La voce del silenzio

Mi piacerebbe saper trovare le parole giuste, per dire quello che sarebbe giusto dirti, anche al di là di quello che so. Così succede invecchiando che hai bisogno degli occhiali per leggere, perchè la distanza rende chiare le cose lontane, mentre confonde quelle che abbiamo sotto gli occhi. Per capire davvero ti devi allontanare, anche se fa male, anche se costa tanta fatica e forse non ne sei capace.
Ma d’altra parte, il fatto che io non ne sia capace, non significa che non puoi farlo tu: fai quel che dico, non quello che faccio. Anzi, forse proprio quello che non riesco a fare mi appare chiaro ed evidente nella sua necessità, come una musica nel silenzio, che riesci ad ascoltare perfettamente, senza distrazioni o disturbi. Proprio dove io non arrivo è il tuo traguardo. Il fatto che io non l’abbia raggiunto non lo sminuisce, anzi forse ai miei occhi lo rende più prezioso. E se lo raggiungi tu sarà anche una mia vittoria. Perché forse aveva ragione Lacan, amare è donare quello che non si ha.
Volevo stare un po’ da solo, per pensare tu lo sai
E ho sentito nel silenzio una voce dentro me
E tornano vive tante cose che credevo morte ormai
E chi ho tanto amato, dal mare del silenzio
Ritorna come un’onda nei miei occhi,
E quello che mi manca nel mare del silenzio mi manca sai molto di più
Ci sono cose in un silenzio che non mi aspettavo mai
Vorrei una voce ed improvvisamente
Ti accorgi che il silenzio ha il volto delle cose che hai perduto
Ed io ti sento amore, ti sento nel mio cuore,
Stai riprendendo il posto che tu non avevi perso mai
Che non avevi perso mai, che non avevi perso mai!

Della stessa sostanza dei sogni

Il volto di un amico che non senti più, quella foto in cui quasi non ti riconosci, il primo bacio di cui non riesci a ricordare i lineamenti, il suo profumo che ti restava nella pelle, quella canzone che non riuscivi a smettere di ascoltare, le carezze del tuo cane che veniva a far compagnia alla tua malinconia, i titoli di coda di quel film che ti fermavi a rivedere un’altra volta e un’altra e un’altra ancora.

L’entrata del garage di quella strada dove aspettavi che il giorno diventasse notte, la paura di non riuscire a passare quella prova, il senso di liberazione e l’orizzonte aperto dopo che l’avevi superata. Le gioie e i traguardi, le delusioni e le arrabbiature, le ansie e le speranze, le attese e le dimenticanze.

Per dire quello che siamo non basta rimettere insieme tutti i pezzi di noi. Per dire quello che siamo servirebbe raccogliere anche quello che non siamo stati, ma saremmo potuti essere. Servirebbe anche recuperare tutto ciò che siamo stati e non siamo più. Perché quello che ci tiene insieme non sono solo tessuti, fibre, composti chimici. Ci tengono insieme le emozioni, il sentire, il sognare, tutto ciò che in realtà continua far parte di noi, perché ha fatto sì che siamo diventati quello che siamo. Tutto ciò che pensavamo di aver dimenticato, tutto ciò che pensavamo di aver perduto. Ma che non perderemo mai. Davvero anche noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.

E improvvisamente ti accorgi che il silenzio ha il volto delle cose che hai perduto. E io ti sento amore, ti sento nel mio cuore, stai riprendendo il posto che tu non avevi perso mai. Che non avevi perso mai, che non avevi perso mai.”