L’amico geniale

“Ha buttato la sua laurea, vive solo di parole, ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore….”

Marco è l’amico di infanzia che sapeva fare i conti a mente, mentre tu ti aiutavi con le dita. Quello che non aveva amici, non giocava a pallone, ma non gli importava. Era quello che costruiva gli aquiloni e parlava con le ragazze ed era l’unico che stavano a sentire, perché era l’unico che sapeva cosa dire.

Alle medie era sempre l’isolato, ma aveva altri amici, più grandi e aveva cominciato a suonare uno, due, tutti gli strumenti che gli capitavano. Perché lui era un genio e questo anche quelli che lo prendevano in giro, non potevano negarlo.

Alle superiori aveva cominciato a fumare, prima di tutti e le donne non riuscivano a stargli lontano. Poi era andato via, perché quelli così hanno sempre un altrove che li chiama. Mi dispiace, restiamo in contatto, ti scrivo, sei il mio unico amico, ci conosciamo da quando siamo nati, ma non c’erano i cellulari, né Facebook e così ti perdi di vista.

Gli anni passano e di Marco si perdono le tracce. Ogni tanto qualcuno riporta notizie strane, chi lo vuole all’estero, chi sposato con una donna ricchissima molto più grande di lui. Qualcuno invece lo racconta perso in strani giri, qualcun altro addirittura in galera. Perché quelli come lui sono sempre fuori dalle regole, sempre oltre, sempre contro. Purtroppo anche contro se stessi. E alla fine si buttano via.

Perché ormai è chiaro quanto avesse ragione il vecchio Lucio: la cosa eccezionale dammi retta è essere normale.