E tu chi vuoi essere?

Incontriamo nella nostra vita persone che anche senza parlare ci interrogano. Colpiscono la nostra mente, il nostro cuore, le nostre viscere. Sono persone di cui potremmo innamorarci oppure di cui potremmo avere paura, perché mineranno le nostre sicurezze, i nostri modi di pensare, il nostro rapporto con il mondo. Per come affrontano la vita, per come non hanno paura del dolore, per quanto sanno ascoltare, per la fiducia e la speranza che ripongono nel futuro. Perché non fanno sconti, non scendono a compromessi. E perché ci costringono ad interrogarci, mettendoci davanti ad uno specchio, chiedendoci “tu chi vuoi essere? Cosa vuoi fare della tua vita?”

Mi ricordo una spiaggia di Anzio, un gruppo di ragazzi spensierati, acciambellati intorno ad un fuoco. Mi ricordo che qualcuno tirò fuori una chitarra e un ragazzo gentile ed ironico, con gli occhi del colore del cielo, cominciò. Cominciò e noi sperammo che non smettesse più, mentre una dopo l’altra suonò Tunnel of Love, Romeo & Juliet e poi le altre, fino a Hand in Hand. Tutta la prima facciata di Making Movies, l’album dei Dire Straits che la puntina del piatto del mio stereo aveva praticamente consumato quell’inverno.

Quel ragazzo era speciale, non bisognava essere un genio per capirlo. Come speciale era la ragazza con cui stava insieme. La loro storia non poteva non diventare speciale, anche se sono certo che entrambi sarebbero d’accordo nel non definirla così. Ma forse aveva ragione Dalla a dire che oggi l’impresa eccezionale è essere normale. Una storia eccezionale allora, che sfida il tempo e che parla oggi come allora e ti dice che il tempo passa e ci cambia: cambia le persone, cambia le storie, cambia tutto. Tranne l’essenziale. Perché l’amore vero esige eternità. Profonda, profonda eternità.