La giusta distanza

La mia amica , l’altro giorno si incamminava mirabilmente (come lei sa fare di solito) in sentieri ricchi di spunti, come quei viottoli di montagna nei quali a destra e sinistra, nel folto degli alberi, si aprono panorami straordinari, a volte semi nascosti, altre volte completamente svelati. E si parlava appunto di giuste distanze. Continuo proseguendo per quel sentiero delineato da lei, provando a disegnare nuovi scorci.

Premetto che sono miope, fin da ragazzino. Il mondo ogni giorno riprende i suoi contorni solo quando mi infilo gli occhiali. Prima è una roba nebulosa, più o meno definita, è questo, ma potrebbe anche essere quello. Una cosa lontana per me diventa indistinguibile. Da qualche anno a questa parte però sono diventato anche presbite, quindi, se porto gli occhiali, anche una cosa vicina diventa altrettanto nebulosa. Paradosso dei paradossi, se tolgo gli occhiali però, da vicino ci vedo benissimo. Quindi lo strumento che mi serve per vedere da lontano è lo stesso strumento che mi impedisce di vedere bene da vicino.

E’ un mondo complicato. Non vediamo quello che abbiamo ad un palmo dal naso e vediamo benissimo quello che ci sta lontano. O al contrario, riusciamo ad analizzare e sviscerare quello che abbiamo sotto gli occhi, ma appena ci allontaniamo la realtà diventa indistinta. E’ vero, esistono gli occhiali multifocali (che sono quelli che ho da qualche anno), ma qui ovviamente non volevo fare un saggio di oftalmica. La miopia e la presbiopia mi sembrano situazioni un po’ più generali, condizioni con le quali dobbiamo convivere per valutare il mondo che ci circonda, gli altri, ma prima di tutto noi stessi.

E qui arriva Jò con le sue giuste distanze. Ma giuste per chi? Per “vedere” e quindi capire chi è vicino e chi è lontano? Ed è possibile trovare una distanza così giusta che sia equidistante da tutto, al punto che si riesca a mettere bene a fuoco sia il vicino, sia il lontano? Oppure saremo sempre costretti a questa continua oscillazione, ad allontanarci per vedere bene il vicino e avvicinarci per vedere bene il lontano? Nel Piccolo principe si dice che “non si vede bene che col cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi“. Ma anche (anzi forse soprattutto) per il cuore vale il discorso della distanza giusta. Ammesso che esista. Piuttosto, invece del buon Saint Exupery, mi viene in mente una frase del mio amato Ludwig, che forse, al di là del discorso sulla misura del vista, coglie un aspetto fondamentale: l’idea è come un paio di occhiali posati sul naso, e ciò che vediamo lo vediamo attraverso essi. Non ci viene mai in mente di toglierli. (L. Wittgenstein)

19 thoughts on “La giusta distanza

  1. La giusta distanza di cui parlavo è quella giusta per me.
    Sono le mie misure, che cambiano di volta in volta e si adattano a cose, persone, situazioni.
    Come ti dicevo di là, stare troppo vicino mi permette di cogliere i particolari, ma mi fa perdere l’insieme che riesco a mettere a fuoco solo allontanandomi.
    Diciamo che Jo ha una vita un po’ yo-yo…😂

  2. Che fatica per ritrovarti!
    Condivido naturalmente, come persona miope e presbite non posso che essere d’accordo. Che bell’articolo hai scritto! Bravo!
    p.s. penso proprio che uscirò da Tweeter… Non ne vale la pena.

  3. Infatti, li ho letti tutti i tuoi articoli ma non c’era la possibilità di commentare ed inoltre io che ti seguivo da tempo non risultano iscritta

  4. A me la fase nebulosa passa solo con il caffè, perché prima le idee sono troppo confuse…
    la distanza dalle cose è un argomento su cui mi sono fatta spesso domande
    secondo me, quella giusta è quella che scegliamo.
    Giusta per noi.

  5. Mi vengono in mente gli epicurei nel X dell’Inferno: come ricorda Farinata degli Uberti, essi vedono bene da lontano, quando guardano nel futuro; ma come le cose si avvicinano e giungono a essere presenti, si sfocano fino a sparire. Alla fine del mondo, ricorda il ghibellino, quando non ci sarà più futuro ma solo eternità, la loro conoscenza morirà completamente. Noi siamo molto più fortunati, perché non vediamo nel tempo ma nello spazio; però, alle volte, è davvero dura sia togliersi gli occhiali di Wittgenstein, sia mettersi abbastanza vicini o lontani. Anche Platone parlava di distanze, a un certo punto, ora che ci penso: il filosofo compie un simile movimento, quando contempla le Idee, perché si allontana per cogliere la sintesi e si avvicina per scendere nell’analisi. Avessimo noi a che fare con le Idee, e non con questo guazzabuglio barocco che è il mondo (cfr. C.E. Gadda)… Tutta questa spatafiata, in conclusione, per dire che l’articolo mi è piaciuto e mi ha dato da riflettere.

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