Damnatio memoriae

Fa molto scalpore in questi giorni questo furore iconoclasta, che indirizza la rabbia delle persone verso figure del passato che più o meno legittimamente sono indicati come simboli di torti o nefandezze del presente. Ricordo un fenomeno analogo dopo la caduta del Muro di Berlino, con le nazioni delL’Europa dell’est che staccandosi dal comunismo volevano cancellare le tracce di anni di dominio sovietico abbattendo le statute dei vari Stalin, Lenin e compagnia bella.

Quello fu un momento di liberazione vera e propria e davvero dietro al discorso simbolico c’era un anelito di novità, l’esigenza di voltare pagina e cancellare un recente passato odioso. Ma ora, cosa dovrebbe significare abbattere la statua di Cristoforo Colombo? Perché ha portato le patate e i pomodori in Europa? Perché ha diffuso il pesto alla genovese fra i nativi americani? Mi sembrano delle lotte molto pretestuose, frutto più della rabbia post Covid con il relativo impatto economico, che altro.

Discorso analogo, ma diverso, quello che sta accadendo da noi sulla figura di Montanelli. Personalmente mi piace ricordare più l’uomo con la schiena dritta, che pur di non piegarsi ai diktat berlusconiani, ebbe il coraggio di lasciare il suo Giornale, piuttosto dello stupratore di africane minorenni. Ma certo in lui c’erano entrambe le facce. E come ha detto giustamente più d’uno, non è tanto il ventenne in armi che va condannato, quanto l’uomo maturo che 50 anni dopo non riusciva a riconoscere ed ammettere l’orrore compiuto.

Il padre era talmente anticlericale da scegliere per lui un nome che non fosse appartenuto a nessun santo del calendario della Chiesa (lo voleva chiamare Cilindro, da cui poi venne fuori Indro), ma addirittura fra i suoi secondi nomi, il profetico genitore gli appioppò anche quello di Schizogene, nome coniato dal greco che significa “generatore di separazione”, ovvero, più volgarmente, ’seminatore di zizzania’. Non si può certo dire che non gli calzò a pennello.

In ogni caso, secondo me, quel vecchio scureggione si starà facendo grasse risate alla faccia di discepoli e detrattori, perché se me lo ricordò un po’ e se ho imparato a conoscerlo leggendo i suoi libri ed i suoi articoli, non sarebbe certo stato d’accordo ad essere ricordato con un monumento. Forse non gli sarebbe piaciuta neanche la colata di rosso, perché magari gli avrebbe ricordato l’attentanto di cui fu vittima proprio lì vicino per mano delle Brigate Rosse, ma chissà.

In ogni caso, come aveva detto bene Pertini riguardo l’episodio di Piazzale Loreto, i nemici vanno affrontati da vivi: imbrattare o abbattere statue mi sembra un bel modo per sfogare la rabbia, non certo per combattere idee sbagliate.

 

 

16 thoughts on “Damnatio memoriae

  1. Il punto secondo me non è se è giusto o sbagliato dipingere la statua di Montanelli. – tante statue di gente assai ridspettabile sono state travolte e distrutte, e magari in seguito restaurate. Ma quelli che oggi gli danno di pedofilo perché si prese una ragazzina in moglie (suppongo venduta dalla famiglia in cambio di soldi, cibo o simili, la storia gliel’ho sentita raccontare una trentina o quarantina di anni fa, e sul fatto che sia stato uno stupro ci andrei più cauta)mostrano molto chiaramente di non sapere nulla della guerra d’Africa, dell’Italia di ottant’anni fa e di Montanelli, semplicemente una mattina qualcuno si è alzato e ha urlato “Montanelli è un pedofilo, sputiamogli sopra” e in tanti sono corsi a farlo senza sapere chi era Montanelli e per quali circostanze era definito pedofilo. Ma io mi domando: in questo momento, che accipicchia di senso ha perder tempo con le statue di Montanelli? Montanelli ha avuto la sua importanza da vivo, magari ne tornerà ad avere tra qualche decennio, ma non mi dite che nel dibattito più o meno culturale dei nostri tempi conta qualcosa!

  2. Questa furia iconoclasta mi ricorda i talebani che distrussero con la dinamite i monumentali Buddha di Bamyan e poi ancora Daesh che distrusse i resti antichi di Palmira. Una bella prova di coerenza e memoria.

