L’avvocato delle cose perse

“E a mano a mano mi perdi e ti perdo e quello che è stato mi sembra più assurdo”

Sarà che io sono un campione a perdermi le cose. Il numero 1. Riuscirei a perdere una cosa anche chiuso in un ascensore. Mi perdo le cose fra le mani. Un attimo ce l’ho, un attimo dopo non ci sono più. Inghiottite nel nulla. La casa nasconde ma non ruba, diceva quella santa donna della mia mamma. Il problema è che nel mio caso le nasconde proprio bene. O forse semplicemente mi dimentico dove sono. Ma  ve l’ho già detto che io mi dimentico tutto, no?

Comunque, nascoste o dimenticate, le cose si perdono. E’ questa l’ineluttabile verità. Ma fin lì pazienza, ormai ho fatto il callo. Il problema è quando si perdono le partite. Tipo l’ultimo derby. Va be’, ma non divaghiamo. Il vero problema è quando si perdono gli amici. E hai voglia quanti amici ho perso in questi quarantotto anni di vita. A volte per colpa mia, a volte per colpa loro, soprattutto per i casi della vita.

I casi, le cose, la cause. Ecco, soprattutto le cause. Perché niente mi fomenta di più della cause perse. I desideri irrealizzabili, quelli che pensi non potranno mai diventare realtà, le persone più improbabili, quelle che pensi non ce la faranno mai, le squadre più imbarazzanti, quelle che non vinceranno mai niente di importante Perché? Perché naturalmente tendo a simpatizzare per le cause perse?

Forse perché non sopporto la boria, l’arroganza, la supponenza dei vincitori. O forse perché penso che dietro ogni sconfitta ci siano le premesse per una vittoria. Come dietro ogni cosa perduta ci siano i presupposti per una cosa ritrovata.

Ecco. E cosa c’è di più bello di un amico ritrovato?

“Ma dammi la mano e torna vicino, può nascere un fiore nel nostro giardino, che neanche l’inverno potrà mai gelare, può crescere un fiore da questo mio amore per te!”