valore che ha è sè stesso.

Buon ascolto!

The Streets of Love

Se vuoi fare un cosa nuova, falla bene. Con chi cominciare questa nuova rubrica del blog dedicata alla musica se non con i Rolling Stones? Perché iniziare con loro e non con i Beatles? In effetti, a differenza loro, dei 4 di Liverpool ho la discografia completa sia come gruppo, sia di John e di George (il mio preferito), oltre a gran parte di quella di Paul. D’altra parte scegliere fra i Beatles e i Rolling Stones è come dire, vuoi più bene a mamma o papà: non c’è una risposta giusta! E quando non c’è una risposta giusta significa che è la domanda ad essere sbagliata. Non Beatles o Rolling Stones, ma Beatles e Rolling Stones, come il sole e la luna, come il pollo e l’abbacchio, il mare e la montagna. Perché scegliere quando si possono avere entrambi?

Dunque oggi dedichiamoci agli Stones. Ma come scegliere una canzone sola nel lor sterminato repertorio? Sembrerebbe un’impresa impossibile, perché in oltre cinquant’anni di carriera hanno scritto pezzi immortali. A mio soggettivismo parere i quattro album scritti a cavallo degli anni 60/70 sono il vertice assoluto non solo della loro discografia, ma della storia del rock in generale: Beggars Banquet (1968), Let It Bleed (1969), Sticky Fingers (1971), Exile on Main St. (1972). Uno più bello dell’altro! Da ascoltarli in loop fino allo sfinimento, finché i vicini non vi bussano per dirvi, basta ormai la cantiamo anche noi a memoria!

Ma anche trovare un brano meno conosciuto di altri è molto arduo: per carità, anche loro qualche scivolone l’hanno fatto. E vorrei vedere, considerando che hanno pubblicato 35 album in studio e 18 live. Quale scegliere dunque? Come dice il mio amico Luca, gli Stones sono come il ragù di mamma. Lo puoi mangiare cento, mille, un milione di volte, sarà sempre buono e non ti stuferà mai. Sempre uguale a se stesso e sempre inimitabile, per quanti sforzi e tentativi tu possa fare. La voce di Mick, la chitarra di Keith, sempre uguali, sempre uniche.

Così ho deciso di proporvi un brano di un periodo tardivo, un brano bellissimo nella sua normalità, che come tanti altri ha però il marchio inimitabile ed inconfondibile delle pietre rotolanti, che alla soglia degli 80 anni continuano ad emozionare nei palchi di tutto il mondo (come si domandava qualcuno, vuoi vedere che la droga non fa poi così tanto male?)

Buon ascolto!

Viaggi musicali

Cosa sarebbe la vita senza la musica? Da sempre i miei “viaggi ermeneutici” hanno avuto un sottofondo musicale. Molto spesso, come sanno i viaggiatori più assidui, concludo i post con un brano che nella mia mente dovrebbe essere il migliore sottofondo a quello che si sta leggendo. Perché in effetti la mia vita è sempre stata accompagnata da note e canzoni: “come fai a studiare con la musica“! Era il refrain dei miei quando ero al liceo. Per loro era una cosa inconcepibile, in realtà niente come la musica riusciva a farmi concentrare, isolandomi da tutto il resto. Anche oggi, in macchina, in casa, a lavoro, appena posso accendo la radio o metto su un CD. Da qualche tempo poi con spotify non ci sono più limiti!

Forse è per questo che all’interno del blog non c’era una sezione dedicata, che adesso però mi è venuta voglia di creare. Come per la lettura, ci saranno quindi dei consigli musicali, (rigorosamente non richiesti), che cercheranno di tirar fuori canzoni un po’ meno note dei cantanti o dei gruppi che amo di più. Ne ho già in mente diverse, altre me ne verranno: magari qualche consiglio o qualche spunto me lo darete voi.

E quindi, oltre ad una buona lettura, concluderemo i post con un buon ascolto!

Fortunati quelli che hanno qualcuno che gli rompe le scatole

Metti un venerdì notte in questa torrida estate del duemilaventidue. Nella casa al mare, con la prospettiva di un fine settimana tra spiagge e bagni rinfrescanti, te ne stai rilassato su una sdraia, sono le 23 e 30, rifletti se andare a letto o continuare a guardare le stelle, con questa leggera brezza marina che finalmente ti fa smettere di sudare.