  3. Per il fatto che in democrazia si voglia agire come i talebani che quegli stessi hanno bombardato in nome dei “sani” valori occidentali e di quella stessa democrazia che stanno stuprando in nome di una libertà che non significa essere liberi di sparare cazzate immani (cit. Alex Drastico nella maledizione del motorino rubato). Sì perché non sminuisco la portata di queste cazzate rimbalzate e rinforzate dai media: allora buttiamo giù il Colosseo perché simbolo dello schiavismo, della violenza su uomini e pure animali nonché martirio dei cristiani? Romolo, abbi pietà…non avere pietà di costoro.

  4. salve a tutti. questo dibattito attorno alla statua di Montanelli non è inutile. Io per esempio ho scoperto solo 2 giorni fa che la sposina era infibulata, e che Montanelli chiese alla suocera di aprigliela – non proprio come sbucciare un mandarino. Non sapevo che la definiva animaletto o bestiola puzzolente (nel 2000).
    Montanelli ha avuto il monumento grazie all’attuale revival neofascista, e vi risparmio i commenti di mio marito, leggendario esempio di maschio bianco etero, non certo un femminista radicale, che non passa mai di lì senza esprimere il suo vivo disappunto. Poi, aveva ragione Pertini, e non manca la scelta di individui deplorevoli tra i vivi.
    In Belgio vorrebbero disfarsi dei monumenti del depravato re Leopoldo, quello del Congo. La recente storiografia ha sollevato il velo sul Colombo governatore, anche lì cose brutte ma poi diventate la regola per i secoli successivi. Se vi sentite di spiegare agli indigeni che sono degli ingrati isterici e Colombo ha fatto anche cose buone accomodatevi. Con un po’ di fortuna penseranno che state parlando di Peter Falk.
    La maggior parte degli attuali iconoclasti un paio di anni fa si sarebbe accontentata di una piccola targa esplicativa, a Bristol erano quasi 20 anni che comitati civici chiedevano una targhetta che spiegasse che l’illustre benefattore aveva fatto i soldi vendendo persone.
    Vendere persone era legale. cucire bambine era legale, comprarle era legale. Buttare vernice è vandalismo, ovvero “la tendenza a devastare ciò che è bello, buono, utile, per stupida prova di forza o per ottusa insensibilità” ed è un reato penale, come è giusto. Ma è anche giusto chiedersi che valori promuovono certi monumenti.

  5. Hai ragione e come scrivevo, preferisco ricordare Montanelli per aver capito fra i primi la pericolosità di Berlusconi, rispetto ai suoi lati oscuri. Il problema di fondo è che l’indignazione (soprattutto quella “a comando”) è facile, molto facile. E riduttiva, non coglie le complessità, anzi tende a negarle. Forse per questo è tanto di moda

  6. Vorrei portare un elemento nuovo nella questione: la storia del matrimonio di Montanelli io l’ho conosciuta in una intervista negli anni 70, quando ne parlò, definendola appunto “un animaletto”. Apprezzai il rigore dello storico nel rievocare le sue sensazioni di allora. E non ricordo che all’epoca ci fosse ombra di polemica.
    Insisto, le cose vanno contestualizzate. Anche riflettendo sulle variabili del tasso di indinniazione. Per esempio, negli anni 30 del secolo scorso ci avevano la pelleabbastanza dura, e non solo in Italia: e non averla, se non ricordo male, era sinonimo di vile efferatezza. Per esempio, insegno in una delle tante SCUOLE dedicate a un tale che in iccasione della prima guerra mondiale evocò la bellezza del cando bagno di sangue rigeneratore che lavasse via l’appiccicume di tante lacrime materne.

  7. Appunto! Per non parlare dei tanti “depravati” che però giustamente vengono osannati per il genio artistico: Caravaggio, ma anche più recentemente Picasso, per non parlare dei poeti decadenti. Invece Hitler era vegetariano, asessuato e amava gli animali….così, per dire!

  8. Questa storia ha colpito molto anche me, ma non avrei saputo esprimere così bene la mia posizione.
    È maledettamente vero che non siamo più capaci di dialogare, di approfondire, di accettare che le questioni possano esistere per suscitare altre domande. 😦

  9. Il fatto è che i mezzi di comunicazione non sono neutri, non sono solo strumenti, ma veicolano contenuti essi stessi. I social, le messaggistiche sui cell hanno grandi pregi, ma per scrivere Delitto e Castigo ci vuole un libro. E va bene youtube, ma per una storia come C’era una volta n America ci vuole un film di tre ore. provo a spiegarlo ai miei figli cosa si stanno perdendo, ma obiettivamente non credo di essere stato convincente

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