Imparando a volare

Non siamo nati per questo, ma fin dalla nascita lo sappiamo fare. E questa la cosa strana: forse dobbiamo solo ricordarcelo, forse l’abbiamo imparato in una vita precedente e non ce ne rendiamo conto. Quindi forse non abbiamo bisogn o di qualcuno che ce lo insegna, ma di qualcuno che ce lo ricordi.

Siamo esseri terreni, radicati al suolo come alberi, ma c’è quest’attrazione fatale che ci porta ad andare al di là, che non ci dà tregua, che ci spinge in maniera irresistibile, che ci porta a vincere le paure, che ci fa essere leggeri. La felicità è leggerezza, è saper stare a galla, senza affondare nei pensieri gravosi, anche là dove la ragione vorrebbe tirarci giù, risvegliando le nostre paure. E infatti è la paura ciò che ci rende pesanti. E’ lei che non ci fa sognare oltre, che ci sussurra in un orecchio “non ce la puoi fare, non è cosa per te”.

E così quando la mia amica Elena mi ha detto che c’era questo istruttore così bravo che riusciva a insegnare anche i bambini diversamente abili ho detto “ci voglio provare!”. Non sono più un bambino, ma in compenso sono diversissimamente abile. Direi che difficilmente ci può essere uno meno abile di me. A cinquantun’anni suonati voglio imparare anche io. Oppure voglio ricordarmi come si fa.

Non c’è sensazione
che si possa confrontare con questa
Animazione sospesa, uno stato d’estasi
Non riesco a distogliere il pensiero
dai cieli che girano in tondo
Muto per la paura e agitato
Solo un disadattato essere terreno, io.