I Conti non tornano

Premetto che Carlo Conti mi sta sulle palle. Porello, non m’ha fatto niente, però non mi è simpatico. Non mi è simpatico proprio per niente. Immagino se ne farà una ragione, ma comunque era una premessa da fare. Così come debbo premettere che il festival di San Remo mi sta sulle palle ancora peggio di Carlo Conti. Anche lui (il festival) penso se ne farà una ragione, anche perché, nonostante non lo reggo, ogni anno comunque più di un’occhiata gliela do. Qualche anno fa il mio amico Bruno ci coinvolgeva in maratone televisive durante le quali noi perculeggiavamo ogni cantante proposto e lui invece si sforzava di farci apprezzare le doti canore di una Paola o Chiara di turno. Ora capita che lo seguo distrattamente anche perché è difficile ignorarlo del tutto. Comunque non mi ha mai appassionato. Banalmente non ho mai capito perché al festival della canzone italiana non ci siano i cantanti italiani che uno ascolta tutto il resto dell’anno, ma questi strani soggetti che non conosco, non so chi siano, né mi interessa saperlo. Ma va be’, andiamo avanti.

Queste due apparentemente inutili premesse per dire che invece, ammesso che sia vero, la dichiarazione di Conti di non tornare a presentare il festival mi sembra davvero una cosa da sottolineare con il massimo della lode. Nel Paese dove chiunque una volta accaparrata una poltrona ci rimane incollato come una patella ad uno scoglio, andarsene da vincitore incontrastato, con il massimo dello share, con una plebiscitaria critica favorevole, rivaluta il tipo in questione. Altro che antipatico, è un grande!

Andarsene quando sei alla vetta, abbandonare il tavolo all’apice del risultato è un’ebbrezza per pochi. Fare il passo indietro non perché gli altri non ne possono più, non per andare a nascondersi in qualche buco sperando che nessuno ti cerchi. Al contrario, come Cincinnato, andarsene all’apice della gloria, dopo aver sbaragliato le truppe nemiche e dedicarsi alla cura dell’orto. Che goduria! Farlo una volta, farlo al meglio, al massimo delle possibilità. E poi basta, mai più. Ecco, uno dei guai di questa società è che abbiamo perso il senso del mai più.

Se davvero non torna debbo proprio rivalutarlo. Anzi, sapete che vi dico? Diventa il mio eroe. Quasi quasi gli chiedo l’amicizia su Faccia libro.