Qualcosa da perdere

Se non diventassimo forti con quello che perdiamo, con ciò che ci manca, con quello che desideriamo e non abbiamo, non saremmo mai forti abbastanza.” (J. Irving, Hotel New Hampshire)

E’ vero che apprezziamo davvero qualcosa quando non è più in nostro possesso o nelle nostre disponibilità? Possibile che capiamo il valore della salute solo quando stiamo male? O la gioia di avere un amico quando non lo sentiamo più? Perdere qualcosa o qualcuno sarebbe dunque l’unico modo per capire quanto è importante? Sicuramente “abituarsi” a quello che si ha, pensare di aver acquisito ora e per sempre certe situazioni consolidate, ci fa correre il rischio di dare per scontate persone o cose al punto di non riuscire più ad apprezzarle.

Quando perdiamo qualcuno o qualcosa, tra l’altro, scatta quel naturale sentimento di rimpianto che ci fa rimpiangere cose, persone, situazioni che poi in realtà non è che fossero poi così realmente importanti. La nostalgia per “i bei tempi andati” ci fa ricordare con benevolenza quello che avevamo, aumentandone il valore al di là della realtà oggettiva. Nei ricordi capita di mettere gli occhi azzurri e i capelli biondi anche a qualche scarrafone! D’altra parte però, sarà stato pure uno scarrafone, però era il nostro! Stava sempre lì con noi, ci faceva compagnia, lo davamo per scontato e ora che non c’è ci manca.

E’ un rischio abbastanza frequente a cui tutti possiamo incorrere e forse è il motivo che spiega meglio di qualsiasi altro concetto perché in amore vince chi fugge: fuggire è determinare una mancanza, il modo migliore per capire quanto sia importante qualcuno. D’altra parte, come dice il papà della strana famiglia di Irving al figlio in Hotel New Hampshire (a proposito, libro straordinario, devo ricordarmi di  inserirlo nella prossima puntata dei consigli di lettura), se vogliamo essere forti dobbiamo imparare a perdere qualcosa o qualcuno. Qualcosa o qualcuno a cui teniamo, che ci mancherà nel momento in cui lo perderemo. Per essere forti abbastanza, dobbiamo essere forti con quello che perdiamo.

Vero, verissimo. Ma chi vuole essere forte? O meglio, cosa siamo disposti a perdere per diventare forti? Io nessuno. E non mi chiedete nulla al riguardo, perché non ho alcuna intenzione di essere forte. Tutt’al più lo posso essere per qualcuno, ma certamente non per me stesso. Posso essere forte per chi mi sta vicino e vuole appoggiarsi a me. Ma se diventare forte significa abituarsi a perdere qualcuno, resterò deboluccio come sempre. A fuggire poi non sono mai stato capace, forse per questo in amore non è che proprio abbia una collezione di successi. Pochi ma buoni direi e comunque, fossero anche pochi, ma farò tutto quello che è nelle mie capacità per non perderne proprio nessuno. Con la testa e con il cuore, proprio come questo gruppo di Seattle che ho scoperto da poco.

 

8 thoughts on “Qualcosa da perdere

  1. Talvolta la nostalgia può essere dettata più dal tempo in cui si viveva una situazione o una storia, Tempo che non torna più. L’oggetto o il soggetto sono solo il titolo del ricordo.

  2. Sono fortissimo a perdere gli amici.
    Grazie a mille due di picche (“duemila di picche”?) posso essere forte a perdere gli amori.

    Tutta questa forza però mi fa sentire come un grissino: non fatemi perdere altro, sennò mi spezzo.

  3. La questione di fondo è che non diamo valore abbastanza al Tempo, al tempo che abbiamo a disposizione. Non ne conosciamo la “quantità” a disposizione, ma per certo è la risorsa più scarsa. Non è questione di nostalgia, di rimpianti, di essere forti o deboli, ma di essere consapevoli che il Tempo è una risorsa scarsa: il nostro e quello dei nostri affetti.
    Fino a che tutto fila liscio, la routine ci illude che ci sia sempre “tempo per…”; quando accade di perdere una persona cara, ci si accorge di avere un mucchio di cose da dire e da fare, cataste di non-detto e di non-fatto.
    L’ho sperimentato ahimè. Io sono già iscritto al club dei “perdi-tempo”.

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