Viva l’Italia

L’Italia viva,
liberata, l’Italia
del valzer, l’Italia
del caffè, l’Italia
derubata e colpita al cuore, l’Italia
l’Italia viva
che non muore, l’Italia
presa a tradimento, l’Italia
assassinata dai giornali e dal cemento, l’italia
con gli occhi asciutti nella notte scura, l’Italia
che non ha paura, l’Italia.

Eh sì, le persone geniali le riconosci dalle sfumature, da quelle piccole grandi cose, quelle novità che rendono nuova, una cosa scontata. Che rinnovano il già vissuto, che rivoluzionano l’esistente e pur mantenendo la stessa melodia, ti danno l’illusione di aver scritto una nuova musica. D’altra parte, chiamarla Forza Italia forse pareva brutto.

 

E’ stretta e lunga

E così sono arrivato al termine di questo lungo, stressante, faticoso ma anche appassionante giro d’Italia. Un mese e mezzo di aerei, treni, macchine, voucher, taxi, alberghi, ristoranti, incontri, paesaggi, persone, vecchi amici e facce nuove, gente allegra e tipi incazzosi, prenotazioni, fatture e ricevute, disdette, inconvenienti e ritardi, cellulari che si scaricano, partenze veloci, digestioni lente, ritmi frenetici e pause improvvise, sonni agitati e sveglie antelucane, cuscini troppo alti e coperte troppo pesanti, aree condizionate a palla e scrosci di pioggia rigorosamente senza ombrello.

Si perdono le misure, saltano i ritmi. Capisci come possono sentirsi i cantanti o le compagnie teatrali. Arrivi in una città e riavvolgi il nastro, pronto per raccontare nuovamente la stessa storia. E’ vero, le facce sono diverse, le domande a volte pure, però la sensazione dello spettacolo, dello show che necessariamente must go on è quasi inevitabile.

Vista così, di corsa e tutta insieme, saltano agli occhi le differenze e le somiglianze. E’ lunga che non finisce mai e davvero paese che vai usanze che trovi: partendo da Bolzano fai prima ad arrivare a Stoccolma che a Siracusa. La distanza non è solo geografica. Però allo stesso tempo è stretta così tanto che per attraversarsala orizzontalmente bastano un paio d’ore: potresti abbracciarla con uno sguardo per capire che in fondo è sempre la stessa.

Differenze e somiglianze che rendono distanti e allo stesso tempo vicini i colleghi, gli interlocutori esterni, i paesaggi dove ti muovi, le persone con cui parli. Comunque la si vuol vedere è bellissima la nostra Italia. Ed il dubbio che non la apprezziamo fino in fondo come dovremmo, che non gli vogliamo bene come meriterebbe, ti accompagna dalla prima all’ultima tappa. Dai portici sotto la Madunnina dove ho cominciato, al lungomare Caracciolo dove il viaggio è finito.

Ora però, come disse Forrest Gump dopo la sua lunga corsa, “sono un po’ stanchino”.