Chi l’ha detto che non sarà proprio così?

Di fronte alla morte non ci sono parole. C’è rassegnazione e rabbia, tristezza come dicevo qui https://giacani.wordpress.com/2013/10/19/tristezza-nera-nello-stomaco/ . Parole non ce ne sono. Né di consolatorie, né di opportune.  Forse sarebbe meglio non dire nulla. Esserci e basta. E però non si può tacere, perché la morte non può avere l’ultima parola. Allora forse è meglio affidarsi alle parole di chi è senza dubbio più bravo di me.

“Alla morte si pensa continuamente, per tutta la vita, ma mai nello stesso modo: difficile ricordare tutte le forme e i paesaggi e i colori che ha preso dentro di noi l’idea della morte nel corso degli anni e tutti i sentimenti che ha destato nel nostro animo; è l’idea più mutevole che si possa avere; non c’è niente in noi che sia mutevole come l’idea della morte.

A volte pensiamo che ci sarà, dopo la morte, un’altra vita. Ascoltiamo quello che dicono gli altri. Alcuni dicono che dopo morti ci si trasforma in cani o in gatti o in altri animali; non ci dispiacerebbe, perché così potremmo continuare a frequentare la gente e la terra. Molto meno saremmo contenti di diventare degli alberi, perché gli alberi stanno immobili e noi temiamo, nel raffigurarci l’altra vita, sia il troppo moto sia l’immobilità.

Quando pensiamo all’altra vita, abbiamo una gran paura di sentirci lontani dalla terra e sfaccendati, senza niente da fare; non avremo più niente di quello che ci rende oggi l’esistenza così schifosa e insieme a modo suo allegra, calda e marcia e brulicante come ogni cosa vivente; non avremo più i mille interessi pettegoli e stupidi in cui ci troviamo a impicciarci, provandone ribrezzo e piacere; ci chiediamo se ci sarà consentito, da morti, cacciare ancora il naso nei fatti della terra o se invece saremo non più impiccioni ma asettici, indifferenti e severi.

Forse ci toccherà, dopo morti, vagabondare senza tregua nell’aria. Quest’idea ci affatica e ci spaventa perché pensiamo che saremo presto annoiati e stanchi. Ci chiediamo se potremo aver con noi almeno una sedia. Vediamo lo spazio disseminato di sedie, con aggrappati altri esseri costretti come noi a ruotare nello spazio senza riposo.

Altre volte pensiamo che la morte darà riposo. Immaginiamo allora la morte come un piccolo paese, o come una piccola casa o una stanza. Qui abiteremo per sempre, con tutte le persona che abbiamo amato. Delle diverse idee che abbiamo sulla morte, questa è l’idea che più di tutti ci è cara. Il vero riposo è stare sempre con le persone amate. E perché non potrebbe essere così la morte? Chi l’ha detto che non sarà proprio così?”

Natalia Ginzburg

 

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6 thoughts on “Chi l’ha detto che non sarà proprio così?

  1. Io abbraccio l’ipotesi della Ginzburg (che a me piace molto), altrimenti questa vita che senso avrebbe? Perchè dovremmo avere affetti e poi non poterli ritrovare?
    La morte fa paura, io l’ho sfiorata e non mi ricordo niente, non ho visto luci, tunnel, buio…forse ancora non avevo valicato la linea di non ritorno, forse. Qualcuno mi ha detto che la morte è il vuoto dopo, non c’è niente, per questo non ricordo niente.
    Non ne sono convinta, anzi, sono convinta del perfetto contrario.

  2. Chi se ne va lascia sempre un vuoto difficile da colmare con altre cose, con altre persone.
    Ma se in quel momento, in mezzo al buio e alla terra che frana sotto i piedi, c’è nei paraggi un amico come te, non ci si sente poi così soli.
    (Ho letto Ro’, mi dispiace per la moglie del tuo amico. Ti abbraccio. ❤️)

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