Amore che vieni, amore che vai

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai (F. De André)

In questi giorni è assurta agli onori onori delle cronache la storia d’amore fra il possibile futuro presidente della Francia Macron e la sua ex insegnante del liceo, di ventiquattro anni più grande. Fra gli altri Adinolfi (per capirci, quello che quando nacque la mamma disse “e il grosso è fatto”) non ha perso l’occasione per sparare una montagna di minchiate  esprimere la sua opinione che sintetizza quello che pensano molti sul carattere “malato” di questa relazione. Complesso di Edipo, facciata per nascondere l’omosessualità, rapporto anomalo, morboso.

Adinolfi dice che non è un rapporto normale. Ma chi l’ha detto che l’amore debba seguire i canoni della normalità? Soprattutto, come si può denigrare un legame che dura da oltre vent’anni? Non conosco i dettagli della storia, anzi mi infastidisce molto questa curiosità pruriginosa che vorrebbe scavare dentro i rapporti che dovrebbero rimanere privati. Ma come scrivevo altrove, come si fa a stabilire se un amore è vero? Come si può fare una classificazione dell’amore, attribuendo un voto, questo vale, questo no, questo è importante, quest’altro non conta, questo è lecito, questo è malato…per fortuna l’amore basta a se stesso e non ha bisogno di altri aggettivi, di altre definizioni o classificazioni.

Un uomo che probabilmente potrebbe avere tutte le donne che vuole, una donna che lascia marito e tre figli, due persone che dopo vent’anni che stanno insieme dicono quasi vergognandosi che non potrebbero vivere l’uno senza l’altra. Forse ha ragione Adinolfi, effettivamente non è affatto un amore normale.