Fatti i tic tuoi!

Andare in metropolitana (attività che ho ripreso con continuità, arrendendomi all’assoluta ingestibilità del traffico cittadino) permette di leggere di più. E già questo è un bel vantaggio. In più, quando leggere è impossibile per la troppa gente o semplicemente perché vuoi fare una pausa, hai un punto di osservazione straordinario sulle persone. Perché la metro è uno di quei luoghi in cui una massa di persone riesce ad essere sola: chiunque viaggia in quel “trasporta poveri” che è la metropolitana, ha imparato che isolarsi è una necessità di sopravvivenza. Chi legge, chi ascolta la musica, chi dorme ad occhi aperti, ognuno ha il suo metodo per essere solo in mezzo a tanti.

Se per un attimo si esce dalla propria bolla e si comincia a guardarsi intorno, si possono osservare gli altri come se fossero in perfetta solitudine (la stessa cosa succede in macchina: per questo al semaforo vedi gente che si trucca o che va alla ricerca di tesori perduti dentro le proprie narici). E si possono vedere i piccoli tic o le manie che ognuno di noi ha, quei gesti inconsci che tendiamo a ripetere senza rendercene conto. Chi alza gli occhi o il sopracciglio, chi si gira i pollici, chi si aggiusta i capelli, chi si mangia le unghie e chi si tocca la barba. Senza accorgercene perché i tic sono come il solletico: su se stessi non funzionano, non esistono, solo gli altri possono farlo.

E non possiamo farci nulla, non possiamo nasconderli, perché fanno parte di quella modalità di presentarsi agli altri che non abbiamo scelto, ma che utilizziamo automaticamente. Forse per nascondere quello che siamo veramente? Perché noi siamo convinti di non avere tic (a parte Nadal, forse!) Ma allora chi siamo veramente? Forse, se riuscissimo a uscire da noi stessi e osservarci con gli occhi degli altri, stenteremmo a riconoscerci. Una volta di più le cose, le persone, la realtà, non sono quello che sembrano. Eliminati i tic, tolte maschere e scudi, almeno noi, lo sappiamo chi siamo realmente?

Troppe domande, mi sa che mi rimetto a leggere.