Razzista a chi?

Davanti al forno del mio amico Matteo/Johnny Deep che vi avevo già presentato qui , c’è una signora di chiara origine gitana, seduta in terra che chiede un po’ di compassione e qualche spicciolo al via vai di persone che entrano ed escono dal forno. Una di quelle donne con un’età indefinita fra i trenta e i cinquant’anni. A volte sta con lei un bambino piccolo: sarà il figlio, un nipote? Chi lo sa. Comunque è una figura ormai integrata nel quadro complessivo del quartiere, un volto noto. Con quel viso sorridente, quel salutare tutti quelli che passano.

L’altro giorno una signora del palazzo le si è avvicinata e le ha chiesto se invece di stare lì fuori non le andasse di andare da lei ad aiutarla in casa, nelle pulizie e stirando qualche camicia. “E che vengo a fare la schiava a casa tua?

Mentre me lo raccontava, quasi a volersi scusare, mi diceva “non vorrei averla umiliata…forse nella sua cultura è una cosa offensiva“. Io le volevo dire, “be’ certo, invece stare seduta in terra tutto il giorno a chiedere l’elemosina dev’essere proprio una cosa che ti riempe la vita di soddisfazioni“, ma già ero di malumore perché la Lazio non ha vinto e non volevo essere troppo polemico e così ho risposto solo “chissà“.

A volte però, penso proprio che non ce la possiamo fare.

Ingenui e malfidati

Siamo così. O se non lo siamo, ci diventeremo. Ingenui e malfidati. E più siamo ingenui, più crediamo a qualsiasi cosa, più cadiamo vittima di chi si approfitta della nostra buona fede. Allora diventiamo malfidati, cominciamo a vedere minacce dove non esistono, non ci fidiamo più di nessuno. Ci chiudiamo in noi stessi, ci inaridiamo e insieme ci indeboliamo, vediamo tutto nero.  Ma noi non vogliamo essere aridi, non vogliamo essere deboli, vogliamo ancora vedere una luce. E così ridiamo fiducia, magari proprio a chi non se la merita. Non crediamo al vicino, ma compriamo tappeti in tv. Non ci fidiamo di persone che conosciamo da anni, ma non ci perdiamo un oroscopo. Quando capiamo di aver riposto male la fiducia, ridiventiamo malfidati e il circolo ricomincia.

Ne parlavo con Matteo, il mio amico fornaretto, che somiglia a Johnny Deep e ha un punto di osservazione straordinario rispetto a tutto quello che succede nel quartiere. Il suo forno infatti è uno di quei punti nevralgici da cui tutti prima o poi passano. Gente, notizie, pettegolezzi, anticipazioni. E lui, sapientemente, tra una rosetta e una ciriola, tra un pezzo di casereccio e qualche pizzetta, raccoglie e rielabora. Gli ho detto che dovrebbe scrivere un libro. E non è detto che prima o poi non lo faccia.

Cliente A. “Matteo, mi dai una ciabattina. Però la voglio fresca, non come quella di ieri”.

Cliente B. “Matteo, mi dai tre schiacciate” “Quelle grandi le ho finite, mi sono rimaste queste piccole” “Ma lo so che là dietro ce le hai, è che non me le vuoi dare!

Cliente C. “Matteo, ce l’hai il pane azzimo, sai ho cominciato la dieta” “Ce l’ho, ma guardi che, non essendo lievitato, è più calorico di quell’altro” “Davvero? Va be’, ma tu dammelo lo stesso“.

Il cliente A praticamente gli ha appena detto che vende pane rifatto. Matteo ha un forno che, tranne il sabato, è aperto tutta la notte. Dalle 5 della mattina sale dalle scale un profumo per cui varrebbe la pena svegliarsi solo per una sniffata…perché dovrebbe vendere pane rifatto? Ma soprattutto, se è questo che pensi, caro Cliente A, perché continui ad andarci?

Il Cliente B invece, evidentemente, è convinto che Matteo non si alza ogni giorno alle 5 per vendere il pane che suo padre e suo zio fanno in piena notte. No! Chissà, forse pensa che lui in realtà stia lì per collezionarlo!

Sul cliente C non c’è molto da aggiungere. Io gli ho detto, “Matte’, ma il pane azzimo, non costa di più di quell’altro?” “Eh sì!” “Ma allora fatticazzituoi e daje ‘sto pane azzimo no!” Che, ammettiamolo, fra tutte le prelibatezze del forno di Matteo, non è che sia proprio il top. Ma sì, lasciamolo alle chiattone che pensano di dimagrire!