La festa del lavoro

C’è chi lo va a cercare dall’altra parte del mondo e chi fa lo stesso di suo nonno. C’è quello perfetto e quello sporco che però qualcuno dovrà pur fare. Per qualcuno significa ballare o cantare, per qualcun altro addirittura tirare calci ad un pallone. Per molti è noioso e ripetitivo, per qualcuno è l’unica ragione per alzarsi dal letto la mattina. Chi non lavora non fa l’amore, ma quindi chi fa l’amore lavora?

Il lavoro è un diritto. Ma lavorare è un obbligo. Il lavoro nobilita, ma tutti desiderano le vacanze. Non lavorare è una maledizione, ma per alcuni un privilegio. I giovani lo sognano, i vecchi lo rimpiangono. E’ la base su cui si fonda la nostra costituzione, ma è anche la maledizione di Dio per l’uomo cacciato dall’Eden.

Ma in fin dei conti, il fatto che la festa del lavoro si festeggia senza lavorare, non dovrebbe già di per sè farci capire tante cose?

Io ho sempre l’impressione di fare molto più lavoro del dovuto. Non che sia contrario al lavoro, intendiamoci, il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmene seduto a guardarlo per ore.” (Jerome K. Jerome, “I pensieri oziosi di un ozioso”)