Stamattina in ufficio ho liberato l’uccello

Sono soddisfazioni. Grandi soddisfazioni. Arrivo in ufficio il lunedì mattina, ancora un po’ assonnato, un bel po’ scoglionato, dopo essermi sciroppato quella consueta oretta in mezzo al traffico della capitale, apro la porta della stanza e lui è lì, piccolo ed impaurito che saltella di qua e di là senza una meta, sembra quasi non riuscire a volare. Debbo assolutamente ricordarmi di chiudere le finestre quando vado via la sera.

Chissà da quanto era lì (non credo molto perché non mi ha lasciato “ricordini” in giro). Ovviamente era terrorizzato e non si lasciava prendere, da solo non avrebbe mai ritrovato la via d’uscita. Allora quatto quatto lemme lemme con molta pazienza e circospezione, gli ho infilato un foglio sotto le zampette, l’ho sollevato ad altezza finestra e sono riuscito ad indicargli la strada per la salvezza. Ci si è buttato a capofitto, ha fatto un paio di volteggi proprio di fronte e poi è sparito all’orizzonte. In fondo non era poi così difficile.

E pensare che io sono  qui da oltre quindici anni e non ci sono ancora riuscito…