Chi è Stato alzi la mano

Ma se invece tornassimo, ognuno per parte sua, a ridiventare responsabili di quello che facciamo? Come si fa a dire “non odio nessuno, ma ero disperato”. Eri disperato? Embè? Questo giustifica l’andare in piazza a sparare al primo che passa? E vogliamo parlare dei giornalisti che vanno ad intervistare il figlio undicenne di questo poveraccio? Diritto di cronaca? Ma che razza di Paese siamo diventati? Un Paese in cui 101 deputati votano contro l’elezione a presidente del fondatore del proprio partito, senza ovviamente avere il coraggio poi di dirlo. Un Paese governato da 20 anni da un uomo che ha innalzato la ricerca delle attenuanti a metafora dell’esistenza. Un Paese in cui la novità politica è un movimento fatto di portavoce, più che di individui, ambasciatori della volontà della rete. E come si sa ambasciator non porta pena. Né responsabilità.

Sì, professoressa, è vero, non sono preparato, ma ieri dovevo andare…dal dottore, ecco sì, dal dottore! E’ dai tempi di scuola che cerchiamo giustificazioni a quello che facciamo (o non facciamo). In ogni caso, a scanso di equivoci, nella misura in cui…c’è sempre un “sì però”, un “ma anche” che fa sì che la responsabilità non sia mai del tutto nostra, che le conseguenze delle nostre azioni non siano realmente attribuibili a noi. In fondo anche i nazisti che mandavano gli ebrei nei forni dicevano semplicemente di ubbidire ad un ordine dall’alto.

Ma ce n’è uno che si prenda le responsabilità di dire “sì, sono stato io” senza distinguo, senza attenuanti, o giustificazioni di sorta? C’è qualcuno che ammetta infine di essere lui, sì, esclusivamente lui, il mandante delle proprie azioni?