La quarta fase del rincoglionimento

“Gli zii che siamo noi medesimi di persona vi mandano questo perché il giovanotto e’ uno studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo.”

Mi chiedo e vi chiedo. Secondo voi, la notizia, uscita nei quotidiani questa mattina, che la deputata pentastellata Maria Pallini abbia depositato una proposta di legge che prevede «il divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici» può essere considerata:

  • il desiderio di essere citata nella rubrica “Strano ma vero” della Settimana Enigmistica
  • la logica conseguenza di un partito che ha come leader un bibitaro non laureato e come portavoce un partecipante al grande fratello
  • lo specchio di una società che rifugge il merito, avendone di fatto accettato la sua irrealizzabile valorizzazione
  • la conseguenza di un uso eccessivo di alcol a stomaco (e testa) vuoto
  • l’invito ai nostri giovani migliori, neanche troppo velato, a emigrare al più presto

Stamattina il mio amico Pank su FB ricordava le tre fasi del rincoglionimento: nella prima lo sai solo tu, nella seconda lo sai tu e lo sanno gli altri, nella terza lo sanno solo gli altri. Purtroppo temo che arriveremo ad una quarta. Quella in cui non lo saprà più nessuno.

12 thoughts on “La quarta fase del rincoglionimento

  1. due premesse necessarie: sono laureata in tempo con il massimo dei voti e non ho nessuna simpatia per i Cinquestelle, l’attuale governo e la situazione di panico in cui versa la Penisola pero’:
    – ho 31 anni e ogni volta che ho fatto un colloquio, e in questi anni ne ho fatti moltissimi, a nessuno é mai importato il voto della mia laurea, piuttosto, cosa sapessi fare e in che modo l’avessi appreso
    – l’università non può’ essere il rifugio di tutti quelli che si diplomano e non sanno cosa fare, dovrebbe essere una scelta di amore per lo studio e di senso pratico, aperta a tutti all’ingresso ma più rigida nel passaggio da un anno all’altro; ancora di più in un mondo in cui un laureato in un’università telematica é equiparato a un altro
    – quanti laureati con 110e lode che ci hanno messo 10 anni a laurearsi conosci? io moltissimi, e onestamente, anche oggi, quando faccio la selezione di CV preferisco un laureato uscito dall’accademia nel tempo giusto ma che intanto abbia imparato a fare qualcosa
    – personalmente ritengo che i funzionari dello stato, proprio per il loro ruolo, debbano essere brillanti e capaci e non sono sicura che un numero sia in grado di scegliere una soglia minima di capacità di qualcuno
    detto questo:
    spero che il governo sprofondi in se stesso nel giro di 36 ore che hanno già fatto abbastanza danni per i prossimi 36 anni.

  2. Assolutamente d’accordo. La laurea non è e non può essere uno strumento automatico per arrivare al lavoro. Neanche uno strumento necessario, arrivo a dire. Conosco un sacco di non-laureati molto più in gamba di gente con il dott. davanti al cognome. Che però non conti nulla e addirittura sia ritenuta una discriminante negativa…be’, siamo all’assurdo! Sulla speranza che sprofondino che dire? Temo rimanga tale, almeno per un po’

  3. Più che il voto di laurea, il requisito dovrebbe essere l’attendibilità della stessa. Purtroppo è facile procurarsi il “pezzo di carta” in modi poco ortodossi, o presso università che tendono a favorire i figli degli amici o celano altre magagne di questo genere. In effetti, pare che si dibatta da lungo tempo persino sul valore legale della laurea, cioè sulla corrispondenza fra titolo di studio e lavoro. Tutta la questione è particolarmente spinosa, e in genere affrontata da tutti i partiti nella peggior maniera possibile. Personalmente, sogno un sistema d’istruzione che porti tutti i cittadini almeno a un certo livello, che riceva i fondi di cui ha bisogno e non solo le briciole, e il cui obiettivo non sia avviare a un mestiere – per quello dovrebbe esistere un apprendistato – ma creare cittadini consapevoli. Tutto il resto, dall’alternanza scuola/lavoro alla moltiplicazione degli indirizzi riducendo organici, ore e fondi, sono emerite boiate. La scuola è la scuola, e dovrebbe contare più di tutto. Disse quel tale di cui non ricordo mai il nome: “Se pensate che l’istruzione costi, provate con l’ignoranza”. Questo è il mio parere, detto molto in sintesi; suggerirei ai Cinque Stelle, e non solo a loro, di rivedere la propria politica sulla scuola – o anche solo di darsene una, dato che quasi nessuno ne ha parlato in campagna elettorale.

  4. L’importante è essere sempre più numerosi: per ottenere un risultato, bisogna lavorare a livello culturale, convincere quante più persone possibile della vitale importanza di un sistema d’istruzione funzionante e libero da condizionamenti – sopra tutto economici.

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