L’albergo della memoria

Non mi innamoro delle cose. E se è per questo nemmeno delle case. Sono luoghi in cui abito o in cui ho abitato. Mi piacciono, ho bellissimi ricordi in tutte quelle in cui ho vissuto, ma non avrei nessun problema a cambiare anche domani. Solo a Roma sono stato 28 anni in una casa, circa dieci in un’altra e 18 in quella attuale. Nella prima sono nato e cresciuto ed è indissolubilmente legata ai ricordi della mia infanzia, dell’adolescenza, delle feste quelle belle quando arrivava Babbo Natale. Lì dentro c’è il ricordo di mia madre. Nella seconda c’è il diventare uomo, il primo lavoro e poi il secondo, c’è la nascita dei figli. In questa qui c’è la mia vita di oggi e tutte le mie cose.

Ma non mi innamoro delle cose, l’ho già detto. Oggi ci sono, domani potrebbero non esserci più, me ne farei una ragione. Ce ne saranno delle altre. Magari più belle o semplicemente più adatte a quel momento. Non mi innamoro delle macchine. Giro la chiave e si muovono, questa è la cosa che conta, di tutto il resto me ne importa il giusto, ovvero poco meno di nulla. Non mi innamoro neanche più dei libri da quando ho il kindle. E nemmeno dei dischi, ora che c’è spotify. Questo un po’ mi dispiace, inutile negarlo, ma i vantaggi sono maggiori dei rimpianti e quindi, avanti così.

Non mi innamoro delle idee. Anche di quelle più belle, anche di quelle più riuscite. Bisogna saper tagliare i ponti, voltare pagina, ricominciare da capo, magari da una nuova prospettiva, da un punto di vista diverso. Anzi, ho proprio il terrore e il fastidio delle idee che non si evolvono, che restano attaccate al passato, a quelle condizioni irripetibili che le hanno create e rese importanti. La nostalgia è sempre una malattia mortifera.

Mi innamoro delle persone. E anche senza troppa fatica. Poi ovvio, ci sono innamoramenti che durano di più, altri che si esuriscono in breve tempo. E alcuni non finiscono mai. Ma tutti sono travolgenti, appassionanti, valgono la pena di essere vissuti.

Le cose, le case, le idee, le persone sono come inquilini nelle stanze di un albergo. Vanno e vengono, alcune lasciano un buon ricordo, altri li dimentichi subito. Alcune periodicamente ritornano, altri li hai visti una sola volta e non li vedrai mai più. Qualcuno ti fa piacere averlo avuto, ma non lo rimpiangi, qualcun altro lascia una vuoto che riuscirai a riempire con qualche difficoltà. Qualcuno invece decide di fermarsi a lavorare nell’albergo, si avventura nell’impresa di gestirlo insieme a te.

Potrebbe essere l’albergo della memoria, perché in qualche modo, più o meno profondamente, tutto contribuisce a costruire la storia, la mia, la nostra storia. Ogni ricordo è un pezzetto del puzzle, tutti importanti, tutti interconnessi fra loro per creare il disegno complessivo.

10 thoughts on “L’albergo della memoria

  1. mi hai ricordato un po’ Pamuk (hai presente il museo della memoria?). Ma devo decidere se al contrario oppure no. Non so se dici ( e dite, e diciamo) la stessa cosa. Gli oggetti (cose, case e anche idee, se vogliamo) per me sono catalizzatori. Ogni cosa mi riporta a un periodo, a una persona, a un evento. Li amo non in quanto tali, ma perché sono portatori. quindi, semplicemente, da alcune cose non riesco a separarmi senza rimpianti.
    Forse per te è lo stesso, ma i ricordi li porti dentro, non hai bisogno di catalizzatori

  2. Io invece sono quella che si affeziona persino alle bottigliette di profumo vuote. Mi affeziono agli oggetti e alle cose quasi fossero persone, mannaggia a me.

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