Ragionare con il cuore (magari ascoltando i Pink Floyd)

Continuiamo a ragionare con il cuore perché siamo fatti di sangue, di ossa, muscoli, tendini, tessuti. Siamo una combinazione di sostanze chimiche e campi elettrici che muovono impulsi fisici e che determinano il nostro stato di salute fisica e mentale. Ma non siamo solo quello.

Per questo, come giustamente diceva qualcuno nei commenti al post di ieri, ci nutriamo anche con le orecchie. Perché siamo fatti anche di desideri, slanci, ansie, sogni, rimorsi, inquietudini, fantasie, illussioni, rimpianti, nostalgie, scommesse, speranze. E con quello che siamo ognuno di noi deve scalare la sua collina e deve farlo trovando la sua strada. Senza paura.

E per scalare la collina potremmo voler mangiare con le orecchie. Oppure camminare con le mani. Potremmo aver bisogno di risciacquare i polmoni, così da agevolare la salita. Potremmo dover bere con la mente, cantare con i piedi, guardare con il colon, ridere con il fegato. Scaleremo la collina, arriveremo in cima, ma ognuno a modo suo, perché non c’è una regola prestabilita. Non ci sono strade asfaltate, tutt’al più troveremo dei sentieri, ma sono appena accennati e non è detto che siano quelli più adatti a noi.

Ecco perché continuiamo a provare a ragionare con il cuore. E perché poi non dovremmo?

“Dici che la collina è troppo lunga da scalare. Dici che vorresti vedermi cercare di scalarla. Tu scegli il posto e io il momento. Ed io salirò la collina a modo mio. Devo soltanto aspettare il giorno giusto e poi spunterò dalle macchie d’alberi e dalle nubi, guarderò giù e saprò sentire il suono delle parole che hai detto oggi.”

 

Avete mai provato a mangiare con le orecchie?

Qualcuno dice che si mangia prima di tutto con gli occhi: se un piatto è ben guarnito, se le pietanze hanno un aspetto invitante ed appetitoso sicuramente mangeremo con più gusto. Il sapore di quello che si mangia però lo si coglie con l’olfatto: in effetti quando siamo raffreddati ogni cosa perde sapore, che sia pasta, carne o dolce, ci sembra di mangiare la stessa cosa. Anche la sensazione tattile è importante: una cosa morbida oppure croccante, il caldo di una minestra, il freddo di un gelato. E poi ovviamente c’è il gusto, che comprende e raccoglie tutti i dati che vengono dagli altri sensi.

L’unico che rimane escluso è l’udito. Eppure l’orecchio non è  certo da meno degli altri. Se ci pensate è semplicemente fantastico, riesce a percepire suoni, melodie, rumori, semplici vibrazioni, echi lontani. Ci fa orientare in un luogo buio, ci diletta con musiche e canti, facendoci cogliere sfumature ed accordi sublimi. Fra tutti quanti io penso sia il top, il numero uno, il più importante. Ma nessuno avrebbe mai la malsana idea di utilizzarlo per mangiare. Nessuno! E nessuno sano di mente pensa che questo sia una limitazione, sia un difetto dell’orecchio. Perché tutti sappiamo che per quanto sia perfetto, per quante capacità abbia, quella cosa lì non è proprio capace di farla.

E perché invece continuiamo a tentare di ragionare con il cuore?

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