E tu ce l’hai un casco di riserva?

Mi veniva in mente l’altro giorno quando, uscito dalla pontina, ho visto una ragazza, con uno zaino in spalla più grande di lei, che faceva l’autostop. Noi tra cani, bambini, bagagli non avremmo avuto neanche posti in piedi in macchina, ma mi chiedevo: quanti anni sono che non vedevo più qualcuno fare l’autostop?

Io un paio di volte quando ero gggiovine l’ho fatto. Ma soprattutto un sacco di volte mi capitava di dare passaggi a chi lo faceva. Perché ora non più? Non è che negli anni 70 o 80 non ci fosse brutta gente in giro. Non è che non capitassero tragedie orrende. però, non c’è niente da fare, c’era più fiducia in giro.

Ma non è necessario essere coraggiosi per fermarsi a soccorrere una ragazza aggredita che sta bruciando viva. Come non è necessario essere eroi per salvare un bambino caduto da un barcone che sta affondando in mare. Non c’è bisogno di eroi o di martiri. Non abbiamo necessità di atti di coraggio fuori dal normale. Basterebbe lasciare aperta una porta, dare una possibilità.

In fondo non sarebbe troppo complicato. Come quei motociclisti che vanno sempre da soli, che non portano dietro nessuno, eppure hanno nel bauletto un altro casco. Ecco, sarebbe sufficiente quello: avere un casco di riserva. Un po’ come avere una birra in più in frigo. Non è che dobbiamo fare chissà cosa. Dobbiamo lasciare aperta una possibilità. Io, noi, tutti. E magari, pian piano, ricominceremo anche a fare l’autostop.

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