Essere vivi

Essere vivi implica indignarsi per le nefandezze che accadono intorno a noi, le ingiustizie impunite, le prepotenze gratuite, le offese più o meno volontarie.

Essere vivi comporta soffrire per le proprie e le altrui incapacità, per gli sforzi inutili, per i tentativi ripetuti, per i riconoscimenti negati, per gli obiettivi sfumati.

Essere vivi vuol dire sentire il dolore sulla pelle e sotto, il dolore dell’assenza, quello che brucia e non si placa, che non ha ristoro neanche quando dormi.

Essere vivi significa non arrendersi all’ineluttabile, lottare e lottare ancora, non arrendersi alla stanchezza e all’incertezza di quello che succederà domani.

Essere vivi significa avere a che fare con persone fastidiose, stupide come oche ubriache e simpatiche come Adani che fa la telecronaca dell’Argentina.

Essere vivi è una gran fatica. Soprattutto quando i ragazzi dell’estate ormai sono andati via. Ma l’alternativa, vi assicuro, è molto, molto peggio.

16 thoughts on “Essere vivi

  1. Concordo in gran parte con ciò che scrivi con una mia nota a margine, consentimi: ho imparato ad ignorare le offese gratuite, respingendole al mittente, non ci si riesce con tutte, però…

  2. «Essere vivi implica indignarsi per le nefandezze che accadono intorno a noi»… ricordo i tuoi articoli di un paio di anni fa quando non sembravi indignato per certe precise nefandezze che ora stanno causando morti su morti e effetti collaterali quali cecità e danni permanenti… beh, sbagliando, forse, s’impara… 🙂

  3. Le nefandezze emergono quando chi non sa pensa di aver diritto di dire la propria. I danni del suffragio universale, per cui uno vale uno, lo scienziato e l’ignorante che hanno lo stesso peso. Quanto ai morti e agli effetti collaterali forse sulla terra piatta, qui da noi non se ne vedono. Invece si vede gente che continua a morire per questo maledetto virus e perché ancora c’è gente che non si vaccina

  4. « Quanto ai morti e agli effetti collaterali forse sulla terra piatta, qui da noi non se ne vedono. ».
    Egr. sig. Romolo Giacani, la ringrazio molto per le sue preziose informazioni. Non so cosa sia la terra piatta, in compenso so di molte persone che vivono beati, forse senza saperlo, nel “Paese dei bugiardi” descritto da Rodari e in quello di “1984”, capolavoro di Orwell. Con molti cordiali saluti.

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