Qualcuno mangia un pipistrello in Cina e tu ti ritrovi a cantare “bella ciao” da un balcone

Come già osservava più d’uno, questa pandemia ha reso chiaro a tutti, ancora di più di quanto già non lo fosse prima, che viviamo in un villaggio globale. Mai come oggi possiamo sentire quanto profonde siano le interconnessioni fra le persone, le nazioni, i continenti: i confini esistono ormai solo nelle menti ristrette di certi politici da strapazzo, che mietono consensi nell’ignoranza e nelle paure delle persone.

Qualcuno mangia un pipistrello in Cina e tu ti ritrovi a cantare “bella ciao” da un balcone: come si potrebbe spiegare meglio l’eterogenesi dei fini? Che come spiegano i manuali di filosofia è quella teoria per cui la storia, il mondo, la realtà vanno avanti grazie a conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. A meno ché non siate complottisti da scie chimiche o non crediate a quel tipo con i capelli buffi che consigliava di curare il Covid iniettandosi l’amuchina in vena, abbiamo la prova evidente che un fatto occasionale, completamente non intenzionale, ha determinato una serie di conseguenze inimmaginabili fino a pochi mesi fa.

Un po’ come quel genovese che cercava un’altra via della seta e si trovò a scoprire un nuovo continente, non sempre le nostre azioni hanno le conseguenze che immaginavamo, quelle che avevamo pianificato. Qui (ma non solo qui), sbagliava anche il mio amico Marx: secondo lui il peggior architetto era comunque più avanti rispetto all’ape migliore proprio per la capacità dell’uomo di visualizzare con precisione i propri progetti. La realtà è diversa. La realtà e che puoi anche avere il miglior progetto del mondo, ma se nel realizzarlo poi viene fuori tutt’altra cosa, come la mettiamo?

Perché la realtà è quasi sempre più complicata di come la pensiamo noi (in realtà a volte è più semplice e siamo noi a complicarla troppo, ma questo aspetto adesso ci porterebbe fuori discorso). Le conseguenze delle nostre azioni arrivano spesso molto più lontano di come avevamo programmato e a volte in direzioni inimmaginabili. Per questo dovremmo provare a volerci bene l’un l’altro, esercitando l’antica arte della pazienza reciproca. Per questo dovremmo imparare a chiedere scusa. Ed infine, dovremmo sempre ringraziare la nostra buona stella.

I’m so much closer than
I have ever known
Wake up
Better thank your lucky stars
Well, I’m so much closer than
I have ever known
Wake up
Better thank your lucky stars

7 thoughts on “Qualcuno mangia un pipistrello in Cina e tu ti ritrovi a cantare “bella ciao” da un balcone

  1. A volte mi chiedo se quel simpatico signore con i buffi capelli non sia in realtà un mattacchione con un grande senso dell’umorismo peccato che noi non lo capiamo.

  2. Èl’imprevedibilità dei sistemi complessi. Detto in due parole è l’effetto farfalla. Una farfalla batte le ali a Pechino(in questo caso un pipistrello) e a New York(o nel resto del mondo) arriva la pioggia invece del sole.(o una pandemia).
    😊 

  3. Bel post, sono d’arccordo con tutto quello che hai detto… ma credi che, alla fine, “la gente” capirà tutto questo o ci ritroveremo sempre allo stesso punto? A dare addosso ai migranti invece che lavorare insieme per questo mondo?

  4. Pingback: Qualcuno mangia un pipistrello in Cina e tu ti ritrovi a cantare “bella ciao” da un balcone — Viaggi Ermeneutici – Evaporata

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