La Nina, la Pinta e la Santa Maria

Sei testardo, questo è sicuro, quindi ti puoi salvare ancora, metti tutta la forza che hai, nei tuoi fragili nervi (Edoardo Bennato)

E’ difficile portare avanti idee innovative, stravolgere modi di pensare, convenzioni, conoscenze tradizionali. Non è da tutti. Molto meglio adeguarsi al resto del mondo che provare a adeguare il resto del mondo a noi stessi. Anche i più intelligenti, anche quelli dotati di intuizioni geniali, spesso poi, di fronte alle inevitabili difficoltà, sono abbastanza naturalmente portati a pensare: ma sì, sai che ti dico? Lasciam perdere! Non ne vale la pena.

Se invece la pena è talmente forte, che ti brucia dentro come un reflusso esofageo, che non ti fa stare in pace, non solo con gli altri, ma soprattutto con te stesso, allora trovi la forza per andare avanti e continuare nella tua idea. Convinto delle tue ragioni. Sicuro che sia il resto del mondo a non aver capito un cazzo e che solo tu e pochi altri abbiano visto giusto.

Ti armi delle tre caravalle, ci metti sopra tutto quello che hai: la Nina è l’idea, la Pinta è la spinta che te ne fa innamorare al punto da seguirla fino in capo al mondo, la Santa Maria è la tua capacità di convincere gli altri a seguirti. Quindi novello Colombo parti. Lasci tutto alle spalle, abbandoni paure e reticenze, sicuro che per vivere una vita luminosa e più fragrante devi andare oltre la collina, dove quasi sempre brilla il sole. Quel quasi però è decisivo.

Perché anche se hai l’idea, anche se trovi il coraggio di seguirla, anche se convinci qualcuno a venire con te, anche se alla fine hai ragione, il mondo è davvero come dicevi tu e non come pensava il fottutissimo resto del mondo, anche in quell’unico caso potresti aver fatto un errore madornale. E se anche potresti aver ragione, hai comunque torto.

Tra te e la verità potrebbe esserci un intero continente. Che non avevi considerato.

 

Space Cow Boy

– Le vede signore?
– Quando sono apparse sui monitor?
– Esattamente 22 minuti fa.
– Non riusciamo ad inquadrarle meglio?
– Negativo signore. Arrivano dalla direzione di Alfa Centauri e si portano dietro detriti spaziali tali da impedire un’esatta identificazione.
– Ma da lì, che cosa possono essere?
– Forse faremmo meglio a chiederci chi possono essere…
– Quando entreranno nella nostra atmosfera?
– Calcolando una velocità costante direi tra 12 ore, 29 minuti e…
– Va bene. Ci risparmi i secondi tenente, temo siano importanti anche quelli.
Il colonnello Jackdogs, responsabile del Centro Unico di Osservazione Terrestre, era molto preoccupato. La polvere delle stelle non rendeva nitida l’immagine, ma dai radar era chiaro che tre veicoli sconosciuti si avvicinavano all’atmosfera terrestre a tutta velocità. E ora che doveva fare? Quanto avrebbe potuto tenere nascosta quella notizia prima che fosse di dominio pubblico? Doveva parlare con il presidente degli Stati Uniti Terrestri e doveva farlo al più presto.
– Ho terminato ora con il presidente e con tutti i responsabili della sicurezza. Non devono entrare nella nostra atmosfera: prima si spara, poi chiediamo chi è. Non possiamo correre rischi. E del resto se avessero intenzioni pacifiche non si sarebbero precipitati qui a quella velocità.
– D’accordo Colonnello, li affrontiamo con l’Air Force One e gli spariamo addosso delle testate nucleari. Non avranno nemmeno il tempo di dire buon giorno!
E così fu. Le bombe al plutonio gli andarono incontro, centrandoli con millimetrica precisione, non ne restò neanche il più piccolo detrito.
Di loro nessuno seppe più nulla.
Certo, questo era uno scherzo del destino! Proprio lui, il Cow Boy dello spazio, che aveva attraversato tutti i mondi conosciuti e le stelle più lontane, proprio lui che aveva sempre sognato di incontrare forme di vita aliene, doveva scontrarsi con degli extraterrestri lì, a due passi da casa e distruggerli prima ancora di conoscerli, di capire, di sapere. Che strano destino!
Ma ora che il pericolo era passato, quella era la prova inoppugnabile che esistevano altre forme di vita e bisognava andare a cercarle, capire da che pianeta venissero.
Così il colonnello Jackdogs riuscì ad ottenere fondi e permessi per organizzare una nuova missione spaziale. La Nina, la Pinta e la Santa Maria partirono in direzione Alfa Centauri in una fresca mattina di aprile. Jackdogs coronava il suo sogno: nuovamente in viaggio per scoprire i misteri dell’universo, in cerca di mondi sconosciuti, di cieli e terre nuove. Viaggiarono per giorni e giorni e i giorni divennero settimane, le settimane mesi, i mesi anni: il tempo correva ed insieme sembrava fermo per loro. Videro cose straordinarie, stelle bellissime e pianeti dai mille colori, ma nessun essere che in qualche modo potesse far pensare ad altre forme di vita. Fecero il giro intero della galassia, in cerca della nuova India da colonizzare, rischiando più volte di perdersi nell’oceano dell’infinito. Ma le apparecchiature di bordo non potevano sbagliare: concluso il giro automaticamente li avrebbero riportati a casa. Ed eccola Itaca, il pianeta azzurro, mai così bello, mai così familiare. Ma invece delle fanfare e delle bandiere a dargli il benvenuto, in quella fresca mattina di aprile, fu l’Air Force One. Che senza alcun avviso gli tirò addosso tre testate nucleari.
Di loro nessuno seppe più nulla.