Avessimo sbagliato tutto?

Posto che aveva ragione un mio vecchio capo, secondo il quale, sì è vero noi abbiamo degli stipendi di tutto rispetto, ma i soldi veri “o si rubano o si sposano”. Dato per assodato anche che trovare il modo di fare i soldi con i propri hobby sarebbe la vera chiave della felicità (pensa se qualcuno mi pagasse per leggere libri, ascoltare dischi o scrivere minchiate sul blog!), alcuni fatti accaduti recentemente mi hanno spinto a pormi la domanda del titolo di questo post.

Primo fatto. La giovin donzella, ormai lanciata in una brillante carriera universitaria, mettendo a frutto gli oltre quindici anni di nuoto sincronizzato, ha cominciato a tenere dei corsi di nuoto per bambini in un centro sportivo. Un quasi istruttore di nuoto prende 5 euro l’ora.

Secondo fatto. Il giovin virgulto prossimo alla maturità ha bisogno di ripetizioni di matematica. Più che vere e proprie ripetizioni, ha bisogno di qualcuno che stia lì con lui ad esercitarsi. Questo ha detto la sua prof agli ultimi colloqui. E dunque troviamo un ragazzo in gamba, prossimo alla laurea in ingegneria che si sostenta gli studi dando ripetizioni. Un quasi ingegnere prende 15 euro l’ora.

Terzo fatto. Qualche disgraziato ha provato a rubarmi la macchina. Forse disturbato dalla polizia, forse dissuaso dalla pulizia, fatto sta che l’unica cosa che è riuscito a fare è rompere la serratura dello sportello. Porto la macchina dal meccanico e risolvo la questione: “dottò, è andata bene, non ho dovuto cambiare il pezzo, mio figlio in un’ora di lavoro gliel’ha sistemato“. Un quasi meccanico prende 40 euro l’ora.

Sì, temo proprio che abbiamo sbagliato tutto.

11 thoughts on “Avessimo sbagliato tutto?

  1. La mia estetista per farmi la nail manicure prende 30 euro in 40/45 minuti.
    Non aggiungo altro, sennò adesso arrivano quelli a dirmi: “Ah, parli proprio tu che hai un lavoro fisso…”.
    Lavoro fisso. Meno male che tu sai.🙄

  2. Pare sia in corso una svalutazione delle lauree, neanche fossimo un Paese di universitari incalliti… A occhio, direi che chi ha in mano il pallino teme di assumere “dottori” o quasi tali, perché hanno questo brutto vizio di far valere i diritti economici connessi al poter scrivere “dottore” sul biglietto da visita. Magari sono maligno io, intendiamoci; ma mi sembra bene riformulare la domanda: posto che qualcuno ha davvero sbagliato tutto, mi chiedo chi: quelli che hanno deciso si diventare ingegneri o dottori di vario tipo ovvero quelli che non hanno arginato quella strana svalutazione, magari addirittura favorendola? Hanno sbagliato i giovani appassionati di cultura o i legislatori supini a ogni desiderata giungesse dalla borsa valori? Lo so, è una domanda da un milione di dollari – novecentomila euro e qualcosa o, a preferenza, un miliardo ottocento milioni e il-resto-mancia di lire. Ma prima o poi sarà importante che ci diamo tutti una risposta.

  3. Penso che ognuno possa darsi quella che preferisce, dipende dalle priorità che dai alla tua vita? Se le priorità fossero i soldi, certamente studiare non è più una leva così determinante come si poteva pensare un tempo

  4. Non è tanto una questione di soldi, credo, quanto di ascensore sociale: l’università è aperta a tutti per aiutare anche chi non è avvantaggiato in partenza a migliorare il proprio tenore di vita; ma oggi l’ascensore è fermo, e lo è almeno da vent’anni. Non è questione di soldi ma di Stato sociale che non c’è più.

  5. Per come la vedo io, i titoli di studio garantivano (abbastanza) un buon grado di benessere, ma non hanno mai portato la ricchezza, che arrivava per altre strade, di solito un po’ trasversali. Chi veniva da famiglie benestanti di solito era facilitato, ma oggi pure. Il lamento dell’idraulico che prende più di un professore è piuttosto vecchio, ma nessuno (tranne gli idraulici, immagino) cerca di far fare l’idraulico ai suoi figli, che spesso si trovano stipati in settori sovraffollati frutto di studi dove sono stati indirizzati da esperti premurosi che garantivano che “una formazione di base aiuta sempre”. Io che scrivo, con la mia licenza classica e la mia laurea in Lettere, non avrei proprio saputo nemmeno da dove cominciare per diventare idraulica, ma nel decennio e passa in cui pascolavo malamente con lavori assai sottopagati, per quanto specializzatissimi, ogni tanto qualche domanda me la facevo, e non riuscivo a capire perché nessuno aveva mosso un dito per darmi una possibilità di tentare un lavoro un po’ più pratico, o la possibilità di farne uno, solo perché scrivevo abbastanza bene e mi piaceva leggere, ma direi che valga anche l’inverso e di sicuro un idraulico che decidesse che i tubi non sono tutto nella vita e volesse tentare di passare all’archivistica e al latino medievale ci avrebbe le sue brave difficoltà, prima di tutto in famiglia.

  6. Non è che gli idraulici guadagnino chissà che cifre… se sono onesti. Mio marito è idraulico, ha 37 anni e la schiena distrutta, ma non può curarsi perché essendo autonomo i quasi 8 € l’ora che prende li vede solo se effettivamente lavora.
    Io con una laurea umanistica arrivo a 10.

  7. Credo che la differenza in realtà sia tra chi si fa scrupoli e cerca di essere onesto e corretto, e chi no.
    Ho colleghi incompetenti che però fingono grande bravura e guadagnano bene, io preferisco dire “ho sbagliato” quando è così.

  8. Quando dissi ai miei genitori che intendevo far loro conoscere il mio futuro marito, mi chiesero notizie del nubendo. Quando seppero che aveva 10 anni più di me storsero
    il naso; quando dissi che era comunista inorridirono, a mia madre venne quasi un mancamento per lo choc. Quando però dissi che era idraulico ci fu quasi un’ovazione! Ha ragione Elipiccottero, se l’idraulico è onesto non è che aprendo le finestre il denaro entri a profusione. Noi non ce la passiamo male, ma perché lavoriamo in due

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