Le buone cose di pessimo gusto

Stamattina pensavo a quanto sono strane le sopracciglia. I nostri antenati primitivi avevano su tutto il viso uno strato di peluria uniforme, poi pian piano l’evoluzione ha fatto sì che progressivamente si ritirasse sulla parte superiore del capo, diventando capelli e nei maschi (ma mica solamente!) in quella inferiore, diventando barba. Unici peli irriducibili, isole nel deserto glabro del resto della faccia, le sopracciglia. In effetti quei peli lì non a caso sono gli unici ad avere una funzione, perché riparano gli occhi dal sudore. Ma per quanta corse possiamo fare, per quanto caldo possiamo sentire, ma quanto dovremmo sudare per poter dire “ma sì effettivamente queste sopracciglia sono una bella trovata”?

Ammettiamolo, sono insolite! Un vero e proprio residuo del passato, quasi un monito per ricordarci quella parte animale che spesso vogliamo dimenticare. Pensate per un attimo se invece di lì dove sono un gruppo di peli fosse rimasto in mezzo alla fronte oppure sotto gli occhi. Eppure, nonostante ci siano stati periodi in cui la moda le riduceva drasticamente fino a volte ad azzerarle, ma quanto è orrendo un volto senza sopracciglia?

Al di là della loro presunta funzione salvaocchi, le sopracciglia sono belle. A me piacciono molto! E questa cosa mi ha fatto tornare in mente Gozzano con le sue buone cose di pessimo gusto di cui parlavo con un’amica giorni fa. Ci sono oggetti che ci circondano, che abitano le nostre giornate, a cui siamo affezionati, che sono belle pur essendo brutte, sono comode anche se in realtà la scienza e la tecnica ne hanno inventate di più comode. Un paio di stivali di gomma per portare il cane al prato, lo spremi agrumi manuale, quel vecchio giaccone coprivento, la bicicletta vecchia e arrugginita perfetta per la casa al mare.

E le persone? Non è forse vero che ognuno di noi ne ha? Quei vecchi amici a cui siamo visceralmente legati, ma che sono obiettivamente impresentabili. Amici che a volte spariscono per mesi ma quando li senti è come se ti fossi lasciato il giorno prima, da cui compreremmo una macchina usata, con cui condivideremmo soldi e mutande, ma che non porteremmo mai ad una serata di gala. Buoni, anzi ottimi amici, di pessimo gusto. Un po’ come un bel paio di sopracciglia!