Anche i conigli, sì, anche loro

Quando finisce una storia non possiamo essere felici. La fine è sempre un concetto difficile da accettare, il termine segna un ostacolo che vorremmo poter superare. Ma a volta non è possibile. Ed il rischio è che l’amarezza che proviamo possa arrivare ad avvelenare l’intera storia, come se tutto quello che è accaduto prima non avesse valore, fosse stato una specie di inganno, di finzione. Quello che resta, alla fine dei conti, è l’ultimo capitolo ed è proprio a partire da questo che spesso giudichiamo tutto quanto il libro.

Ma non dovrebbe essere così. Al contrario. Per quanto possa essere traumatica, deludente, amara la sua fine, una storia andrebbe giudicata nella sua interezza. Andrebbe apprezzata nella sua interezza. Andrebbe ricordata nella sua interezza. Dall’inizio alla fine. Per quanto il suo termine ci possa aver lasciato con l’amaro in bocca, non può e non deve cancellare tutto quello che è successo prima.

Stanotte è morta la nostra coniglietta. Floppy, una coniglia ariete di una bellezza disarmante, è stata con noi solamente per tre anni. Bella e fragile, ha avuto, poverina, una vita molto tormentata: tanti acciacchi, un’operazione al fegato, alla fine il caldo di questi giorni le ha fatto venire un attacco di appendicite che nessun antibiotico è riuscito a debellare.

Ero un po’ scettico quando mia figlia decise di prenderla, ma debbo ammettere che, pur non arrivando all’interazione che può dare un cane, era diventata una componente della famiglia. Forse proprio la presenza di Rose aveva resa un po’ cagnolino anche lei: faceva le feste quando qualcuno arrivava in casa, giocava con la palletta, insomma a modo suo riusciva ad interagire, dimostrava in maniera chiara che si era legata a noi. E noi le abbiamo voluto bene, soprattutto mia figlia, ovviamente. Per chi ha instagramm, qui trovate video e foto delle sue gesta https://www.instagram.com/floppetty_thereal/?hl=it

Allora si pone una questione. Se crediamo in un Dio che è Amore (questa in fondo è l’unica definizione che ce ne danno le Sacre Scritture) è possibile che esistano un amore di serie A ed uno di serie B? E quale senso avrebbe? Se crediamo in un Dio così, non possiamo non credere che ogni storia d’amore abbia un senso. Abbia un valore. Piccolo, infinitesimale rispetto ad altri, ma che non può andare perduto, non può essere cancellato e sparire nel nulla.

Non sappiamo in che modo, non sappiamo quando, non sappiamo come, non sappiamo in fondo neanche il perché, ma se crediamo in quel Dio, che provvede ai gigli dei campi e agi uccelli del cielo, dobbiamo credere che Floppy farà parte del nostro futuro, insieme a mia madre, ai miei amici, insieme a Sancho, a Byllo, al grande Jack e la piccola Rose, i miei cani passati, presenti e futuri. Perché come diceva quel folle saggio di Nietzsche, l’amore esige eternità. Profonda, profonda eternità!

Ci sono più inizi e fini di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia

Quindi volete dirmi che oggi, 21 dicembre inizia l’inverno. Ma come inizia? Perché, ieri cos’era estate? Non dico che dovrebbe essere già finito, ma almeno essere a buon punto! In effetti questa storia degli inizi e delle fini è sempre controversa. Quando comincia una storia d’amore? E quando finisce? Usiamo degli espedienti, prendiamo come punti di riferimenti fatti o date così per praticità, ma in fondo lo sappiamo bene che sono delle approssimazioni.

Se ci pensate persino la data forse più basilare che c’è, il compleanno, è comunque una convenzione. Esistiamo già nel grembo materno, proviamo sensazioni, ci nutriamo: da quando cominciamo a farlo? E chi lo sa! Anche gli artifici giuridici introdotti ad esempio nella legge sull’interruzione di gravidanza, la si pensi in un modo o in un altro, non ci danno una certezza assoluta sul momento in cui si può dire che cominci in modo inequivocabile la nostra esistenza.

E se gli inizi sono sempre incerti, lo sono anche le fini. La fine di un sogno, la fine di una partita (aridaje co’ sto calcio….scusate, ma questa vittoria al 97esimo mi ha lasciato una dose di endorfine che mi sto ancora godendo), la fine di un’amicizia. La morte, potreste dirmi, è l’unica cosa definitiva, anche se per chi crede quello in realtà è un inizio (per la Chiesa è il Dies Natalis e infatti dei santi si festeggia la data di morte, mica quella di nascita). Ma poi in realtà quando cominciamo a morire?

Per questo il solstizio di inverno, mi piace pensarlo non come il principio dell’inverno, ma come l’inizio della sua fine: da domani le giornate cominceranno lentamente ad allungarsi di nuovo. E quindi, sarà pure vero che come diceva Albanese mancano 4 giorni a Natale, ma in ogni caso, con la mia filosofia posso sognare che la primavera in realtà, sia dietro l’angolo!