Indignazione a comando

La polemica iconoclasta di cui già scrivevo nel precedente post non accenna a diminuire. Anzi, a macchia d’olio si allarga fino a comprendere luoghi e volti della memoria collettiva di ogni ordine e grado. Negli Stati Uniti dalle statue di Colombo era facile prevedere che si sarebbe passati a quelle dei generali confederati (non si salva nemmeno Via col vento!). In Europa ci si interroga su figure orrende come Leopoldo del Belgio (uno dei peggiori carnefici dell storia coloniale) e da noi infuria la polemica montanelliana che già però si allarga ad altri personaggi, come Pasolini.

Interessante ascoltare le motivazioni dei sostenitori e dei detrattori dell’uno e dell’altro. Come sempre è molto più facile indignarsi per le nefandezze altrui, rispetto a quelle dei cosiddetti “nostri”, verso i quali invece si cerca sempre di essere indulgenti, al limite della rimozione. Il problema di fondo è che l’esercizio critico è un lavoro faticoso, una cosa seria, che prevede approfondire le questioni, perdere tempo, senza utilizzare facili scorciatoie: è cosa c’è di più facile dell’indignazione?

Non si tratta nemmeno di contestualizzare (che chissà perché vale per qualcuno, ma per qualcun altro no, vedi appunto Montanelli Pasolini, oppure se volessimo allargare i discorsi, potrebbe valere per Pinochet e magari non per Pol Pot): alcune cose vanno condannate in assoluto, soprattutto se hanno ancora una loro propagine nell’attualità. Non ha senso prendersela con Colombo perché nessuno vorrebbe oggi imbarcarsi per scoprire un continente, come non avrebbe senso tirar giù la Colonna Traiana perché neanche a Salvini verrebbe in mente di invadere la Tracia. Discutere sulla pedofilia di Montanelli (o Pasolini), ne ha molto di più: questo senza togliere i grandi meriti storici ed artistici dell’uno o dell’altro.

Mi sembra strano anzi che ancora non si sia riaccesa l’annosa questione del cosiddetto Foro Italico. A cui  abbiamo semplicemente cambiato il nome (si chiamava Foro Mussolini), ma per il resto continua ad essere il monumento per esaltare i trionfi (?) dell’era fascista così come l’avevano pensato e costruito ottanta anni fa. Sarebbe bello poterlo definitivamente confinare dentro i libri di storia, un po’ come la Colonna Traiana. E probabilmente ci saremmo anche riusciti, se non ci fosse qualche decerebrato che poi, magari proprio dentro le curve dello stadio lì vicino, non continuasse ad esaltarne le idee, come fossero riproponibili oggi.

Purtroppo non siamo (più) un popolo di santi eroi e navigatori. Siamo soprattutto un popolo di tifosi. Che parteggia o attacca acriticamente personaggi o idee senza mai metterli veramente in discussione. Come in un recente passato, riusciamo a passare da piazza Venezia a piazzale Loreto con una facilità disarmante e la memoria storica di un pesce rosso. Altrimenti non avremmo seguito con tanta facilità tutti i vari imbonitori cantastorie che promettevano ciò che non avrebbero potuto mantenere, soluzioni facili a problemi complessi. Riusciamo a valutare criticamente un personaggio del passato, apprezzandolo per i suoi meriti e censurando con fermezza opinioni o azioni personali discutibili? Indignarsi sui social è molto più semplice. Sarà per questo che va tanto di moda.

13 thoughts on “Indignazione a comando

  1. Non la chiamerei indignazione a comando, ma moltiplicazione dei punti di vista. Poi i cretini prosperano ovunque. Ho un conto aperto con Pasolini, con Polanski, perché hanno sfornato capolavori. Perché dovrei tormentarmi per Montanelli, per aver tenuto a battesimo Travaglio?
    Non sarei così irritata se non mi fossi bevuta la sua versione: un brav’uomo, che si piega alle usanze del paese, ma poi mette da parte qualche soldino per la sua madama, e le trova un marito, il suo devoto attendente indigeno. Che bambina fortunata. Perché abbatterlo, se può diventare un monumento alla crudeltà distratta del più forte? Glassato di rosa sembrava persino meno malevolo.

  2. Io mi sono persa questa polemica di cui però da un paio di giorni leggo (senza capire) o sento parlare. E siccome Pasolini ha fatto tanto per me (sul serio: ha cambiato il mio modo di vedere la letteratura) credo che non mi informerò neanche. Giusto per non cadere nella trappola dell’indignazione facile

  3. Su Pasolini c’è sempre stata un’accurata di pedofilia, che gli costò anche l’espulsione dal PCI. Qualcuno l’ha ritirata fuori come parallelismo con Montanelli

  4. Pasolini era un pedofilo. Così come D’Annunzio un pervertito. Ma ciò non esclude che entrambi abbiano lasciato al mondo delle vere e proprie opere d’arte. Non vorrei dire cavolate, ma credo sia questo l’unico periodo storico in cui di un artista conta più la vita privata delle opere. Un artista deve essere prima di tutto un personaggio. Poi cosa produce produce …

  5. Temo che sin troppo spesso i dibattiti si trasformino in una di quelle tante questioni di lana caprina dove si arzigogolano i progressisti o presunti tali, su cose tipo:
    – statua sì/no?
    – i film di Polanski e Woody Allen sono da boicottare, sì/no?
    – lo yoga è appropriazione culturale?
    – è meglio se metto l’asterisco o se scrivo ragazze/i?
    Intendiamoci, ciò che c’è dietro tali questioni sono temi di rilevanza importantissima; ma quando invece hai solo la questione in sé, il dibattito che diventa fine a sé stesso, beh, quello non è progressismo. È prêt-à-porter.

  6. Eh, se cominci a prendere di mira i sovrani colonizzatori la lista è davvero lunga…. e c’è pure qualche esponente di repubbliche.
    L’idea della statua della prima signora Montanelli non è male. Se non altro così comineremmo a chiamarla per nome!

  7. Adoro sia il tuo articolo sia il commento di Guantoni qui sopra.
    Devo dire, però, che se io fossi quella povera dodicenne, e se in quei panni potessi minimamente cogliere in cosa consiste il discorso, col cavolo che vorrei finire statua a mia volta affinché si possano spandere parole ulteriori. Ma proprio col cavolo. 🙂

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