Metti che tuo figlio, a 70 km di distanza, partecipi ad un torneo di calcetto estivo e pensi bene di farsi diventare la caviglia come un melone dopo un contrasto assassino. “Papà mi accompagni al Pronto Soccorso?

Metti una corsa in macchina con i lavori sulla pontina e sul raccordo, che nemmeno puoi incazzarti, perché se non li fanno di notte, quando li fanno? Ti ritrovi alle 5 della mattina sempre a rimirare le stelle, ma da una panchina fuori del Pronto Soccorso, perché con le norme anticovid ora non ti fanno nemmeno entrare, sperando che non ci sia nulla di rotto.

E insomma, sarà stata la stanchezza di una notte insonne dopo una settimana di lavoro, sarà stata la prospettiva del week end al mare che stava evaporando con il sudore che aveva ripreso a scendere (alle 5 del mattino nel parcheggio del Pertini c’erano 26 gradi), sarà stato il suono delle cicale, saranno state le stelle, fatto sta che mi sono fatto una domanda. Al di là del giovin virgulto, per chi altro sarei disposto a rinunciare a una notte di sonno, ad un week end di vacanza, per chi guiderei come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere?

E qualcun altro c’è. Più di qualcuno, a dir la verità. In quel preciso istante, mentre le cicale continuavano a gridare la loro voglia d’estate e le stelle brillavano soddisfatte, mentre la barbona che dormiva nella panchina a canto a me mi chiedeva per la terza volta una moneta (una volta per l’acqua, poi per il caffè, poi per uno snack) ho capito di quanta ricchezza abbiamo. Di quale fortuna inestimabile. Perché appunto, al di là dei figli, per cui non c’è neanche da discutere, se hai parenti, amici o conoscenti, per cui sei disposto a farti sfracassare i minchioni e sei felice di farlo, allora sei un uomo fortunato.

P.S. Per la cronaca niente di rotto, solo una brutta distorsione ghiaccio, riposo e tornerà più forte di prima!

La situazione è grave, ma non seria

Ricapitolando. I 5 Stelle sono riusciti nell’impresa di suicidarsi politicamente, mettendo su un piatto d’argento la possibilità al centro destra di staccare la spina al governo senza sporcarsi le mani. Nel contempo, così facendo, hanno anche sciolto il PD da qualsiasi eventuale vincolo di alleanza in vista delle ormai prossime elezioni.

Che dunque vedranno, verosimilmente, due schieramenti contrapporsi. Nel primo la pescivendola (con tutto il rispetto e la stima che ho per le mie pescivendole del mercato di Val Melaina) della Garbatella, il reparto geriatrico di Arcore e la razza padana si faranno portavoci del populismo più sfacciato, promettendo tagli di tasse, aumento degli stipendi, congiunture astrali favorevoli, tre volte Natale e festa tutto il giorno. D’altro il PD, libero dal mortifero abbraccio con i pentadementi, non dovrà far altro che affidarsi a Draghi e a tutti coloro che in Parlamento (ma soprattutto fuori da esso) vorranno appoggiare la sua linea politica. Saranno in grado di fare questa scelta, senza se e senza ma? Hanno in mano la carta vincente, ma non sarebbe la prima volta che se la fanno sfilare dalle mani.

Considerazioni a latere. Sarà un caso che abbiano fatto cadere il governo tutte le forze politiche che in passato hanno avuto rapporti più o meno stretti con Putin? Diciamo di sì. Un caso. Con la “s”. Anche se mi verrebbe di scriverlo piuttosto con due “z”.

Seconda considerazione. Una volta per tutte la finiranno con questa filastrocca dei governi non scelti dagli elettori: questa folle legislatura l’hanno scelta quell’oltre 30% degli elettori che votarono 5 stelle. Sarebbe facile dire io (come tanti altri) l’avevo detto, sarebbe facile ora dire che “uno vale uno” non vale neanche quando si scelgono le squadre di calcetto il giovedì sera. L’importante è che sia finita. E’ stato lungo, faticoso, un po’ come il Covid, ma speriamo di esserne usciti.

Terza ed ultima. Le elezioni non sono mai una sciagura: lo scenario oggi è più chiaro, non ci saranno più le contraddizioni e le ambiguità di un governo con dentro forze naturalmente antagoniste. O di qua o di là, non credo ci saranno terze vie: cosa sceglieranno gli Italiani? Una volta tanto voglio essere ottimista.

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.

