L’amico geniale

“Ha buttato la sua laurea, vive solo di parole, ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore….”

Marco è l’amico di infanzia che sapeva fare i conti a mente, mentre tu ti aiutavi con le dita. Quello che non aveva amici, non giocava a pallone, ma non gli importava. Era quello che costruiva gli aquiloni e parlava con le ragazze ed era l’unico che stavano a sentire, perché era l’unico che sapeva cosa dire.

Alle medie era sempre l’isolato, ma aveva altri amici, più grandi e aveva cominciato a suonare uno, due, tutti gli strumenti che gli capitavano. Perché lui era un genio e questo anche quelli che lo prendevano in giro, non potevano negarlo.

Alle superiori aveva cominciato a fumare, prima di tutti e le donne non riuscivano a stargli lontano. Poi era andato via, perché quelli così hanno sempre un altrove che li chiama. Mi dispiace, restiamo in contatto, ti scrivo, sei il mio unico amico, ci conosciamo da quando siamo nati, ma non c’erano i cellulari, né Facebook e così ti perdi di vista.

Gli anni passano e di Marco si perdono le tracce. Ogni tanto qualcuno riporta notizie strane, chi lo vuole all’estero, chi sposato con una donna ricchissima molto più grande di lui. Qualcuno invece lo racconta perso in strani giri, qualcun altro addirittura in galera. Perché quelli come lui sono sempre fuori dalle regole, sempre oltre, sempre contro. Purtroppo anche contro se stessi. E alla fine si buttano via.

Perché ormai è chiaro quanto avesse ragione il vecchio Lucio: la cosa eccezionale dammi retta è essere normale.

4 thoughts on “L’amico geniale

  1. Per “quel” Marco, un grande dolore. Perché davvero per essere sempre contro e non finire anche contro sé stessi ci vuole una forte personalità. Forse è vero che i grandi doni hanno sempre un prezzo alto da pagare; ma dispiace quando il prezzo uno finisce per aumentarselo da solo. E io credo che “quel” Marco un dono l’avesse. Risento la musica che suonava, le canzoni che cantava, e penso che avrebbe potuto anche valere la pena di pagare un prezzo, ma non quello di cancellare volutamente tutto il buono che hai fatto per rincorrere soltanto il peggio.

  2. Persone come Marco funzionano benissimo nei romanzi di Dostoevskij, ma son difficili da capire per noi comuni mortali, che scuotiamo la testa ma ci teniamo i frutti più pregiati.

  3. Vero… pochi geniali, che io sappia, sanno convivere con il proprio genio e magari trarne profitto… ci pensavo proprio stamattina.

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