L’ovvio marzo

“And woman hold me close to your heart, however, distant don’t keep us apart, after all it is written in the stars.”

Come si fa a non essere retorici parlando dell’8 marzo? O si legge la Littizzetto (!) o è inevitabile che si cada nella retorica del già detto. E perché c’è una festa della donna e non una dell’uomo. Meno feste e più diritti. La parità tutti i giorni, non solo l’8 marzo. Alla fine tutti gli anni leggiamo su per giù le stesse cose. L’anno scorso avevo tirato fuori una storiella metafisica sulla presunta femminilità del Padreterno, ma insomma è difficile dire cose originali.

Ma poi chi l’ha detto che bisogna sempre essere originali?

A volte l’ovvio ha una profondità che ci sfugge, perché sbagliando diamo per scontata. Invece a me piace la festa della donna. E sapete perché? Perché a fianco a me vive una donna che se la merita. Non solo lei, certo. Ho anche un sacco di amiche belle, profonde e spiritose, geniali a volte.

Però, potendo parlare con cognizione di causa, dico che la mia donna è grande.

E’ lei che mi fa sentire e pensare in grande. E’ lei che mi fa incazzare e ridere alla grande. Che mi fa immaginare e scrivere in grande. Perché è lei che mi fa sognare in grande, che mi fa vivere e provare cose grandi. Che mi fa tentare di amare in grande. Altro che un fiore di mimosa…la mia donna è grande come un albero.

2 thoughts on “L’ovvio marzo

  1. Pingback: C’era proprio bisogno di un post sull’8 marzo? « Viaggi ermeneutici

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