Gli alibi e le ragioni

E confondo i miei alibi e le tue ragioni

Stiamo vivendo un periodo difficile. Sì, è vero, questa considerazione è un evergreen, l’abbiamo sentita ripetere un milione di volte, ma raramente abbiamo vissuto una pandemia mondiale e una guerra nel cuore dell’Europa, con una crisi economica che fa triplicare i costi dell’energia e rimanda indietro i livelli dell’inflazione a 40 anni fa. Insomma, viviamo sempre periodi difficili, ma questi penso oggettivamente siano più difficili di altri.

E come reagiscono i nostri politici? Come affrontano questa emergenza, questa concomitanza di eventi straordinari? Come sempre. Litigando per questioni di lana caprina, cercando di lucrare rendite di posizione e piccoli vantaggi da giocarsi a favore dei propri interessi di bottega. D’altra parte siamo stati noi ad eleggerli e non credo ci sia questa differenza radicale fra noi e loro.

Effettivamente in tante situazioni la linea di separazione fra alibi e ragioni è molto labile. E spesso anche artificiosa. Un po’ come quei confini disegnati sulla carta, dritti per dritti che vanno a dividere nazioni che in realtà fanno parte di un unico territorio. Quando invece esistono fiumi, montagne o qualsiasi altro dato concreto che separi due Stati, la situazione diventa molto più semplice. E più oggettiva.

La confusione nasce proprio dal fatto che è frequente il caso in cui non ci sono dati oggettivi. O meglio, ognuno di noi pensa di averne: siamo certi delle nostre convinzioni e quindi delle nostre ragioni. Quelli degli altri invece li giudichiamo solamente come alibi, scuse per fare o non fare qualcosa che in realtà non ha motivi.

Quando confondiamo alibi e ragioni rischiamo di rovinare un’amicizia, un rapporto di fiducia, una relazione. Ma quando questo succede a chi ha una carica ufficiale, il guaio può essere ben peggiore: chi ha obblighi nei confronti della collettività dovrebbe avere la capacità di andare oltre. Proprio perché alibi e ragioni possono essere facilmente confusi, ci vorrebbe un’assunzione di responsabilità, l’abilità e l’intelligenza di andare sopra ed oltre. E forse, quando saremo dentro la cabina elettorale, dovremmo cominciare a valutare i politici proprio a partire da questa capacità.

Abbiamo bisogno di eroi?

Ieri sera ho visto con piacere un docufilm (termine bizzarro, una via di mezzo tra un film e un documentario) sugli azzurri vincitori del Mondiale spagnolo, esattamente 40 anni fa. Correva l’estate dei miei 16 anni, con Miguel Bosè che cantava i Bravi ragazzi (tutti poeti noi del 66, come modificavamo la canzone a nostro uso e consumo) e i primi amori sul lungomare fra Anzio e Lavinio. Ma ancor prima di aver rivisto quelle immagini, come penso tanti della mia stessa età, sarei in grado di raccontare perfettamente ognuna di quelle partite della nazionale.

Ricordo esattamente dov’ero e con chi vedevo le partite, le ansie prima di ogni incontro e i festeggiamenti dopo. Ricordo lo scetticismo e le cattiverie giornalistiche che accompagnarono le prime gare, salvo poi mutarsi rapidamente nella santificazione dei giocatori: la corsa a salire sul carro dei vincitori è sempre stato uno degli sport più praticati, in qualsiasi epoca. Ricordo che qualche lupacchiotto giallorosso (come sempre, i figli stupidi di Roma) tifava Brasile perché c’era Falcao e quel cattivone di Bearzot non aveva convocato Pruzzo. Ricordo mia mamma felicemente sbronza dopo la finale, a sventolare una bandiera sulla litoranea, affollata di macchine festanti.

Nel servizio della Rai condotto da un grande Marco Giallini, ritornavano tutte queste cose e si inquadrava quella manifestazione nello scenario del Paese dell’epoca, sottolineando le difficoltà economiche e sociali in cui ci trovavamo. “Abbiamo bisogno di eroi” ha detto Giallini alla fine del documentario, perché quella vittoria può considerarsi come il riscatto dell’Italia, che proprio in quel gruppo di ragazzi era riuscita a ricompattarsi, a ritrovare uno spirito unitario dopo i veleni del periodo di piombo. La cosa mi ha fatto pensare, perché in realtà non sono molto d’accordo con questa ricostruzione.

