Avatar di Sconosciuto

Columbus Day

Il lunedì mattina è il momento delle domande senza risposta. O detta in altra maniera, della domande senza senso, quelle un po’ fini a se stesse, che ti fai proprio per non affrontare la realtà di un’intera settimana da attraversare prima di arriva al prossimo week end. E quindi, ascoltando alla radio che oggi, 12 ottobre, si festeggia il Colombus Day, mi sono chiesto se c’è qualcuno oggi che abbia la stessa follia, la stessa lungimiranza, lo stesso coraggio di quel genovese che si mise in testa di andare verso l’ignoto per dimostrare che la terra è rotonda.

E se anche ci fosse qualcuno così folle e così geniale, siamo sicuri che ci sarebbe un Re di Spagna disposto a finanziare un progetto così assurdo e periglioso (ho sempre sognato di utilizzare l’aggettivo “periglioso” in una frase di senso compiuto)? Perché effettivamente chi è che non vorrebbe scoprire la cura per sconfiggere il cancro o il modo di teletrasportarsi dall’altra parte del mondo, un motore che giri ad acqua o la possibilità di eliminare la pioggia il giovedì sera? Ma chi pagherebbe per questo?

“Siate affamati, siate folli” diceva Steve Jobs: il guaio è che qui vedo tanti folli nei posti di comando e tanti affamati sotto schiaffo. Non credo che il vecchio Steve intendesse esattamente questo. E quindi, tornando alle domande del lunedì mattina, quelle senza senso e senza risposta, cari viaggiatori ermeneutici, se domani uscisse fuori davvero qualcuno tanto affamato e tanto folle da voler affrontare l’ignoto per scoprire un nuovo continente, avremmo il coraggio di perdere di vista la riva conosciuta per seguirlo?

Avatar di Sconosciuto

La Nina, la Pinta e la Santa Maria

Sei testardo, questo è sicuro, quindi ti puoi salvare ancora, metti tutta la forza che hai, nei tuoi fragili nervi (Edoardo Bennato)

E’ difficile portare avanti idee innovative, stravolgere modi di pensare, convenzioni, conoscenze tradizionali. Non è da tutti. Molto meglio adeguarsi al resto del mondo che provare a adeguare il resto del mondo a noi stessi. Anche i più intelligenti, anche quelli dotati di intuizioni geniali, spesso poi, di fronte alle inevitabili difficoltà, sono abbastanza naturalmente portati a pensare: ma sì, sai che ti dico? Lasciam perdere! Non ne vale la pena.

Se invece la pena è talmente forte, che ti brucia dentro come un reflusso esofageo, che non ti fa stare in pace, non solo con gli altri, ma soprattutto con te stesso, allora trovi la forza per andare avanti e continuare nella tua idea. Convinto delle tue ragioni. Sicuro che sia il resto del mondo a non aver capito un cazzo e che solo tu e pochi altri abbiano visto giusto.

Ti armi delle tre caravalle, ci metti sopra tutto quello che hai: la Nina è l’idea, la Pinta è la spinta che te ne fa innamorare al punto da seguirla fino in capo al mondo, la Santa Maria è la tua capacità di convincere gli altri a seguirti. Quindi novello Colombo parti. Lasci tutto alle spalle, abbandoni paure e reticenze, sicuro che per vivere una vita luminosa e più fragrante devi andare oltre la collina, dove quasi sempre brilla il sole. Quel quasi però è decisivo.

Perché anche se hai l’idea, anche se trovi il coraggio di seguirla, anche se convinci qualcuno a venire con te, anche se alla fine hai ragione, il mondo è davvero come dicevi tu e non come pensava il fottutissimo resto del mondo, anche in quell’unico caso potresti aver fatto un errore madornale. E se anche potresti aver ragione, hai comunque torto.

Tra te e la verità potrebbe esserci un intero continente. Che non avevi considerato.