Se ti rende felice

Sono rimasto vicino, quando era più facile fuggire e sono andato via quando era più comodo restare. Poi ho mangiato carne cruda, così dura che sembrava un cane di Pompei, ma ti ho detto che era buona, perché a volte le bugie sono dolci come le ciliegie e allora diventano più vere della realtà. Tu hai capito e hai fatto un sorriso che era più bello di un tramonto sul mare. Allora ti ho comprato un tappeto di petali di rosa, perché guardarti dormire resta più bello di un goal in sforbiciata sotto l’incrocio dei pali. E poi se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Poi sono andato alla ricerca di un trifoglio con quattro petali, un po’ perché dicevano portasse fortuna, ma soprattutto per capire come fosse possibile cancellare una macchia di frutta su una maglietta bianca. Dopo sono andato a prendere un treno in corsa, per non correre il rischio di essere in anticipo, ma in realtà anche per andare in quel mercatino dell’usato a cercare il numero uno di Tex, che me lo ricordo come fosse ieri, avevo otto anni e mi innamorai di quella camicia gialla con il foulard nero e il cappello da Cow Boy. Perché se ti rende felice, non può essere sbagliato.

Quindi ho cercato di bere per togliere tutta la sete, ma mi sono accorto che bisognava andare molto lontano. La mia buona stella sei tu, anche quando sembri distratta o persa dietro alle mie preoccupazioni, non posso prometterti che ce la farò, ma che non mi arrenderò mai, mai, questo sì! Come quando da bambino costruivo castelli di sabbia vicino la riva del mare e Dio mi è testimone di quanto fossero belli. Per questo te lo ripeto, se ti rende felice, non può essere sbagliato.

If it makes you happy, it can’t be that bad. If it makes you happy, then why the hell are you so sad?

Elogio della velocità

centenario-del-futurismo

Noi affermiamo che la magnificenza dei mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. (Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto del futurismo)

Lo so cosa state pensando e siamo d’accordo: ci sono cose che vanno fatte lentamente. Le cose che vanno assaporate, quelle a cui devi dare il tempo di sedimentare il gusto lungo le papille gustative. Anche quelle che vorresti non passassero mai, quelle per le quali vorresti che il tempo si fermasse per farle durare di più. Ma per il resto ha ragione il buon Filippo Tommaso di cui sopra.

Non la velocità delle macchine, delle moto, quella che puoi raggiungere a piedi o sugli sci. Oddio, anche quella ha un suo perché, è innegabile. Ma a me la velocità che affascina e conquista, che mi fa innamorare è quella della mente. L’accelerazione delle sinapsi, i collegamenti fulminei, le risposte immediate. La velocità della parola giusta e dei silenzi opportuni. Quella delle soluzioni istantanee, che quasi precedono il problema. Le occhiate che colgono prima che arrivi la parola, la capacità di leggere i pensieri e precedere le reazioni, l’intuito che ti fa scelgliere la strada giusta solo annusando l’aria, l’anticipo che brucia l’istante che arriva.

Certo bisogna conoscere. Le cose, le situazioni, le persone. E più le conosci più sei in grado di comprenderle velocemente. Ma la conoscenza non basta. Conoscere ti può portare fino ad un certo limite. Ma per la velocità che intendo io ci vuole qualcos’altro. Ci vuole il comune sentire. Devi salire sopra le affinità, coltivarle con cura e poi cavalcarle come un puledro selvaggio lanciato al galoppo. Ed è così che assapori la velocità della mente e del cuore. La velocità che arricchisce la magnificenza del mondo con una bellezza nuova.