Posso uccidere il Ciciarampa

Ci hanno sempre insegnato che conoscere i propri limiti è una forma di saggezza. Ma anche non conoscerli. Come già scrivevo altrove, il calabrone non sa che in teoria, per le leggi della fisica e per la sua conformazione, non dovrebbe essere in grado di volare. Non lo sa e quindi vola e se ne frega del fatto di essere un ciccione con le alette troppo piccole.

Spesse volte il limite che ci poniamo è direttamente proporzionale alla fiducia che abbiamo in noi stessi. Bisogna crederci. Oppure bisogna avere qualcuno che ci creda per primo e ci convinca a fare poi altrettanto.

A volte invece non è un discorso di fiducia, ma semplicemente di avere la possibilità di fare qualcosa che fino a quel momento non avevamo fatto. La possibilità è la condizione. Se ti capita di averla e la sfrutti, ti ritrovi magari a dire, “be’, tutto qui?

Altre volte è una questione di voglia. Il dire (o solamente il pensare) di non essere capace di fare qualcosa è la maschera migliore della pura e semplice pigrizia.

Ci sono poi situazioni in cui il limite è oggettivo. Sta lì, di fronte a noi, a volte sopra di noi, come un enorme nuvola viola. Allora dobbiamo cambiare le condizioni, le regole, lo scenario. Dobbiamo far entrare in gioco un vento nuovo, che faccia sì che la nuvola voli via e lasci spazio al cielo azzurro. Per questo ogni stratagemma è lecito. E se da soli non ci riusciamo, allora chiamiamo i nostri amici e invitiamoli a soffiare, come si fa per le candeline sulla torta il giorno del compleanno. Soffiamo tutti insieme, scacciamo via la nuvola, spegniamo le candeline, uccidiamo il Ciciarampa e cantiamo tanti auguri a te.

“Sai Alice, ci sono sei cose impossibili: c’è una pozione che ti fa rimpicciolire, una torta che ti fa ingrandire, gli animali parlano, i gatti evaporano. Esiste un Paese delle Meraviglie. Posso uccidere il Ciciarampa.”