In realtà nell’82, almeno dai miei ricordi, c’era un’altra atmosfera nel Paese. Gli anni duri, Moro, Ustica, la stazione di Bologna, erano ormai alle spalle. Ovviamente ancora c’erano degli strascichi, le BR facevano ancora paura, ma l’aria era cambiata, eravamo già andati avanti. Non c’è paragone con l’oggi. Siamo appena usciti da una pandemia mondiale, siamo nel pieno di una guerra dentro i confini dell’Europa e dentro una crisi economica che è ben lontana dall’essere superata. E siamo pure fuori dal mondiale, quindi nessun eroe potrà salvarci. Ma neanche risollevarci il morale.

E poi, seppure non ci avessero eliminati prima ancora di partecipare, con i problemi che abbiamo e il disincanto diffuso, a cosa sarebbe servita un’ipotetica vittoria al mondiale di calcio? E’ vero, sono il primo ad essere convinto che “il calcio è la cosa più importante fra le cose meno importanti“, può essere terapeutico (la Lazio continua ad essere il termometro del mio umore non solo domenicale). Ma nonostante tutta la retorica di cui possiamo caricarlo, davvero stavolta non credo che ci avrebbe potuto salvare. Forse, proprio come successe oltre 40 anni fa, dovremo sbrigarcela da soli. Ripartiremo anche senza eroi: ce la facemmo allora e ce la faremo adesso.

Loro arriveranno dopo e magari ci regaleranno un altro mondiale.

Resoconto semiserio di 7 giorni a Maiorca

Perché spendere 900 euro per affittare una panda per una settimana invece di spenderne 300? Perché spendere 350 euro di volo invece di spenderne 150? E potrei continuare così anche per l’affito di un villone con piscina e altre cose. Quando venti giorni fa ci hanno cancellato il volo per Sharm El Sheik (ebbene sì, anche noi ci eravamo invaghiti della classica vacanza a 4 di bastoni sotto il sole per una settimana di nullafacenza in un villaggio all inclusive) dovevamo decidere rapidamente una meta alternativa. E quelle differenze di prezzo ci hanno fatto desistere da un ritorno in Sardegna per dirigerci invece verso un’altra meta. Scelta molto azzeccata!

Qualche anno fa eravamo stati a Minorca (ve l’avevo raccontato qui https://viaggiermeneutici.com/2017/07/21/resoconto-semiserio-ovvero-minchione-di-7-giorni-a-minorca/) e ci era piaciuta molto. Verso la più grande delle Baleari avevo qualche riserva con l’idea che fosse troppo affollata, con un turismo di massa legato alla movida e alle notti brave. Niente di tutto questo! O meglio, quest’idea in effetti si sposa bene con quello che c’è intorno al capoluogo: Palma e il suo circondario in effetti sono una specie di Rimini un po’ più caciarona, ma il resto dell’isola invece è tutt’altra cosa, molto più simile alle atmosfere che già avevamo trovato e apprezzato a Minorca.

Es Trenc

Abbiamo affittato una villa dalle parti di Felanitx, nella parte centro orientale dell’isola, da lì ogni giorno abbiamo girato nelle spiagge più belle che stavano tutte ad una mezz’ora di macchina. Forse la differenza più grande con Minorca sta proprio qui: il tipo di spiagge è molto simile, ma Maiorca oltre ad essere decisamente più grande, ha collegamenti migliori. Nella parte nord est ci sono spiagge molto belle e molto ampie (Cala Mesquida e Cala Agulla), ma spesso molto ventose: per questo ci siamo piuttosto concentrati in quelle a sud est. Spiagge piccole, ma comunque agevoli, all’interno dei parchi naturali, tutte facilmente raggiungibili e con parcheggi comodi (spesso a pagamento).

Cala Blava
Cala S’Amarador
Cala Sa Nau

Il maiorchino è un dialetto catalano (in una settimana ho visto solo bambini e adulti con le maglie del Barcellona). Capisco poco lo spagnolo, figuriamoci il catalano. Per questo forse siamo rimasti un po’ perplessi di fronte al cartello posizionato proprio nel terreno di fronte alla villa…

Che divieto sarà? Ci è rimasto il dubbio…

Una bella vacanza, con i figli al seguito (e questo ormai non è così scontato) e gli amici di viaggio di sempre. Non abbiamo visto la barriera corallina, come avevamo preventivato, ma le spiagge di questa Isla Bonita non hanno davvero nulla da invidiare a quelle dei caraibi!

Cala Mondragò