Il giorno in cui smisi di fumare

Roma, maggio 2026

Ti ricordi quando mi dicevano “perché ti sei fissato con questa difesa a 4! Cambia ogni tanto!” Oppure quelli pronti a criticare “perché sostituisci sempre chi è ammonito?” e quegli altri invece che mi rimproveravano qualche acquisto “fai giocare sempre gli stessi, fai qualche cambio ogni tanto”. Meno male che sono andato dritto per la mia strada.

Perché a me non mi basta vincere, a vincere sono buoni tutti. Mi piacciono le iperboli, le idee che viaggiano sulle gambe degli uomini e quando il pallone disegna sul campo quello che hai per la testa, mi sembra di essere dentro una poesia di Bukowsky.

E’ stata dura, ma non mi sono arreso, neanche quando mi rinfacciavano il credo politico. Che poi pure Maestrelli era di sinistra, ma questi son pischelli, magari neanche sanno chi è Maestrelli. Certo forse pure io potevo evitare di andare sotto la curva con il pugno alzato, ma ero troppo felice, avevamo appena vinto il derby. Contro quell’antipatico di portoghese poi, giusto in tempo prima che lo cacciassero…che gusto!

Come questa sigaretta. La devo assaporare per bene, fino al filtro. Quando uno fa una promessa è quella, anche se solo con se stesso: avevo detto, se vinco lo scudetto qui basta, smetto di fumare. Che mi diceva la testa! Forse non ci credevo neanche io. Oppure invece proprio al contrario: ero sicuro! Ed ero anche sicuro che quello sarebbe stato il miglior modo di smettere. D’altra parte i numeri erano dalla nostra parte: 74, 00, 26 succede ogni ventisei anni. Adesso però è ora. Ultimi 90 minuti, andiamo a scrivere la storia.

(Originally published su https://sulpratoverdevola.biancocelesti.org/)

4 Storie (+ una) cromaticamente biancocelesti

Le 4 storie raccontate in questo romanzo sono in realtà un espediente, direi quasi una scusa, per raccontare la quinta storia, che corre parallela alle altre. Parallela, ma anche intersecante grazie a quei giochi possibili nel mondo della carta e la penna, nel quale lo spazio, ma soprattutto il tempo, possono rispondere ad altre regole rispetto a quelle della realtà. E quindi, mentre le prime 4 si svolgono in pochi mesi del 1999, l’altra inizia 50 anni prima e solamente alla fine si riunirà alle altre.

Le 4 storie sono raccontate tutte in prima persona, attraverso la voce degli 8 protagonisti che si alternano sulla scena come fossero tante telecamere puntate sulla realtà, che quindi vedono e raccontano ognuna dal suo punto di vista.

Il racconto nel suo insieme è una specie di biografia non autorizzata (il “Tommaso” protagonista mi somiglia più forse di quanto avrei voluto), ma non solo del sottoscritto. Come scrivevo nella prefazione, è il racconto di una generazione, quella dei figli di chi visse il 68 o forse meglio, dei fratelli minori di chi visse il 77. Una generazione di reflusso (non solo esofageo), disincantata, vaccinata contro i grandi ideali, ma allo stesso tempo (o forse proprio per questo) bisognosa di credere in qualcosa. Anche in qualcosa di frivolo, come forse (anzi certamente) può essere il calcio.

E infatti tutte le storie sono condite, avvolte, circondate dal biancoceleste. Perché il tifo per la Lazio non è un accessorio accidentale alla trama, ma  costituisce la metafora più immediata e calzante per descrivere vizi, virtù, caratteristiche di quei ragazzi dell’85, quindici anni dopo.

E meno male che ci sono le donne! Perché in fondo, queste quattro storie più una, sono un omaggio alle donne, che molto spesso hanno quel pizzico di creatività e soprattutto di voglia di rischiare, di rimettersi in gioco, che riesce a risolvere le situazioni.

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 Dalla 4 di copertina

Si può rovinare un matrimonio per andare dietro ad un Otto perfetto? Si può cadere in depressione perché si voleva cambiare il mondo, mentre ora si è più preoccupati della caduta dei capelli che di come va il Governo? Si possono lasciare marito e figlie per una canzone dei r.e.m.? E poi, cos’è peggio, vedersi sfumare l’obiettivo di una vita oppure raggiungerlo e scoprire che in realtà non è cambiato nulla?

Otto protagonisti, come fossero otto telecamere, che dal loro punto di osservazione raccontano queste quattro storie. Storie cromaticamente biancocelesti, perché il collante di tutto è un’insana, travolgente, immotivata ed irragionevole passione per la più antica squadra di calcio della capitale.

Un quinta storia di sottofondo, una storia d’altri tempi, lunga 50 anni, che lega tutte le altre.

Quattro storie, più una