Katia, ci fai o ci sei?

Sta spopolando nel web questo video creato artigianalmente da alcuni impiegati di una filiale di Intesasanpaolo. Il mio amico pank lo ha commentato in questo post attribuendo delle grandi responsabilità all’azienda in questione, che avrebbe chiesto ai suoi dipendenti questa prestazione extra a scopo promozionale.

Non so se sia andata così, anzi ne dubito fortemente. Come già molti lettori sanno lavoro anche io in una grande azienda e anche da noi non è così insolito che i dipendenti si organizzino per realizzare sketch o video ad uso interno (che poi inevitabilmente finiscono in rete). Qui di seguito un fulgido esempio…

Se non altro il nostro fa ridere. Quello di prima no. Non fa ridere per niente, perché non ha nulla di autoironico: vorrebbe chissà, convincere qualche cliente riottoso ad affidare i propri risparmi a questi amorevoli ed appassionati dipendenti bancari. O forse vorrebbe convincere i dirigenti della banca che possono fare affidamento su questa filiale per raggiungere chissà quali risultati.

Mentre Pank appunto, se la prende con l’azienda, che avrebbe in maniera più o meno subdola, spinto i suoi dipendenti a questa figuraccia mediatica, io penso invece che il tutto sia nato dalla fervida fantasia di questa direttrice. La mia venticinquennale esperienza all’interno di grandi aziende mi fa pensare infatti che la tizia in questione non stesse affatto recitando. Insomma, venendo alla domanda del titolo, lei in realtà, non ci fa. Ci è! La sua identificazione con l’azienda è autentica. Il ché non so se sia un’attenuante o un’aggravante, ma sono quasi certo che questa Katia Ghirardi creda veramente in quello che dice e nessuno l’ha costretta a dire o a fare qualcosa di diverso.

Ho incontrato spessissimo nella mia esperienza lavorativa persone come questa povera Katia. Che poi, povera perché? Perché la sta perculeggiando il web intero? Forse invece lei è persino contenta. Si sta immolando per la sua causa, sta dimostrando a tutti quanto davvero ci tiene. Resta da capire quanto questa cosa faccia bene all’azienda e quanto faccia bene a lei. Fa bene all’azienda avere esecutori acritici, tifosi appassionati piuttosto che teste pensanti? Ma delle aziende alla fine, sti cazzi. Chiediamoci soprattutto se fa bene a noi perdere la distanza fra quello che siamo e quello che facciamo.

Perché questa mi sembra la cosa più importante di tutta questa vicenda. In questo periodo incerto, in cui le relazioni si fanno complicate, i rapporti sempre più spesso quasi inevitabilmente si fermano alla superfice, in cui si vince la solitudine nelle piazze virtuali dei social, in cui le grandi ideologie sono belle che tramontate, la necessità di trovare un’identità perduta può arrivare a farci pensare che valga la pena spendere la propria vita per il lavoro.

Non so chi sia in realtà questa Katia. Se abbia una famiglia, un marito, dei figli, un cane. Non so i suoi hobby, le sue passioni, quali libri legga, che musica ascolti, se ama il sesso tantrico o preferisce curare il giardino. Non so quali viaggi abbia fatto, quali sogni avesse da ragazzina, quante volte si è ubriacata con gli amici e quand’è stata l’ultima volta che si è innamorata. In ogni caso, cara Katia, vorrei dirti che vali molto di più. Molto, molto di più.