Scegliere o accogliere

Avrei voluto adottare un bambino una volta, non per adottare un contegno, caso mai uno stile di vita. Mi ricordo che a scuola i professori all’inizio dell’anno ci spiegavano perché avevano adottato un testo, piuttosto che un altro. Ma questo non vale mica per i bambini. Quando adotti un testo te lo scegli, quando adotti un bambino prendi quello che ti danno. Com’è possibile che allora si usi lo stesso verbo per indicare due cose così diverse?

E un governo che adotta un provvedimento allora? Se lo sceglie o prende il primo che gli danno? Ma sia che venga dopo un’attenta e ragionata selezione, sia che al contrario arrivi quasi casualmente, quando devi adottare qualcosa o qualcuno, devi prepararti per bene. Devi valutare i pro e i contro, devi esserne all’altezza, devi maturare la convizione che sia giusto così, per te, ma non solo. Devi essere certo che sia la cosa giusta, quella che dovrai portare avanti senza ripensamenti.

Una volta adottato poi, non devi far altro che adattarti, per non essere additato dagli altri o peggio ancora per non poter addurre scuse un domani. Anche perché non è come nei reparti specializzati, dove c’è l’addetto che ti spiega prima.

Ecco perché, in fin dei conti, ti ritrovi a mettere in dubbio le tue convinzioni, a dubitare di quello di cui eri sempre stato convinto, un po’ come quando ti chiedono il trapassato remoto del verbo mangiare. Se sono io a scegliere, sono io il responsabile, è mia la colpa o il merito. Se la scelta non è stata mia, nel bene e nel male, come potrei essere io il responsabile? Ma è davvero così? E’ davvero così discriminante nella vita, così decisivo, sapere se siamo noi a scegliere? Scegliere o al contrario, facendo un passo indietro, accogliere quello che viene come colpo del destino o meglio, come dono del cielo.