5 consigli non richiesti per vincere l’ansia da prestazione

L’altro giorno, commentando un post dell’amico Gintoki, si parlava delle conseguenze nefaste che può generare la cosiddetta ansia da prestazione. Quella paura di non farcela che ci fa sbagliare l’ultima interrogazione a scuola, la gara di tiro al piattello, la presentazione davanti al megadirettore generale o più banalmente, l’uscita con la lei o con il lui a cui andiamo dietro. E’ un fatto caratteriale, legato all’autostima, che con il tempo possiamo imparare a controllare, migliorando le nostre performance, o comunque attenuando gli effetti più nefasti. Andando avanti con gli anni, corroborati dai risultati ottenuti, la fiducia in noi stessi infatti dovrebbe tendere ad aumentare.

E per chi invece non ce la fa? Per chi, pur avendo lasciato da tempo i banchi di scuola, ne resta ancora vittima, come fare? Ecco a voi, miei cari lettori ermeneutici, 5 consigli minchioni, non troppo scientifici, per controllare l’ansia e migliorare le nostre prestazioni.

  1. Dare il giusto peso alle cose. Molte volte le ansie che ci possono prendere di fronte ad una qualsiasi prestazione, si vincono restituendo a quest’ultima il giusto valore. Riusciremo a superare questa prova? Bene. Non ci riusciremo? Non muore nessuno!
  2. Non tutti i mali vengono per nuocere. Sapete perché si dice che pestare una merda porti bene? Perché in tempo di guerra, pestare una merda significava non pestare una mina e quindi rimanere vivi. Quindi a volte una sonora bocciatura può essere perfino positiva.
  3. Al di là di tutto, mi sento di affermare che in particolari frangenti, un goccio di quello buono aiuta. Date retta a me, l’alcol fa miracoli e spesso fa diventare cuor di leoni anche i più (apparentemente) pavidi.
  4. Secondo “LoveStory” invecchiando ci si rende conto che amare significa “non dover mai dire mi spiace”. Potrei anche essere d’accordo, forse, chissà (ci sarebbe da scrivere un post solo su questo e non è detto che non lo farò). Più in generale però, secondo me, invecchiando ci si rende conto delle situazioni per quelle che sono: delle grandissime, insostenibili, intollerabili rotture de’ cojoni! Che ti fanno domandare “ma chi ce lo fa fare?” Ecco la domanda decisiva: ne vale la pena? Domandiamoci questo e sicuramente l’ansia precipiterà a livelli molto più sopportabili.
  5. Da ultimo, il consiglio più terapeutico che mi sento di dare, una sorta di aspirina per l’ansia, il rimedio che in qualche modo sintetizza e racchiude tutti gli altri consigli precedenti. E che, lascio volentieri ad una delle mie attrici preferite, che senza dubbio esprime il concetto meglio di come potrei dirvelo io….

Riprendere tempo

I been running Monday Tuesday Wednesday
Thursday Friday Saturday Sunday runnin’
Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday
Saturday Sunday. What have I done? What have I done?

Parlavamo ieri con la mia amica M. del blog Trentaquaranta (un blog modaiolo molto fashion che assolutamente dovete seguire) su quanto sia bello, su quanto dia soddisfazione, su quanto ci faccia sentire sollevati, disdire un appuntamento prefissato. Lei indicava l’estetista come suo soggetto preferito. Io invece direi che il top è il dentista. Una telefonata ed è fatta, sei libero.

Tu che stai leggendo, pensa ai tuoi prossimi impegni, agli appuntamenti che hai preso controvoglia e supera le remore che ancora ti tengono prigioniero. Disdiciamo amici miei, disdiciamo! Non c’è nulla di disdicevole. Si tratta semplicemente di tornare ad essere padroni del proprio tempo. Basta semplicemente fermarsi un momento, guardarsi allo specchio e dire, “ma anche no”! Dormiamo un’ora in più, facciamo un bel giro in bicicletta, spegniamo il cellulare, prendiamo un bel libro e sdraiamoci in un parco.

Come trovarsi 50 euro in tasca. Hai improvvisamente del tempo inaspettato, non programmato, un regalo a tutti gli effetti. E nello stesso momento ti rendi conto di quanto non ti andava di fare quella cosa, di andare in quel posto, di incontrare quelle persone. Ma chi ce lo fa fare a vivere in questo modo? Con agende strapiene, incroci improbabili, corse senza fine? Neanche avessimo la polizia alle calcagne!