Accetta il mistero

Così mi ha scritto un’amica su FB (una che da quello che leggo, se aprisse un blog varrebbe la pena seguire….se lo fa ve lo dico, promesso). Va be’ la sua era una citazione ed il senso era indubbiamente ironico, ma non mi pare un suggerimento così peregrino.

Accetta il mistero. Certe cose effettivamente non vale mica la pena comprenderle. Per esempio la stupidità. O la presunzione, che in fondo ne è una declinazione. Che stai lì a perder tempo per cercare di capire o di spiegare. Ma anche la bellezza. Il fascino, l’attrazione che sentiamo per qualcuno. Dobbiamo per forza trovarne una ragione?

Accetta il mistero. Così com’è, tutto intero, nella sua rotonda imperscrutabilità. Che poi in fondo, per noi cattolici romani, inattuali e estranei alle logiche del principe del mondo, in attesa della beata speranza che tarda ad arrivare, l’incompleta ragionevolezza della realtà, dovrebbe essere quasi un dato scontato.

E invece non è così. Non dormiamo la notte, soffriamo di gastrite di giorno, abbiamo ansie e insofferenze. Perchè i misteri vanno svelati. Perchè il mistero sembra defraudarci di qualcosa, sembra quasi un insulto, un’offesa alla nostra intelligenza. Ma come campiamo male! Accettiamo il mistero. Anzi lasciamoci avvolgere dal mistero. Partiamo insieme al tricheco, all’ippopotamo, al gallo e al coniglio per il magico viaggio nel mistero!

Stamattina in ufficio ho liberato l’uccello

Sono soddisfazioni. Grandi soddisfazioni. Arrivo in ufficio il lunedì mattina, ancora un po’ assonnato, un bel po’ scoglionato, dopo essermi sciroppato quella consueta oretta in mezzo al traffico della capitale, apro la porta della stanza e lui è lì, piccolo ed impaurito che saltella di qua e di là senza una meta, sembra quasi non riuscire a volare. Debbo assolutamente ricordarmi di chiudere le finestre quando vado via la sera.

Chissà da quanto era lì (non credo molto perché non mi ha lasciato “ricordini” in giro). Ovviamente era terrorizzato e non si lasciava prendere, da solo non avrebbe mai ritrovato la via d’uscita. Allora quatto quatto lemme lemme con molta pazienza e circospezione, gli ho infilato un foglio sotto le zampette, l’ho sollevato ad altezza finestra e sono riuscito ad indicargli la strada per la salvezza. Ci si è buttato a capofitto, ha fatto un paio di volteggi proprio di fronte e poi è sparito all’orizzonte. In fondo non era poi così difficile.

E pensare che io sono  qui da oltre quindici anni e non ci sono ancora riuscito…

Posso uccidere il Ciciarampa

Ci hanno sempre insegnato che conoscere i propri limiti è una forma di saggezza. Ma anche non conoscerli. Come già scrivevo altrove, il calabrone non sa che in teoria, per le leggi della fisica e per la sua conformazione, non dovrebbe essere in grado di volare. Non lo sa e quindi vola e se ne frega del fatto di essere un ciccione con le alette troppo piccole.

Spesse volte il limite che ci poniamo è direttamente proporzionale alla fiducia che abbiamo in noi stessi. Bisogna crederci. Oppure bisogna avere qualcuno che ci creda per primo e ci convinca a fare poi altrettanto.

A volte invece non è un discorso di fiducia, ma semplicemente di avere la possibilità di fare qualcosa che fino a quel momento non avevamo fatto. La possibilità è la condizione. Se ti capita di averla e la sfrutti, ti ritrovi magari a dire, “be’, tutto qui?

Altre volte è una questione di voglia. Il dire (o solamente il pensare) di non essere capace di fare qualcosa è la maschera migliore della pura e semplice pigrizia.

Ci sono poi situazioni in cui il limite è oggettivo. Sta lì, di fronte a noi, a volte sopra di noi, come un enorme nuvola viola. Allora dobbiamo cambiare le condizioni, le regole, lo scenario. Dobbiamo far entrare in gioco un vento nuovo, che faccia sì che la nuvola voli via e lasci spazio al cielo azzurro. Per questo ogni stratagemma è lecito. E se da soli non ci riusciamo, allora chiamiamo i nostri amici e invitiamoli a soffiare, come si fa per le candeline sulla torta il giorno del compleanno. Soffiamo tutti insieme, scacciamo via la nuvola, spegniamo le candeline, uccidiamo il Ciciarampa e cantiamo tanti auguri a te.

“Sai Alice, ci sono sei cose impossibili: c’è una pozione che ti fa rimpicciolire, una torta che ti fa ingrandire, gli animali parlano, i gatti evaporano. Esiste un Paese delle Meraviglie. Posso uccidere il Ciciarampa.”

 

The magical mistery tour

Galliani si lamenta del condizionamento che un uso distorto delle tv può operare sulla pubblica opinione. E del conflitto di interessi che ci dici? E dei vecchi che vanno con le ragazzine,  no dai, non essere timido, esprimiti liberamente.

Tzipras dice che è giusto che la Grecia non paghi i debiti verso la Germania. Anzi, chiede i soldi alla Merkel per i danni provocati settant’anni fa dal nazismo. (“Aronne Piperno, non furono i tuoi antenati a lavorare il legno per fare la croce di Gesù Cristo? Potrò esse ancora un po’ incazzato per questa cosa?”)

A Roma ci saranno delle strade dedicate alla prostituzione. Strade dedicate? Ma perché ora invece la Salaria, la Laurentina, la Tiburtina, la Prenestina, la Casilina, l’Appia, l’Aurelia, la Cassia, la Flaminia, il Villaggio Olimpico, cosa sono?

Salvini tiene un comizio pubblico a Palermo, dicendo che lui non è mai stato contro i meridionali. Certo e poi è arrivato un elefante rossa a pallini gialli, che intonando canzoni tirolesi ha offerto del tiramisù a tutti gli abitanti del bosco.

Il bello è che poi sarei io quello che scrive minchiate sul blog!