10 verità e una bugia

  1. Qualche anno fa, saranno state le undici di sera, sono uscito fuori in terrazzino e ho fatto un urlo che mi avranno sentito anche allo Zio d’America. Behrami aveva segnato il 3 a 2 a un minuto dalla fine, ma non potevo correre il rischio di svegliare i piccoletti e di farla incazzare. Loro non si sono svegliati, lei però si è incazzata lo stesso.
  2. Piuttosto che niente, meglio piuttosto. Che non significa accontentarsi, ma saper apprezzare quello che si ha (o quello che si è).
  3. Penso che Blackbird sia la più bella canzone dei Beatles.
  4. Penso che Totti, se non per la sua bravura, ma anche solo per la sua sportività, avrebbe meritato il pallone d’oro.
  5. Non riesco più a sentire nemmeno l’odore della vodka al limone da quella volta che giocai a poker fino alle 6 del mattino perché volevamo fotografare l’alba sul mare a Porto Recanati. Vennero fuori delle foto molto belle. Dopo aver vomitato anche l’anima.
  6. Mi dimentico tutto. Riesco davvero a cancellare qualsiasi cosa. Apparentemente soffro di amnesie o il mio cervello ha zone grigie inesplorate. In realtà, come scrivevo già altre volte, il muscolo del ri-cordo, non è il cervello, ma è il cuore, il muscolo cardiaco. E quello registra tutto e non si scorda nulla.
  7. Una volta, avrò avuto dieci anni, sono andato a caccia con mio zio, dalle 4 alle 10 della mattina. Non abbiamo preso niente, a parte un’indigestione di more. Forse sarà per questo che da allora preferisco le bionde?
  8. A volte gli altri hanno la sensazione che mentre mi parlano io non li stia a sentire. Ma non è colpa mia se il pensiero è più veloce delle parole.
  9. Ho capito che innamorarsi è relativamente facile. E soprattutto, si può farlo da soli. Molto più difficile è riuscire a non innamorarsi. E qui c’è bisogno dell’aiuto di tutti e due.
  10. Amo le giornate fredde d’estate e le giornate calde d’inverno. Niente mi dà più gusto che sbagliare le previsioni. Per questo penso che bisogna sempre dare un’altra possibilità alle persone. Altrimenti come faranno a sorprenderci?
  11. Un giovedì sera qualche anno fa giocammo sotto la neve. Mi ricordo che ho pensato che non ci fosse niente di più bello che avrei potuto fare su questa terra.

Ed ora mentre ascoltate Blackbird, trovate l’intruso!

(Ringrazio la mia amica Camipepper per l’ispirazione del post. Non seguite il suo blog? va be’, continuiamo così, facciamoci del male!)

 

Blackbird

Era una domenica pomeriggio. Settembre. Forse ottobre. Ma quelle domeniche di ottobre che a Roma ti viene voglia di andare al mare. Invece eravamo nella mansarda di Federica, a giocare a ping pong. Eravamo in loop, una partita dietro l’altra e finimmo per parlare di John Lennon e più in generale dei cantanti che erano morti giovani.

E mentre io mi rammaricavo, ipotizzando chissà quali capolavori avrebbe potuto ancora scrivere, tu ci sorprendesti, con un discorso senza né capo, né coda. Secondo te i musicisti, gli artisti in generale, in realtà morivano quando non avevano più niente da dire. Lennon non avrebbe più scritto nulla, perché tutto quello che aveva da scrivere l’aveva già scritto. La fine arrivava a sancire una conclusione che era già stata definita. Quante volte ho ripensato a quel pomeriggio. Chissà se avessi avuto altre argomentazioni per dimostrarti che non era vero, che non poteva essere così. Chissà.

E poi mi ricordo che facemmo un sondaggio per decidere quale fosse la più bella canzone di Beatles. Faceva fico tirar fuori quelle meno note: troppo banale dire Let it be, o Yesterday. Io, alla fine ero per Here, There and Everywhere. Tu – perché solo tu avresti potuto tirarla fuori – dicesti questa

E devo ammettere, a distanza di trent’anni, che avevi visto giusto tu. Un po’ mi secca dover ammettere che avevi ragione. Ma voglio pensare che anche tu abbia cambiato idea. Magari John ha continuato a scrivere anche lassù. E allora voglio immaginare che ti avrà convinto che in realtà non si finisce mai.